Batterio Killer Mosca: procedure rigorose contro le infezioni in Tin

Batterio Killer Mosca: procedure rigorose contro le infezioni in Tin

Per garantire la sicurezza delle cure nelle 115 Terapie Intensive Neonatali italiane ( dopo il caso del batterio killer di Borgo Trento Verona della contaminazione dell’acqua) sono necessari comportamenti corretti e competenze ospedaliere multidisciplinari.

Così afferma nelle ultime ore la SIN:

“La Società Italiana di Neonatologia (SIN) è molto vicina alle famiglie dei piccoli nati prematuri deceduti a seguito dell’infezione da Citrobacter contratta presso l’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona ed ai genitori degli altri neonati colpiti da questo batterio killer. Il pensiero va anche a tutto il personale sanitario coinvolto che quotidianamente, con costante impegno, professionalità e dedizione si occupa delle cure di questi piccoli neonati, considerati come figli”.

Lo dice il presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca.  

Ricordiamo che il Citrobacter era stato individuato in un lavandino, nell’ acqua neonati dell’Ospedale Verona Borgo Trento, focolaio anche di altri pericolosi agenti patogeni.

Sulla vicenda indaga la procura. ci sono in tutti 96 i bambini colpiti, 9 hanno riportato danni cerebrali permanenti.

Tutta colpa dell’acqua insomma. Chi l’avrebbe mai potuto immaginare!

L’acqua rubinetti dell’ospedale era fonte di malattia e morte. Così ha stabilito la relazione di una Commissione esterna ispettiva attivata dalla Regione Veneto che ha scovato il batterio Citrobacter koseri – ormai noto come il batterio dell’acqua-. sui «rompigetto di alcuni rubinetti e sulle superfici interne ed esterne dei biberon» nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento a Verona.

 

acqua verona batterio killer

Bimbi in ospedale: il caso dell acqua con il Batterio Killer

A fronte di questa drammatica vicenda, la SIN sottolinea che le 115 Terapie Intensive Neonatali (TIN) presenti in Italia dispongono di attrezzature all’avanguardia ed offrono elevati standard di sicurezza e di qualità delle cure, come testimoniano i tassi di mortalità neonatale tra i più bassi al mondo. 

L’infezione di un neonato non necessariamente vuol dire ‘mal practice’ (come ormai è stato categorizzato l’Ospedale di Verona a causa del batterio killer): i nati prematuri sono pazienti critici e fragili, con difese ridotte, spesso ricoverati in terapia intensiva e quindi sottoposti a procedure diagnostico-terapeutiche invasive che aumentano il rischio infettivo.

In questo contesto, la SIN lavora da sempre nel campo della prevenzione, ponendo grande attenzione alla formazione continua di medici e infermieri, ben consapevoli che le infezioni costituiscono una costante minaccia per i nati pretermine, proprio in relazione alla loro fragilità.

 “Un neonato prematuro è estremamente vulnerabile e purtroppo esposto all’attacco di germi, apparentemente innocui, ma che nel suo caso possono causare gravissimi problemi. Procedure standard, volte a garantire la massima sicurezza nelle cure, come ad esempio il lavaggio delle mani o l’attenzione nella gestione dei cateteri, sono applicate con scrupolo nei reparti e sono state ulteriormente rafforzate per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19. La SIN ha ad esempio diffuso nei mesi scorsi un protocollo per il corretto utilizzo dei telefoni cellulari in TIN, rivolto sia ai genitori che agli operatori. Ma tali procedure a volte purtroppo non bastano”,

aggiunge Mosca.

La SIN, in attesa dell’esito delle indagini sul batterio killer, ancora in corso, che chiariscano le eventuali responsabilità degli eventi verificatisi, pur comprendendo i sentimenti e le emozioni delle persone coinvolte, condanna con fermezza le inqualificabili minacce rivolte a medici ed infermieri, che svolgono sempre il loro lavoro nell’esclusivo interesse dei neonati, chiedendo di evitare processi sommari e di attendere la conclusione delle inchieste.

“Le infezioni non si prevengono solo con i comportamenti corretti del personale sanitario ma è anche necessario dotare le TIN di adeguate risorse umane e strumentali e programmare il meticoloso e regolare controllo ambientale (aria, acqua, igiene delle superfici e delle attrezzature), con il coinvolgimento delle preposte competenze ospedaliere multidisciplinari”, conclude il Presidente della SIN. “La prematurità è una malattia grave e le infezioni in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) costituiscono un pericolo reale e costante per i nati pretermine, anche quando sussistono e sono garantite tutte le condizioni di sicurezza. La battaglia contro le infezioni è una battaglia difficilissima che può essere affrontata al meglio soltanto quando tutte le componenti ospedaliere giocano la propria parte”.

 

 

Se l’articolo ti è piaciuto condividilo sui tuoi social. Ci aiuterai a crescere!

Visita anche il profilo Instagram e la pagina Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *