giovedì, Ottobre 28, 2021
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Tricotillomania: cos’è, sintomi, cura

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tricotillomania

La tricotillomania, è un disturbo psicologico, noto anche come TTM, tricomania o disturbo da strappamento di peli, che si riconosce da un irrefrenabile bisogno di strapparsi capelli e/o peli di qualsiasi altra area del corpo, per ragioni non estetiche.

La tricotillomania cos’è

La tricotillomania è stata riconosciuta come disturbo mentale e comportamentale, una variante specifica del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) sulla base della ripetitività e della natura compulsiva dello strapparsi i capelli e per il fatto che lo strappo è generalmente ritualizzato e limitato a luoghi, giorni e momenti ben precisi e specifici per il singolo individuo. Il termine è stato coniato nel 1889 dal dermatologo francese François Henri Hallopeau, che usò la parola per descrivere una condizione esibita da un suo giovane paziente che si era strappato ciocche di capelli (Cit. Wikipedia).

La tricotillomania cause e chi ne soffre

Le cause della tricotillomania sono ancora sconosciute, o comunque non vi è una sola causa identificata per spiegare questo disturbo. Si ipotizza che la tricotillomania possa derivare da una serie di fattori genetici, ormonali ed ambientali. Comunque, la spiegazione più comune è legata a motivi di ordine psicologico. La maggior parte delle persone con tricotillomania presenta anche altri disturbi, tra cui depressione, stress ansia o disturbi alimentari. La tricotillomania può manifestarsi a qualsiasi età, ma la fascia più colpita è quella tra i 9 e i 13 anni. È molto diffusa anche nei bambini tra i 2-6.

La tricotillomania segnali e sintomi

Tra i segnali legati alla tricotillomania, troviamo:

  • torcere ripetutamente capelli o peli, tirandoli fino a strapparli
  • perdita importante di capelli o peli
  • ciglia o sopracciglia rade o mancanti
  • i peli o capelli, una volta strappati vengono utilizzati per giocarci, una sorta di antistress, in alcuni casi chi ne è affetto arriva anche a mangiare i capelli

La maggior parte delle persone affette da tricotillomania:

  • Cerca di negare o di minimizzare l’atteggiamento
  • avverte una crescente sensazione di tensione prima di tirarsi i capelli, a cui segue poi un senso di sollievo, piacere o soddisfazione una volta avvenuto lo strappo
  • prova imbarazzo o vergogna derivante dalla perdita di capelli

La tricotillomania conseguenze

La conseguenza più evidente e comune della tricotillomania sono i danni causati al capello e al cuoio capelluto e la comparsa di aree di alopecia di estensione e diffusione variabile. Inoltre, se tale comportamento prosegue per un lungo periodo, la tricotillomania può rendere i bulbi piliferi atrofici, col rischio che la funzionalità del follicolo venga irreversibilmente danneggiata. Strappare e tirare continuamente i capelli, inoltre, può recare danni alla cute, come escoriazioni, dermatiti o infezioni.

Virus sinciziale: sintomi, come si cura, ricovero Vittoria Ferragni

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virus sinciziale

In questi ultimi giorni si sta parlando molto del virus sinciziale nei bambini. Si tratta di un virus responsabile di infezioni delle alte e basse vie respiratorie, che sta causando moltissimi ricoveri tra i più piccoli, scatenando polmoniti e bronchiolite. Si tratta di un virus non nuovo tra i bambini, ma che, a differenza degli altri anni, secondo la Sip (Società italiana di pediatria), quest’anno si è manifestato con circa due mesi di anticipo rispetto agli anni passati. Il virus, in se per se, può colpire anche gli adulti, ma i soggetti più a rischio sono i bambini nei loro primi anni di vita. Vediamo insieme quello che c’è da sapere e come riconoscerlo.

Virus sinciziale cos’è

Il virus respiratorio sinciziale (VRS) è un virus molto comune che attacca l’apparato respiratorio, e circola anche nella popolazione adulta, ma in particolare colpisce i bambini.

Virus sinciziale campanelli di allarme

I campanelli di allarme per riconoscere il virus possono variare dal respiro affannoso e inappetenza. Tutti segnali da non sottovalutare e di cui è importante aggiornare tempestivamente il pediatra. I sintomi del virus sinciziale possono essere facilmente confusi con quelli di una qualsiasi altra infezione respiratoria virale, ad esempio:

  • raffreddore
  • tosse secca
  • febbre
  • difficoltà a respirare
  • apnea (nei neonati)

Si tratta di segnali che se non riconosciuti in tempo possono comportare il peggioramento della salute del bambino, per questo è importante informare il pediatra che valuterà le condizioni del piccolo e un’eventuale ricovero in ospedale per accertamenti. Negli adulti, che non presentano particolari patologie, e nei bambini più grandi, il virus può presentarsi ugualmente ma in forma più leggera.

Virus sinciziale come si cura

Attualmente non esiste una cura univoca per debellare e contrastare questo virus. Sicuramente, sarà il pediatra a fornire ai genitori le giuste indicazioni peer prendersi cura del bambino. La cosa importante è idratare il piccolo correttamente, assicurandosi che assuma liquidi a sufficienza.

Virus sinciziale prevenzione

Trattandosi di un virus che intacca le mucose di naso, bocca e occhi, il contagio può avvenire in presenza di una persona affetta che durante un semplice starnuto diffonde il virus. Per questo, è importante cercare di prevenire la diffusione, seguendo alcune accortezze:

  • lavare spesso le mani
  • evitare di strofinarsi occhi e naso con le mani non pulite
  • mantenere una certa distanza da persone che mostrano sintomi influenzali

Virus sinciziale ricovero Vittoria Ferragni

Come già detto, si tratta di un virus già noto e diffuso tra i più piccoli. In questi giorni si sta parlando molto di questa patologia a seguito del ricovero in ospedale di Vittoria Ferragni, la secondogenita della coppia Chiara Ferragni e Fedez. La piccola di 6 mesi era già stata ricoverato in ospedale per delle analisi, ma attualmente sembra aver avuto bisogno di una secondo ricovero proprio a causa di questo virus che l’ha portata ad avere problemi respiratori e disidratazione. Virale è diventato lo scatto della piccola, coccolata tra le braccia della mamma, con un messaggio d parte della famosa influencer di non abbassare la guardia da questo virus.

10 benefici dell’allattamento al seno

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È stato ampiamente riconosciuto che l’allattamento al seno è un gesto che fa bene sia al bambino che alla mamma. Infatti, il latte materno, contiene diversi nutrienti e proprietà che permettono al bambino di svilupparsi in maniera corretta e di essere protetto da molteplici malattie. Inoltre, rappresenta un momento di intimità e dolcezza tra la neomamma e il suo piccolo. In poche parole, per i nascituri allattare al seno materno non può che essere un’attività positiva per il suo sviluppo e per la sua crescita. Tuttavia, è bene precisare che l’allattamento prolungato potrebbe causare anche il capezzolo screpolato, il che può essere piuttosto fastidioso se non curato adeguatamente.

Che vantaggi offre allattare al seno?

I vantaggi che derivano dall’allattamento al seno sono davvero tantissimi, anzi, sarebbe quasi impossibile elencarli tutti.

Ad ogni modo, eccone alcuni:

  1. Pratico ed economico: il latte materno che fuoriesce dal seno è “pronto all’uso”. Non serve prepararlo e riscaldarlo, ma il bambino, attaccandosi al seno, lo assume già alla temperatura giusta. In più, non costa nulla, è sempre disponibile e non deve essere integrato con altro. Nei primi sei mesi di vita del bambino, infatti, non serve nemmeno l’acqua.
  2. Ricco di nutrienti: appena dopo il parto, il seno delle neo mamme iniziano a produrre del latte. Il latte dei primi cinque giorni di vita, viene chiamato colostro, e contiene gli anticorpi necessari a proteggere il neonato. Nei giorni successivi, invece, si forma la montata lattea, dalle caratteristiche differenti, che si adattano alle necessità del bambino.
  3. Favorisce il benessere della mamma: l’allattamento aiuta l’utero a tornare alle sue dimensioni originarie e previene le emorragie. In più, favorisce la perdita dei kg in eccesso, accumulati durante la gravidanza.
  4. Previene le patologie della mamma: è scientificamente provato che le mamme che praticano allattamento al seno, hanno un rischio inferiore di sviluppare tumore al seno e all’utero prima della menopausa e di soffrire di osteoporosi con l’avanzare dell’età. Infatti, il latte, produce calcio che rinforza le ossa.
  5. Protegge il sistema immunitario del bambino: il latte materno è ricco di anticorpi che permettono uno sviluppo ottimale del sistema immunitario. Inoltre, riduce il rischio di allergie e di insorgenza di diabete giovanile ed obesità.
  6. Produce ormoni della felicità: allattare al seno influisce positivamente sull’umore, aiuta a combattere la depressione post parto e favorisce il benessere psichico. Questo, perché il latte materno stimola la produzione di ormoni.
  7. Stimola l’intelligenza del bambino: alcuni studi recenti sembrano indicare una correlazione tra l’allattamento al seno e lo sviluppo dell’intelligenza dei bambini. Questo, perché i bambini allattati al seno, sviluppano una certa intimità fisica ed un contatto visivo con la mamma, che incrementa lo sviluppo celebrale.
  8. Valido aiuto per i prematuri: i bambini prematuri necessitano di latte materno non solo come nutrimento, ma specialmente per sviluppare ancora meglio le difese immunitarie, che sono più deboli rispetto a quelle dei bambini nati al nono mese.
  9. Allunga la vita: secondo molteplici studi, i benefici dell’allattamento al seno nei primi 1000 giorni del neonato, si protraggono durante tutta la vita del bambino e dell’adulto, prevenendo l’insorgenza delle malattie.
  10. Stimola il riposo: dopo aver mangiato dal seno della madre, il bambino (o la bambina) tende a rilassarsi il che lo aiuta ad addormentarsi più velocemente.

Il bambino è pronto per iniziare lo svezzamento? Alcuni consigli

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Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo svezzamento dei bambini dovrebbe iniziare una volta compiuti i sei mesi. Solo una volta superata questa fascia di età, si può parlare di passaggio dall’alimentazione, fatta solo di latte, a quella complementare. È giusto però ricordare che i bambini non sono tutti uguali e hanno tempi diversi. Per questo, è necessario capire bene le necessità del piccolo e se è pronto per affrontare questo passaggio.

Il bambino è pronto per iniziare lo svezzamento?

Iniziare lo svezzamento è un passaggio importante, che segna anche un cambiamento non solo nei cibi che si mangiano, ma proprio anche nello stile e nella postura. Ad esempio, non si mangerà più semi sdraiati e in braccio, ma seduti. I bambini inizieranno a sviluppare anche la masticazione, anche con le sole gengive, che fino ad allora non gli è servita, insomma non è un passaggio così scontato.

Il bambino è pronto: ecco alcuni segnali

  • Perdita del riflesso di estrusione, cioè il bambino non tira più fuori la lingua come faceva per la suzione
  • Riesce a stare seduto dritto sul seggiolone, senza afflosciarsi o pendere da una parte
  • Ha sviluppato una coordinazione occhi, mano e bocca, è cioè in grado di agganciare un oggetto con lo sguardo, prenderlo con le mani e portarlo alla bocca
  • interesse al cibo che si trova a tavolo, quindi anche per quello dei propri genitori. Per questo, il consiglio è sempre quello di coinvolgere il bambino durante i pasti e farlo sedere a tavola insieme ad altre persone
  • Il cibo, deve essere tagliato in sicurezza per la sua salute
  • In ogni caso, si consiglia ai genitori e a chi passa del tempo con il bambino di fare un corso di distruzione pediatrica

E se il bambino non vuole abbandonare il latte?

La cosa importante è parlare con il pediatra della scelta di passare allo svezzamento e seguire le indicazioni. I bambini devono comunque abituarsi a questo passaggio che ovviamente richiede tempi diversi. Molti bambini, soprattutto nel primo anno di vita, possono fare fatica ad abbandonare un’alimentazione prevalentemente lattea. In ogni caso, non bisogna preoccuparsi, è però necessario parlarne con il pediatra che valuterà come colmare eventuali carenze alimentari, qualora ce ne fossero.

Gioielli con il latte materno: come realizzarli

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gioielli con il latte materno

Il latte materno è, da sempre, considerato un elemento molto importante per il bambino e per la sua crescita. Molto spesso, è proprio il latte materno a fare da collante nella relazione tra il bambino e la sua mamma, il momento dell’allattamento è un momento unico, che, anche se difficile, viene vissuto con molta emozione. L’inizio del svezzamento, che segna, pian piano, il distacco del bambino dall’allattamento al seno, viene sempre circondato da dubbi e perplessità. Ci si domanda spesso fino a che età è giusto continuare ad allattare il proprio bambino e in che modo togliere il seno senza creare traumi al piccolo. Le stesse mamme possono avere difficoltà nel prendere questa decisione, in quanto si apprende la consapevolezza che il proprio bambino sta crescendo e acquisendo la propria autonomia. Quindi, sono in molte a cercare alternative nell’utilizzo del latte materno, c’è chi decide di donarlo, magari a qualche ospedale, e chi invece di conservalo. Stanno prendendo ormai, sempre più piede, i gioielli realizzati con il latte materno. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Gioielli con il latte materno come si realizzano

I bambini, si sa, crescono in un attimo. Sono gli stessi genitori a cercare di conservare più ricordi possibili dell’infanzia del loro piccolo. Foto, disegni, impronte di mani e piedi, tutto pur di non perdere nemmeno un momento. Da qualche anno, stanno riscuotendo sempre più successo, i gioielli realizzati con il latte materno. Ovviamente, il latte viene fornito dalla mamma in questione e il prezzo dei gioielli possono variare in base alle dimensioni e agli accessori utilizzati. La lavorazione deve essere eseguita con precisione e da persone competenti.

Ma come funziona?

La mamma che desidera avere un ricordo unico e originale, non deve fare altro che contattare un’azienda che realizza questi gioielli e inviare un campione del proprio latte. È importante chiedere loro come deve essere spedito questo campione e in che quantità, ovviamente in base alla distanza e ai tempi di lavorazione. Una volta giunto a destinazione, il latte materno che viene poi solidificato (facendogli assumere diverse forme), immerso e sigillato nella resina e trasformato in ciondolo, braccialetto, collana, anello o altro!

Gioielli con il latte materno prezzo

Si tratta di un gioiello unico e irripetibile, quindi un pezzo raro. I prezzi possono variare dai 50 euro fino anche a superare i 100 euro. Dipende tutto anche dalla lavorazione che ne consegue e dal gioiello che si intende realizzare, quindi materiale e accessori.

Primi freddi: come vestire i bambini

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primi freddi

L’abbigliamento dei bambini è da sempre oggetto di discussione all’interno di una famiglia. Chi sostiene che faccia caldo, chi sente particolarmente freddo, ed ecco qui che nella maggior parte dei casi non si sa come vestire i bambini, sia in casa che all’aperto. I bambini, del resto, soprattutto se piccoli non sono in grado di esprimersi a riguardo, difficilmente un bambino di 2-3 anni si avvicinerà a un genitore manifestando il caldo o il freddo, di propria iniziativa. In questo mese poi che siamo appena usciti dall’estate, con le sue temperature calde, e siamo in una stagione di mezzo, quindi non ancora invernale, dove si alternano giornate più calde e altre con temperature più basse, risulta ancora più difficile trovare una chiave di lettura che vada bene per tutti, sull’abbigliamento adatto per i bambini. I primi freddi sono arrivati e con essi anche i primi raffreddori e malanni, quindi vediamo insieme come poter vestire un bambino in questo mese dell’anno.

Primi freddi: come capire se un bambino ha caldo o freddo

Come già detto, un bambino di 2-3 anni si avvicinerà a un genitore manifestando il caldo o il freddo, di propria iniziativa. Quindi, sta ai genitori cercare di capire le condizioni generali del piccolo. Molto spesso, come parametro si tende a considerare la temperatura delle mani. Mani fredde corrispondono a un bambino che sente freddo, ma assolutamente non è così. Le mani, soprattutto nei bimbi piccoli, non sempre sono in movimento, per questo sono le estremità che tendono a raffreddarsi al di là della temperatura percepita dal bambino. Quindi, per una misurazione più corretta, è necessario sentire la nuca del bambino e infilare una mano lungo la schiena. Da lì, potrete capire se il bambino sta soffrendo il caldo, quindi lo troverete sudato, oppure se la temperatura è adatta. Se, al tatto, queste parti del corpo risulteranno calde, per esclusione saprete che il bimbo non ha freddo; se, al contrario, nuca e schiena vengono percepite o troppo fredde o troppo calde, sarà necessario coprire o svestire vostro figlio. Questa prova è valida anche per i neonati.

Primi freddi: come vestire i bambini

Non perché parliamo di bambini piccoli allora l’attenzione nel coprirsi deve essere diversa. La strategia migliore è quella di adottare un abbigliamento a strati, il cosiddetto abbigliamento a cipolla, piuttosto che passare direttamente a un capo pesante con il rischio di sudare. Privilegiate le felpe con la zip, così da poterla eventualmente togliere in caso di temperature elevate. Non dovrebbe mai mancare la canottiera, importante per assorbire il sudore del bambino, evitando così di incappare in colpi di freddo. Evitare, invece, la lana, anche perché i bambini sono sempre in movimento e il rischio di sudare è già di per se molto alto. Privilegiate, indumenti di cotone.

 

 

Tortino di zucchine: facile e veloce

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tortino di zucchine

Quante volte, sarà capitato alle mamme di dover preparare il pranzo e la cena in fretta e furia e non avere il tempo per poter pensare a degli alimenti differenti per adulti e bambini? Del resto, si sa, i bambini, dovrebbero imparare a mangiare anche le cose “da grandi”, sempre rispettando la loro sicurezza e la genuinità degli ingredienti. Cosa, tra l’altro, che sarebbe indicata anche per l’alimentazione degli adulti. Molto spesso le mamme si preoccupano che in casa ci sia sempre qualcosa di pronto e salutare indicato per i piccoli e che non mangino volentieri le verdure. Ecco, dunque un modo per unire entrambe le cose, una ricetta facile e con verdure. Oggi vi consigliamo anche un pasto completo, adatto sia per i bambini che per gli adulti: il tortino di zucchine. Un piatto unico e veloce che metterà d’accordo tutta la famiglia. C’è anche da dire che una volta presa confidenza con la preparazione de piatto, il ripieno potrete preparato come volete e in base a quello che avete in casa. A volte, una preparazione facile, veloce e “svuota frigo” può rivelarsi migliore del previsto. Vediamo insieme qualche consiglio utile.

Torta salata con zucchine e pancetta ingredienti

  • 700 g di zucchine (pulite)
  • 150 g di latte
  • 3 uova
  • 40 g di burro
  • 1 cucchiaino di sale
  • un pizzico di pepe nero
  • 100 g di pangrattato
  • 100 g di parmigiano

Tortino di zucchine

La preparazione è talmente semplice che chiamarla ricetta potrebbe sembrare esagerato, ma è giusto dire che non sempre per preparare piatti buoni bisogna essere uno chef, dunque, procediamo per gradi. Il tutto si facilita ancora di più se avete a disposizione un robot da cucina.

  • Prendete le zucchine, lavatele per bene sotto l’acqua corrente e, dopo aver tolto i due estremi, potete passare a pelarle. Una volta pronte, tagliatele a tocchetti, della dimensione che preferite. Si mette tutto in una pentola con un giro di olio caldo e si mescola per una decina di minuti, tempo di cottura delle zucchine.
  • In una padella a parte con un pò di olio, aggiungete latte, burro, sale e pepe, fino a che otterrete una vermena densa. A quel punto unite anche le zucchine e continuate a mescolare, fino a che la consistenza del composto non diventi omogenea. Cercate di non lasciarlo troppo brodoso.
  • Lasciate intiepidire il tutto in una ciotola a parte
  • in un’altra ciotola, sbattete insieme le uova con il parmigiano e il pangrattato
  • Unite tutto il composto ottenuto con quello precedente e mescolate fino a ottenere un composto omogeneo.
  • Nel frattempo iniziate ad accendere il forno così che si riscaldi e imburrate una teglia rettangolare ( o della forma che preferite)
  • Versate il composto completo di tutti gli ingredienti nella pirofila e, una volta livellata, spolverate la superficie con del pangrattato e del parmigiano
  • Informate in forno preriscaldato statico a 200° per circa 35 minuti.
  • Infornate e sfornate quando avete raggiunto la cottura desiderata, et voilà

Conservazione Tortino di zucchine

In frigorifero, in un contenitore ermetico, per um paio di giorno. In congelatore, già cotto, per una ventina di giorni.

Acqua in gravidanza: quanto bisogna bere e perchè è importante

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bere acqua in gravidanza

Bere acqua è essenziale e salutare per tutti, nella vita di tutti i giorni. Lo diventa ancora di più, per una donna, durante la gravidanza. Avere una corretta idratazione è importante per la futura mamma, quanto per il bambino che deve nascere. Vediamo perchè è importanta bere in gravidanza e quanta acqua bere in gravidanza.

Acqua in gravidanza perchè è importante

L’acqua è un elemento imprescindibile che non può mancare nella dieta di una futura mamma, sarà lo stesso ginecologo a informare le proprie pazienti sull’importanza di mantenere una corretta idratazione durante i nove mesi. Secondo quanto riportato in un’articolo pubblicato sull’agenzia ANSA, l’acqua è necessaria per aiutare a formare il liquido amniotico che circonda il feto e sostenere l’aumento del volume del plasma nel sangue durante la gravidanza. Inoltre un recente studio riportato sul Journal of Obstetric, Gynecologic & Neonatal Nursing ha dimostrato che le donne in gravidanza che hanno svolto esercizi acquatici dalla ventesima alla tentasettesima settimana di gestazione avevano quasi 13 volte più probabilità di avere un perineo intatto dopo il parto. In seguito, questa risorsa risulta importante anche per aiutare a produrre latte materno, che è composto da circa il 90% di acqua.

Inoltre:

  • è molto importante rimanere idratate durante l’ultimo trimestre di gravidanza, in quanto una sbagliata o insufficiente idratazione potrebbe causare contrazioni e innescare un travaglio pretermine
  • se si beve molta acqua si assicura un corretto apporto di liquido amniotico al futuro nascituro e si tengono a bada la  ritenzione idrica e i gonfiori

Acqua in gravidanza cosa si rischia

Se, durante la gestazione non si riesce a mantenere idratati il proprio corpo, possono giungere dei rischi:

  • aumento del rischio di infezioni delle vie urinarie, già molto diffuse in gravidanza. Bere molta acqua può aiutare a ridurne i rischi
  • rischio di lipotimie per ipotensione e in crampi muscolari prevalentemente notturni, soprattutto in caso di alte temperatura, come in estate
  • aiutano a favorire la regolarità intestinale, riducendo disturbi come la stipsi (stitichezza), piuttosto frequenti in gravidanza

Acqua in gravidanza quanto bisogna bere

Gli esperti raccomandano di bere almeno due litri di acqua al giorno. Anche tre litri, soprattutto durante l’estate, sono consigliati. L’idratazione può anche provenire dagli alimenti, come zuppe, succhi di frutta (senza zuccheri), tisane, yogurt o frutta. Anche perchè durante la gravidanza potrebbero non mancare le nausee, che potrebbero impedire alla futura mamma di idratarsi correttamente. Quindi, il consiglio è variare nella ricerca dell’idratazione e nel caso di acqua bere a piccoli sorsi, poco per volta, e, se necessario, spremere anche qualche goccia (senza esagerare) di limone. Un altro consiglio efficace per contrastare la nausea in gravidanza, ma non limitasri nell’assunzione dei liquidi, è quello di bere acqua gassata o leggermente frizzante.

Iperidrosi: cosa accade quando si suda troppo, cause e rimedi

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iperidrosi

A molti sarà capitato spesso di sudare un pò più del previsto, e le cause possono essere diverse, come temperature elevate, sforzo fisico, stress emotivo. Ma, non tutti forse sanno che la produzione eccessiva di sudore è una vera e propria patologia che colpisce circa il 2-3% degli italiani; in circa 3 casi su 10 risulta essere un disturbo ereditario. Stiamo parlando di iperidrosi, una patologia caratterizzata dalla produzione di sudore in quantità anomala rispetto alle necessità fisiologiche della termoregolazione. Una situazione che può portare chi ne soffre a sentirsi in imbarazzo in alcune situazioni. Cerchiamo di saperne di più.

Iperidrosi cos’è

L’iperidrosi viene utilizzata per indicare un soggetto che ha un’eccessiva sudorazione. La condizione può riferirsi ad alcune regioni del corpo o generalizzata. Il sudore è la modalità che l’organismo umano utilizza per abbassare la propria temperatura. Nei pazienti con iperidrosi essenziale tale meccanismo risulta alterato.

Iperidrosi come riconoscerla

Ovviamente, il sintomo principale, per riconoscere chi è affetto da questa patologia è l’iperproduzione di sudore. A volte, anche il semplice gesto di tenere in mano una penna può essere difficile, con conseguente imbarazzo sia per la condizione attuale che per il passaggio all’altra persona. Lo stress emotivo e sociale legato all’iperidrosi determina a sua volta un’attivazione delle ghiandole sudoripare, innescando un circolo vizioso.

Iperidrosi cause

Tra le possibili cause per indicare l’iperidrosi, troviamo:

  • disordini tiroidei
  • alterazioni della glicemia e diabete
  • obesità severa
  • menopausa
  • assunzione di farmaci (es. antidepressivi, antinfiammatori, oppiodi, neurolettici)

Iperidrosi come riconoscerla

  • L’iperidrosi delle zone alte del corpo, come le ascelle, la fronte, il palmo delle mani e la pianta dei piedi, nella maggior parte dei casi potrebbe essere causata da uno stress eccessivo o da emozioni intense.
  • L’iperidrosi generalizzata, cioè diffusa nella maggior parte del corpo, invece, può essere idiopatica (senza causa nota) o dovuta alla presenza di malattie del sistema nervoso centrale o periferico, cancro (es. linfoma o leucemia), infezioni (es. tubercolosi o micosi sistemiche) e malattie endocrine (come ipertiroidismo, ipoglicemia e acromegalia), obesità e menopausa.
  • Nei casi più gravi, gli indumenti delle persone affette da iperidrosi possono bagnarsi talmente tanto da risultare “zuppi”. Situazione che va senza dubbio approfondita con il proprio medico.

Iperidrosi pericoli

Il rischio più importante in cui può incorrere chi soffre di iperidrosi, è sicuramente imbarazzo con conseguente scarsità della qualità della vita. Inoltre, l’eccessiva sudorazione potrebbe portare, in alcuni casi, a interessare le zone cutanee portando in alcune aree dei problemi dermatologici. Non ultimo, e non da sottovalutare, l’iperidrosi può provocare anche cattivo odore e prurito. 

Iperidrosi come si cura

Il trattamento a cui si fa riferimento per primo, sicuramente è l’utilizzo di antitraspiranti, prodotti da banco, solitamente a base di alluminio che inibiscono la produzione del sudore. Ci sono dei casi, però, in cui potrebbero non essere sufficienti e, in ogni caso, il consiglio è sempre quello di chiedere aiuto al proprio medico.

Ciambellone soffice allo yogurt e cacao amaro: ricetta per una colazione sfiziosa

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ciambellone yogurt e cacao

La colazione è solitamente un momento moto frenetico, soprattutto durante la settimana. Il tempo a disposizione è molto poco, c’è chi deve correre a lavoro e chi a scuola, quindi non sempre si riesce a godere di questo momento intorno alla tavola e in famiglia. Un vero peccato, visto che la mattina dovrebbe essere quella parte che poi da inizio al resto della giornata. Non sempre, purtroppo, si ha il tempo per potersi dedicare alla preparazione di dolci e torte per i più piccoli. Per questo, abbiamo pensato a un dolce sano, nutriente e veloce da preparare. Tutti ingredienti semplici e pronto in pochi minuti, proprio per poter giocare d’anticipo e preparare la colazione la sera prima, così da avere il tempo al risveglio di godersela tutti insieme? Abbiamo un consiglio per grandi e piccini: il ciambellone soffice con yogurt e cacao amaro.

Ciambellone soffice con yogurt e cacao amaro Ingredienti

  • 3 uova
  • 250 g di farina 00
  • 50 g di cacao amaro in polvere
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 150 g di zucchero
  • 100 ml di latte a temperatura ambiente
  • 100 g di yogurt bianco

Ciambellone soffice con yogurt e cacao amaro procedimento

  • Mettere le uova intere in una ciotola insieme allo zucchero e mescolate il tutto con le fruste elettriche per qualche minuto fino a che otterrete un composto omogeneo
  • Unire il latte continuando a mescolare il tutto con le fruste
  • Unire al composto anche la farina setacciata e il lievito e continuate a mescolare il composto
  • Infine, unite lo yogurt e il cacao amaro in polvere, senza smettere di mescolare
  • Prendete uno stampo da ciambellone, potete imburrarlo per bene e versate il composto all’interno. Oppure potete utilizzare uno stampo rotondo e mettere sul fondo della carta forno
  • Livellate bene la superficie e cuocete il ciambellone in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti circa
  •  

    Fate raffreddare totalmente il ciambellone al cacao e se volete potete spolverizzarlo di zucchero a velo.

Bambini ai concerti: si possono portare? Alcuni consigli

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bambini ai concerti

Bambini e musica è un connubio sempre gradito, del resto sin dai primi mesi di gravidanza si consiglia alla futura mamma di ascoltarla. Sono anche in molte a raccontare che il bambino, una volta nato, sembrerebbe reagire positivamente alle note di una melodia conosciuta mentre era ancora nella pancia della sua mamma. Ovvimente, in questi casi parliamo di musica leggera e a basso volume. Ma, sono molti coloro che, una volta diventati genitori, sentono il desiderio di condividere con i propri piccoli la voglia di assistere a un concerto o a una serata musicale, quindi è lecito domandarsi, ma si può fare? Può essere pericoloso? Vediamo insieme alcuni consigli per non rinunciare a una serata divertente, insieme ai proprio figli.

Bambini ai concerti a che età

Sicuramente, è meglio evitare esporre i bambini a musica ad alto volume nei primi mesi di vita. I timpani sono molto delicati e la musica assordante che spesso si sente in alcuni concerti potrebbe apportare gravi ripercussioni all’udito dei piccoli. Lasciando, ovviamente, privilegiare il buon senso, è importante sottolineare che, con le dovute accortezze, i genitori non devono necessariamente rinunciare a una serata musicale, purché mettano in sicurezza i piccoli, magari indossando protezioni adeguate come le cuffie anti-rumore.

Bambini ai concerti vaccinazione

Come abbiamo detto, non è tanto importante l’età del bambino, ma deve vigere il buon senso. Infatti, non è solo l’udito che deve essere tutelato in queste circostante, ma l’intera salute del bambino. Durante i concerti, non sempre si rispettano le distanze e possono girare virus, per questo è importante che il bambino sia quantomeno coperto e protetto con le vaccinazioni di base.

Bambini ai concerti orari

Ovviamente, la maggior parte dei concerti si tiene in orari serali, quando solitamente il bambino è abituato ad andare a letto. In caso di bambini piccoli, il consiglio è quello di munirsi di marsupio o fascia elastica, o anche un passeggino, così da permettere al bambino di addormentarsi in caso di stanchezza, senza perderlo di vista e potendo così, continuare a godersi la serata.

Bambini ai concerti mai lasciarli soli

Durante i concerti, non sempre si rispettano le distanze e la gente potrebbe essere molta. Per questo, è importante non perderlo mai di vista e averlo sempre accanto.

Bambini ai concerti posizione migliore

Quando si esce con dei bambini, il capriccio e la stanchezza sono dietro l’angolo, per questo potrebbe presentarsi la necessità di abbandonare il concerto prima che finisca. I bambini, ovviamente, così come i loro bisogni devono essere al primo posto e messi in conto quando si decide di affrontare serate fuori dalla routine quotidiana. Il consiglio, dunque, è quello di scegliere un posto vicino all’uscita, così da poterla raggiungere facilmente in caso di bisogno.

 

 

Come preparare lo zainetto dell’asilo nido: consigli utili e cosa non può mancare

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zainetto asilo

Le scuole dell’infanzia sono ormai iniziate da qualche settimana e, per molti bambini è arrivato il momento di trascorre qualche ora lontani dalle mura di casa e passare del tempo all’asilo con i propri amichetti. Gli stessi genitori, molto spesso, sono i primi a separarsi con difficoltà dai propri piccoli, per questo, è bene affrontare questo momento così delicato con le giuste informazioni, in modo da renderlo un passaggio quanto più possibile naturale, fluido e “indolore” per ambo le parti. Più il bambino è piccolo e maggiori sono le preoccupazioni, proprio perché può risultare difficile avere informazioni o scoprire le sensazioni, soprattutto in tenera età. Dunque, i genitori si preoccupano molto spesso anche di non far mancare nulla al proprio bambino in quelle ore passate fuori casa. Dunque, vediamo insieme cosa è importante mettere nello zainetto del bambino che frequenta il nido, affinché, sia lui che le insegnanti, abbiamo tutto l’occorrente per gestire le ore in cui non sono con i genitori.

Come preparare lo zainetto dell’asilo nido

Ogni scuola, così come ogni bambino, ha delle richieste ed esigenze diverse, quindi è importante parlare prima con le insegnati per farsi fare un elenco dettagliato di cosa occorre al bambino. Ci saranno alcuni oggetti da preparare ogni giorno e altri, invece, che sarà sufficiente fornire all’occorrenza.

Nella preparazione quotidiana dello zaino, sicuramente troviamo:

Occorrente per fare la merenda a metà mattinata:

  • inserire in un sacchetto porta merenda la merenda per il bambino, adatta ai suoi gusti, a meno che non sia la stessa scuola a fornirla
  • mettere anche una tovaglietta, meglio ancora se in silicone così risulta facile da lavare
  • borraccia con l’acqua
  • un bavaglino, comodo da lavare
  • un ciuccio
  • calzini antiscivolo
  • ciabattine comode

Ci sono poi, invece, alcuni oggetti che non c’è bisogno di riporre ogni giorno nello zaino, ma sarà sufficiente accordarsi con la scuola e lasciare direttamente li, come:

  • pannolini
  • magliette e pantaloni di ricambio
  • salviette umidificate

E, nel caso in cui il bambino si fermasse anche per il riposino pomeridiano, potete anche lasciare all’asilo:

  • copri materasso
  • lenzuolo
  • copri federa
  • coperta di pile o lana

Altre cose importanti, possono essere: kit per l’igiene personale (come spazzolino e dentifricio), grembiulino o maglietta (uguale per tutti i bambini della stessa classe) per le attività con i colori, evitando così di sporcare l’abbigliamento indossato.

Come preparare lo zainetto dell’asilo nido: cosa NON mettere

Sicuramente, non è consigliato mettere nello zainetto giochi del bambino che solitamente sono a casa. Il bambino, potrebbe mostrarsi geloso dei suoi giochi e isolarsi per il timore che gli altri bambini possano utilizzare un qualcosa che lui riconosce come suo.

Vellutata patate, zucca e ceci: un piatto unico e veloce

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vellutata patate zucca e ceci

Non è sempre semplice convincere i più piccoli a mangiare ortaggi e legumi. A volte, fanno fatica gli stessi genitori, quindi immedesimiamoci nei più piccoli quando si trovano davanti alcune pietanze. Il segreto, ovviamente, è quello di non forzarli mai a mangiare alcun tipo di piatto, per evitare che il bambino possa poi associare il cibo a sentimenti e sensazioni negative. Cerchiamo, piuttosto, di presentare sempre ricette alternative che stimolino, anche visivamente, l’appetito del bambino. Inoltre, è importante rispettare gli orari dei pasti del bambino, devono essere gli adulti ad adeguarsi ai loro, e non il contrario. È importante trasmettere serenità al bambino e, magari, cercare di riunirsi tutti insieme intorno alla tavola per consumare insieme i pasti. Vi consigliamo, dunque, una ricetta adatta per tutta la famiglia, facile da preparare e salutare: la vellutata patate, zucca e ceci.

