L’operazione di scafocefalia del piccolo Christian.

L'operazione di scafocefalia del piccolo Christian.

Nel precedente articolo abbiamo raccontato la storia di Eleonora, che dopo un lungo iter scopre che il suo piccolo Christian è affetto da craniosinostosi, in particolare la patologia di questo bambino viene descritta come scafocefalia. Puoi leggere la sua storia qui. Il suo racconto, ha raggiunto migliaia di persone. Tutte sono rimaste vicine a questa famiglia, che nei giorni successivi avrebbe dovuto affrontare l’intervento del piccolino. Vi lascio al suo racconto. Eleonora spera così di far conoscere a più persone possibili questa patologia e aiutare tante altre mamme che devono affrontare lo stesso percorso.

Scafocefalia. L’intervento del piccolo Christian.

Eccoci qui, il giorno tanto temuto è arrivato, il giorno del ricovero. E’ una bella giornata, è il 25 novembre.

Quando arriviamo in ospedale, dopo qualche ora di attesa ci danno la stanza. Entrare lì è stato devastante, ma allo stesso tempo mi ha dato una forza disumana perché, credetemi, entrare in reparti pediatrici e vedere bimbi con mille patologie diverse che continuano a sorridere e giocare, come se niente fosse, è disarmante, ti fa capire quanto l’innocenza nasconda una forza fuori dal normale.

Ma torniamo a noi, ci prepariamo al digiuno per la tac del giorno successivo e il mio Chry, nonostante sia un gran mangione è stato fortissimo. Il giorno seguente ci portano a fare la tac e Christian deve fare l’anestesia per stare fermo. Decido di accompagnarlo io dentro e lascio fuori mio marito, forse avrei fatto meglio a far entrare lui, ma va bene così. Lo metto sul lettino della tac, mi dicono di tenere forte le sue braccia, gli mettono la mascherina. Lui si dimena, mi guarda come per chiedere aiuto e in pochi secondi si lascia andare. Scoppio in lacrime, esco di lì lasciando il suo corpicino inerme in quel lettino e nella mia mente riaffiorano mille pensieri, mille paure, mille domande che non trovano un perché. Finita la tac, Christian continua a dormire, lo stuzzicano, lo pizzicano, ma lui non ne vuole sapere di svegliarsi, forse ha tanto sonno oltre che fame, decidiamo allora di lasciarlo dormire. Passa tutta la sera a dormire, si sveglia una sola volta durante la notte e subito lo attacco al seno, mangia e si riaddormenta.

Quella notte, io invece non ho chiuso occhio, sono rimasta a guardarlo e coccolarlo come se fosse la prima volta che lo vedevo, ho studiato ogni centimetro del suo corpo. Ho guardato in lui cose che normalmente non guardavo, osservo mio figlio in tutta la sua immensità.

Arriva il 27 novembre, il sole trapassa le tapparelle della camera, in reparto si ricomincia con il solito via vai di infermieri che corrono, bimbi che piangono, mamme che stanche passeggiano i bimbi nei corridoi.

Sveglio Chry, gli faccio la doccia e gli metto il pigiamino da sala operatoria.

Anche mio marito ha passato la notte in bianco ed è corso da noi alle 6.30 del mattino. Cerchiamo allora di goderci serenamente quei momenti prima di portarlo su. Passano le ore e finalmente ci vengono a prendere. Decido di far entrare mio marito in sala operatoria, io credo che non sarei riuscita a sopportare tanto.

Lui un omone forte, grosso, sempre con il viso rigoroso, prende il nostro cucciolo e si lascia alle spalle me e le porte di quella sala. Entro in panico, inizio a piangere a singhiozzi, vorrei correre dentro e riprendermi il mio Chry. Passano forse cinque minuti che a me sembrano ore, si aprono le porte e mio marito esce da lì in lacrime, lui che in tutto questo tempo è stato freddo, mi prende e mi stringe al suo petto sussurrando tra la lacrime “lo superiamo, Chry è una roccia”. Restiamo così per un bel pò di tempo, abbracciati, in assoluto silenzio.

Sono le 14.00, il tempo scorre lentissimo.

Ci sediamo in sala d’attesa e per fortuna arrivano a farci compagnia Alessandra e suo marito, una mamma che ho conosciuto online ed ha affrontato lo stesso percorso un anno fa. Erano lì per una visita di controllo del loro cucciolo.

Passano tre ore, esce un medico, ci chiama e ci dice che stanno iniziando l’intervento.

Torna l’ansia, ma con la compagnia il tempo scorre più veloce. Dopo altre tre ore sentiamo il nostro nome, corriamo dal medico, ci rassicura:

“E’ tutto finito, l’intervento è andato benissimo, non avete un figlio, avete un TORELLO signori!”.

L’operazione di scafocefalia del piccolo Christian. Il post intervento.

operazione scafocefalia

Gli stringo la mano e lo ringrazio con le lacrime agli occhi, pochi minuti e quelle porte si aprono. Davanti un letto, al centro un fagottino tutto intubato, piagnucola ma ancora è sotto anestesia, lo bacio come se fosse il primo bacio tra noi, lo accompagno in terapia intensiva. Il mio cuore è fermo, se mi dovessero pungere non uscirebbe una sola goccia di sangue. Dopo poco Christian si sveglia, piange, è molto debole, mi chiama, dice “MAMMA“. Mi piombo immediatamente, gli prendo la mano e gli sussurro che sono lì, lo ripete ancora una volta, ma sentendo la mia voce si agita, i macchinari iniziano a suonare, le infermiere corrono e mi consigliano di non farmi sentire perchè la saturazione sale alle stelle quando mi sente. Decido, allora, di allontanarmi, esco da quella stanza e lo lascio con il papà, vado a fare una passeggiata.

La gente mi guarda strano, ho la faccia stanca, gonfia dalle lacrime versate. Alle 22.30 torno a salutarlo e di nuovo si agita nel sentirmi, decidiamo di andare all’alloggio per provare a riposare. Il giorno seguente avremmo potuto coccolarlo come desideravamo.

Alle 7.30 del mattino mi squilla il telefono e mi prende il panico.

E’ l’ospedale, ” Signora P.? La volevamo avvisare che Christian ha passato la notte alla grande e lo stiamo preparando per tornare in reparto, abbiamo staccato l’ossigeno”.

Corro a prepararmi, chiamo il taxi e mi precipito in ospedale insieme a mio marito. Non so quanto tempo è passato, ma dopo poco ci portano in reparto, mettono Chry nella culla. Lui mi guarda e, come per magia, mi fa uno dei suoi splendidi sorrisi. Il mio cuore riprende a battere come una volta, lo bacio, lo coccolo, ma ho il terrore di prenderlo in braccio perchè in testa ha un casco di garze gigante, il drenaggio che esce dalla testa, il catetere e una cannula con due tubicini per le flebo nel collo. I primi giorni sono stati i peggiori, lui soffriva, piangeva, ma sono passati veloci. Tutti entrano in stanza a vederlo, dicono che sia fantastico il fatto che non si sia gonfiato in viso, ne gli si siano formati dei lividi.

Lui dispensa sorrisi a tutti, lo chiamano il TORELLO, è forte e sono sicura che le preghiere di tutte le persone che hanno seguito la nostra storia abbiano funzionato.

scafocefalia neonati

Il 5 dicembre ci dimettono, si rientra a casa, ancora ha i punti, ma sta alla grande. Si lamenta raramente, a parte per il prurito che di tanto in tanto si fa sentire.

 

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