Vellutata patate zucca e ceci ingredienti

Nella ricetta che segue abbiamo inserito degli ingredienti che solitamente si reperiscono con facilità in cucina, proprio per potervi aiutare anche nel caso di una ricetta dell’ultimo minuto

  • 500 g di patate
  • 500 g di zucca
  • 1 cipolla
  • 220 g di acqua
  • 1 dado vegetale
  • 40 g di burro
  • q.b. sale
  • q.b. parmigiano

Vellutata patate zucca e ceci procedimento

  • Per iniziare, potete portarvi avanti, iniziando a lavare e pulire la zucca, le patate e la cipolla
  • Mondate la cipolla, tritatela finemente e trasferitela in una padella antiaderente con l’olio e lasciatela che si colori, senza farla bruciare
  • Una volta che la cipolla avrà cambiato colore, unite anche la zucca e le patate, lavate e tagliate a dadini. Aggiungete anche il dado vegetale e l’acqua, fino a coprire tutti gli ingredienti
  • Lasciate cuocere a fuoco lento per circa 25-30 minuti, aggiungendo altra acqua di tanto in tanto, se necessario. Una volta che il composto sarà cotto, spegnete il fuoco e frullate il tutto
  • L’importante è ottenere un composto che sia cremoso e omogeneo
  • Una volta pronto, lasciate raffreddare e aggiungete i ceci per completare il tutto e lasciare un pizzico anche di croccantezza al piatto
  • In caso di bambini piccoli, i ceci potete anche frullarli e mescolarli insieme al resto della vellutata

Vellutata patate zucca e ceci come si conserva

La vellutata di zucca patate zucca e ceci si può conservare in frigorifero per 2 giorni.

Donne e gioco: un interesse sempre crescente

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Spesso si pensa al gioco come qualcosa di prettamente maschile. Un’attività, un passatempo, che principalmente tiene occupati gli uomini. Questa percezione, specialmente negli ultimi anni, è però cambiata in maniera radicale. In particolar modo a causa dei casino online, i quali si sono diffusi enormemente e hanno eliminato delle barriere fisiche prima presenti.

D’altronde, l’origine stessa di alcuni giochi, come le slot machines, era strettamente legata alle figure femminili. Basti pensare al fatto che le stesse slot machines erano stato introdotte agli inizi degli anni Cinquanta per cercare di intrattenere le mogli e le compagne degli uomini che si divertivano ai tavoli da gioco. Oggi l’interesse delle donne verso il gioco è enormemente aumentato.

Differenti modi di giocare

Potrebbe sembrare strano, ma le donne hanno generalmente un modo di giocare differente rispetto agli uomini. Anzi, alcuni sostengono che queste siano più intelligenti nel gioco rispetto agli uomini. Le ragioni principali risiedono nel fatto che le donne, stando ad alcune statistiche, trascorrono molto più tempo sui vari siti di gioco come quelli con bonus senza deposito immediato, ma investano e perdono di meno rispetto agli uomini: questo fa ben pensare al fatto che le donne riflettano molto più quando giocano. Sono meno impulsive rispetto agli uomini.

Tendenzialmente, si pensa che gli uomini siano più facilmente trasportati dalle emozioni, mentre le donne riescano ad essere più razionali nel gioco. Tra le caratteristiche e peculiarità essenziali della donna giocatrice troviamo, infatti la pazienza. Come detto, le statistiche parlano delle donne che rimangono molto più tempo sui siti di gioco rispetto agli uomini. Questo dimostra che le donne siano più lente e razionali. Oltre a ciò, la stessa perseveranza è essenziale nella donna giocatrice: queste sono tendenzialmente più attente anche regole precise dei vari giochi.

Inoltre, se gli uomini sono spesso famosi perché investono cifre molto elevate, nelle donne è il contrario. Queste guardano molto di più alla possibile vincita e investono in maniera più parsimoniosa il proprio patrimonio. Generalmente, le donne tendono a scommettere piccole cifre, poco alla volta. Chi si lascia trasportare troppo dalle emozioni, d’altronde, non va molto lontano nel gioco d’azzardo. Le donne sembrano essere capaci di concentrarsi maggiormente sulla vittoria e sullo scopo finale dell’attività del gioco.

I giochi preferiti dalle donne

E se vi dicessimo che esistono anche dei giochi maggiormente apprezzati dalle donne rispetto agli uomini? Tutto vero. Le statistiche, infatti, sono molto chiare a riguardo e spiegano come ci siano delle differenze sostanziali anche in tal senso tra uomini e donne. Quest’ultime pare che preferiscano giocare a giochi come la roulette e le slot machines; mentre gli uomini prediligono giochi come il poker o il blackjack.

Ma negli ultimi anni si sono diffusi particolarmente anche i giochi tipici della tradizione nostrana. Parliamo, per esempio, di tombola, scopa, tressette, burraco e sette e mezzo. Si tratta di giochi che nella maggior parte dei casi risultano particolarmente apprezzati dalle donne e che riscuotono un successo davvero clamoroso. Ovviamente, con l’online, le possibilità si sono moltiplicate.

Torta salata con zucchine e pancetta: un piatto completo e facile da preparare

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torta salata zucchine e pancetta

Molto spesso le mamme si preoccupano che in casa ci sia sempre qualcosa di pronto e indicato solo per i piccoli. Ma, quante volte, sarà capitato alle mamme di dover preparare il pranzo e la cena in fretta e furia e non avere il tempo per poter pensare a degli alimenti differenti per adulti e bambini? Del resto, si sa, i bambini, dovrebbero imparare a mangiare anche le cose “da grandi”, sempre rispettando la loro sicurezza e la genuinità degli ingredienti. Cosa, tra l’altro, che sarebbe indicata anche per l’alimentazione degli adulti. Comunque, oggi vi consigliamo anche un pasto completo, adatto sia per i bambini che per gli adulti: la torta salata con zucchine e pancetta. Un piatto unico e veloce che metterà d’accordo tutta la famiglia. C’è anche da dire che una volta presa confidenza con la preparazione de piatto, il ripieno potrete preparato come volete e in base a quello che avete in casa. A volte, una preparazione facile, veloce e “svuota frigo” può rivelarsi migliore del previsto. Vediamo insieme qualche consiglio utile.

Torta salata con zucchine e pancetta ingredienti

  • una pasta sfoglia (che potrete anche acquistare già pronta al supermercato)
  • una confezione di pancetta
  • 2 uova
  • due zucchine
  • mezzo bicchiere di latte
  • un pizzico di sale
  • mezza confezione di panna (circa 50 g) a scelta

Torta salata con zucchine e pancetta ricetta

La preparazione è talmente semplice che chiamarla ricetta potrebbe sembrare esagerato, ma è giusto dire che non sempre per preparare piatti buoni bisogna essere uno chef, dunque, procediamo per gradi per preparare una torta salata con salmone e porri.

  • Il consiglio è quello di iniziare a scaldare il forno a a 180°. Molto spesso, infatti, il rischio è che solo alla fine delle indicazioni si parla di “forno preriscaldato”, così almeno ci si porta avanti.
  • Prendete le zucchine, lavarle per bene sotto l’acqua corrente e, dopo aver tolto i due estremi, potete passare a pelarle. Una volta pronta, tagliatele a tocchetti, della dimensione che preferite. Si mette tutto in una pentola con un giro di olio caldo e si mescola per una decina di minuti, tempo di cottura delle zucchine.
  • In una padella a parte con un pò di olio, visti i diversi tempi di cottura, versate la pancetta e aspettate che sia ben cotta. Una volta pronta, anche questa mettetela da parte, anche insieme alle zucchine.
  • Nel mentre, consigliamo di iniziare a srotolare una confezione di pasta sfoglia nella teglia. Lasciando uno strato di carta forno tra la pasta sfoglia e la teglia da infornare. Se riuscite, aspettate qualche minuto dopo aver tolto la pasta sfoglia dal frigorifero, così da maneggiarla a temperatura ambiente. Fate bene attenzione che la pasta sfoglia non si rompa o non si “buchi”, il rischio è che il contenuto possa uscire e finire nella teglia.
  • In una ciotola sbattete 2 uova e aggiungete il latte, e la panna se volete. Un pizzico di sale e mettete da parte. A questo composto aggiungete anche le zucchine e la pancetta preparati precedentemente e mescolate tutto in modo da ottenere una preparazione omogenea.
  • Infornate e sfornate quando avete raggiunto la cottura desiderata, et voilà.

Reinventarsi in un mondo del lavoro che cambia costantemente

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Sono ormai diversi anni che la parola crisi è entrata a far parte del nostro vocabolario quotidiano: viviamo in una società che sta provando ad affrontare delle difficoltà enormi, ancora più evidenti in un mercato del lavoro che appare sovraffollato, dove le frasi costanti sono diventate “non c’è budget”, “ci piacerebbe assumerti ma non abbiamo la possibilità”, “è un periodo difficile, magari riparliamone più in là”, “le faremo sapere”.

Il difficile mercato del lavoro

Questa situazione così complessa non si può ovviamente attribuire in modo semplicistico agli errori o alla malafede di un singolo o alla complessità di un breve periodo, ma è il frutto di una società che si evolve, mentre non tutti gli elementi che la compongono crescono e si modificano di pari passo. Spesso i giovani hanno difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e chi ha perso la propria occupazione non riesce con facilità a reinserirsi oppure a cambiare professione. In Italia “il tasso di disoccupazione giovanile è salito ulteriormente da un livello già molto alto di 28,7%, raggiungendo il 33,8% nel gennaio 2021”: è quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia delle Prospettive occupazionali dell’Ocse.

Riuscire a trovare il proprio posto in un mercato sempre più affollato, il desiderio di reinventarsi, di trovare una nuova strada professionale e un nuovo sbocco con migliori prospettive si contrappongono alle imprese, che lamentano costi eccessivi per le assunzioni di nuovi dipendenti e che quindi o non assumono o propongono compensi ben al di sotto di quanto sarebbe corretto. A questo perenne stallo si aggiunge un mercato del lavoro che diventa sempre più complesso ed esigente, proprio per via di quella evoluzione costante, soprattutto tecnologica, che rende molto difficile per tutti stare costantemente al passo con i tempi.

Professionalizzarsi, specializzarsi e reinventarsi

Siamo chiamati ad aggiornarci e a rinnovarci: se in passato già si diceva che non si finisce mai di imparare (e soprattutto di studiare), oggi questo concetto assume un peso molto più importante in un contesto che cambia con una rapidità mai vista prima. Il nostro compito è sicuramente quello di seguire un percorso che ci permetta di professionalizzarci e specializzarci in un dato ambito, ma al giorno d’oggi questo non è più sufficiente e soprattutto non si conclude mai. Per questo è fondamentale cercare corsi on demand e corsi online che possano essere fruibili durante il nostro tempo libero: proprio come quelli offerti da Feltrinelli Education, la piattaforma di cultura e formazione. Cambiare lavoro è possibile, cambiare vita è fattibile: bisogna solo cercare il mezzo per arrivare al nostro obiettivo.

I prodotti novità by l’Oréal, qualità senza compromessi all’insegna della sostenibilità e dei trend di stagione

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Sono la massima efficacia e l’ottimo rapporto qualità/prezzo a caratterizzare anche le ultime novità della L’Oréal, la maison francese della bellezza, che guarda al futuro pensando soprattutto alla sostenibilità.

Leader mondiale nel settore della cosmesi e della bellezza l’Oréal Paris offre da sempre una qualità senza compromessi. L’ampia gamma di prodotti l’Oréal, che da oltre un secolo accompagna le scelte di vita quotidiana di uomini e donne, si arricchisce costantemente di novità e proposte creme, trucchi, shampoo, realizzati con ingredienti di altissima qualità.

Con un occhio attento all’eco-sostenibilità la novità assoluta 2021 del marchio d’Oltralpe si chiama L’Oréal Water Saver, il lavatesta di ultima generazione realizzato per i saloni di bellezza così come per un utilizzo casalingo. Il nuovo strumento consente di lavare i capelli risparmiando addirittura l’80% d’acqua, integrando il lavaggio con la qualità dei prodotti l’Oréal quali i trattamenti micronizzati della linea Professionnel.

Ma le novità non finiscono qui e coinvolgono make-up, cura della pelle e dei capelli.

La collezione autunno-inverno L’Oréal si apre con il lancio di “LES NUS” by Color Riche, nuova linea di rossetti nude

L’arrivo della stagione fredda è impreziosito dal lancio di “LES NUS” by Color Riche, la nuova linea di rossetti nude l’Oréal, risposta perfetta al trend del momento. Il nude look sarà il protagonista assoluto del make up 2021-2022 e i prodotti l’Oréal come sempre fanno tendenza, per impreziosire il look di chi vorrà essere chic ed elegante in ogni occasione. Realizzati con l’apporto di oli trasparenti puri, primo fra tutti l’olio di Argan, i nuovi rossetti sono un prodotto decisamente naturale, in grado di regalare autentico valore alle labbra.

Occhi in primo piano grazie a Volume million lashes Balm Noir realizzato con il 99% d’ingredienti di origine naturale

Per occhi sempre al top la novità della nuova stagione è Volume million lashes Balm Noir, il primo mascara & trattamento, realizzato da l’Oréal con una formula che presenta il 99% d’ingredienti di origine naturale. Il nuovo mascara moltiplica sette volte il volume, a garanzia di ciglia piene e dall’aspetto più sano.

Adatto anche agli occhi particolarmente sensibili il mascara si stende facilmente, senza creare grumi, grazie a un pratico scovolino moltiplicatore di ciglia.

Laser X3 SIero Notte, la potenza del retinolo puro per contrastare le rughe

La lotta alle rughe si combatte con retinolo puro ultra-stabile e acido ialuronico, alla base del siero notte anti-età Revitalift Laser, in grado di rinnovare la pelle notte dopo notte.

L’interessante proposta by l’Oréal, a intensa azione anti-aging, promette di ridurre visibilmente le rughe in 16 settimane, e di donare un aspetto più giovane.

Nasce dalla tecnologia lamellare Wonder Water, il primo balsamo liquido di L’Oréal

Per capelli trasformati in soli 8 secondi, discricati a dovere e riparati sino alle punte, la soluzione è Dream Long Wonder Water, il primo balsamo liquido, figlio della tecnologia lamellare ad azione immediata.

Il trattamento funziona su tutti i tipi di capigliatura, ripara, idrata e liscia all’istante i capelli lunghi e danneggiati.

Per un look naturale arriva la linea One twist colorazione uomo all-in-1

Chi non rinuncia a colorarsi i capelli oggi può sfruttare l’innovativa tecnologia in gel senza ammoniaca della nuova linea One-Twist Men Expert per uomo. L’utilizzo è facile e veloce e in soli 5 minuti si ottiene un ottimo risultato, che consente di coprire i capelli bianchi e garantire un colore assolutamente naturale, che dura sino a 6 settimane, e può contare su cinque diverse tonalità.

Capricci nei bambini: cosa sono, come gestirli e terrible two

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capricci nei bambini

Bambini e capricci, nella quotidianità, sembrano andare di pari passo. Ma, vi siete mai chiesti come nascono i capricci? Molto spesso, anche a causa della stanchezza, i genitori tendono a interpretare i capricci in modo negativo, non ascoltando il bisogno che il bambino vuole esporre, in quanto si tende a pensarlo semplicemente come un gesto senza senso, nato per non compiacere i genitori. Ma è veramente così? Vediamo insieme cosa sono i capricci, quando si manifestano e come gestirli.

Capricci nei bambini: quando si presentano

Solitamente, la fascia di età in cui i capricci nei bambini si presentano con maggiore frequenza è quella che sta dai 2 ai 3 anni. È questa l’età, in cui il bambino sente più spesso il bisogno di mettere alla prova il genitore, mostrandosi negativo e non collaborativo. Del resto, i due anni, vengono definiti anche “terrible two“, cioè i terribili due. Vediamo cosa sono.

Terrible two

I “terribili due“, meglio conosciuti con il termine inglese “terrible two”, è una fase che solitamente si presenta nei bambini, appunto, intorno ai due anni di età. Si riconosce l’arrivo di questa fase, in quanto il bambino inizia a essere maggiormente capriccioso e meno collaborativo. La parola “NO” diventa un intercalare più o meno fisso e la pazienza dei genitori tende a vacillare. La spiegazione a questo atteggiamento deriva da un cambiamento significativo del bambino, che sta segnando il suo passaggio verso una richiesta di affermazione di se stesso e della sua individualità. 

Come gestire i capricci nei bambini

Molto spesso, di fronte a un capriccio, apparentemente immotivato, la reazioni istintiva di un genitore è quella di perdere la pazienza, perché si tende a non dare un significato a quanto il bambino sta cercando di esprimersi, ma ci si sofferma sullo stato di insofferenza che genera. Quindi il consiglio, di fronte a un capriccio, è quello di cercare di recuperare pazienza e capire ciò che sta esprimendo il bambino. Molto spesso il capriccio è il suo modo per esprimere un disagio che non riesce a spiegarsi e, d conseguenza,a non riesce a spiegare agli altri. La cosa migliore da fare, in queste circostanze, è quella di cercare di calmarlo e spiegargli che solo con la calma la situazione sarà più chiara per entrambi. Inoltre, è importante trasmettere al bambino comprensione verso il suo malessere, da non confondere ovviamente con il suo atteggiamento. Del tipo, “io lo capisco che sei arrabbiato perché è successo questo“, quindi bisogna accogliere le sue emozioni, senza dimenticare che questo non significa accettare qualsiasi comportamento.

Capricci nei bambini: alcuni consigli

  • Mantenere la calma e non alzare la voce
  • Utilizzare il giusto linguaggio, appropriato all’età del bambini
  • Mostrarsi comprensivi per il suo stato d’animo ma non per il suo atteggiamento
  • Abbassarsi al livello del bambino e parlargli all’altezza degli occhi
  • Comprendere la natura dei capricci e regolarsi di conseguenza
  • Spiegare al bambino che se si esagera si può chiedere scusa
  • Porre dei limiti al capriccio
  • In caso di capriccio in luogo pubblico, il consiglio è non dargli troppo peso ma mettere in chiaro le direttive di sempre
  • Alla fine, abbracciare il bambino.

Ciambellone bicolore per bambini e adulti: una merenda salutare e veloce

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ciambellone bicolore

La merenda per i bambini è un pasto molto importante. Ora, in previsione dell’inizio della scuola e della ripresa delle attività extra scolastiche, è giusto fornire ai piccoli alternative sempre nuove e gustose. Non sempre, purtroppo, si ha il tempo per potersi dedicare alla preparazione di dolci e torte per i più piccoli. Per questo, abbiamo pensato a un dolce sano, nutriente e veloce da preparare: il tradizionale ciambellone ma con l’aggunta di un pò di dolcezza in più, stiamo parlando del ciambellone bicolore. Un dolce molto amato da piccoli, ma anche dagli adulti, per la consistenza soffice e per il suo sapore gustoso. Il bicolore, inoltre, dato dal mix dello yogurt con il cacao amaro, aiuterà anche al bambino a consumarlo con maggior entusiasmo.

Ciambellone bicolore con yogurt e cacao amaro ingredienti

  • 200 g di zucchero
  • 300 g di Farina 00
  • 150 g di burro
  • 170 g di Latte intero (non freddo)
  • 4 Uova (medie)
  • un pizzico di sale fino
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 30 g di cacao amaro in polvere
  • 50 g di yogurt bianco

Ciambellone bicolore con yogurt e cacao amaro procedimento

  • Tanto per cominciare, munitevi di un frullatore o di una planetaria, e iniziate preparando l’impasto: mettete nel cestello il burro a temperatura ambiente e già tagliato a tocchetti, aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale
  • Azionate la planetaria o il frullatore e, intanto, anticipatevi con il resto della prepazione. Setacciate la farina e mescolate anche il lievito. Una volta amalgamato il tutto, riponetelo in una ciotola a parte. Rompete le uova, sbattetele con una forchetta e poi versatele poco alla volta nella planetaria, procedendo così con la lavorazione
  • A questo punto unite tutti i composti preparati fino adesso e mescolate con cucchiaio, meglio ancora se in legno, fino a che le lavorazioni non risulteranno omogenee
  • Solo dopo, potete procedere unendo al tutto anche il latte. Una volta ottenuto un impasto omogeneo, procedete separando l’impasto, riponendolo in due ciotole diverse. Nella prima versate metà impasto, e nella seconda ciò che resta
  • Prendete la prima ciotola e aggiungete lo yogurt, mescolate bene il tutto. Dopodichè, prendete l’altra ciotola e versate il cacao amaro, sempre mescolando bene il tutto
  • Infine, prendete lo stampo per la ciambella e imburratela bene, oppure potete utilizzare uno stampo rotondo e applicare della carta forno. Iniziate versando metà impasto (quello dove avete versat lo yogurt) e distribuitelo in modo uniforme, riempiendo lo stampo per circa un terzo
  • A questo punto versate nello stampo tutto l’impasto al cacao e procedete versando il restante impasto con lo yogurt. Così da ottenere tre strati alternati
  • Infornate lo stampo in forno presiriscaldato, in modalità statica, a 170° per circa 50 minuti. Per accertarvi della giusta cottura, vi consiglio di fare la classica prova dello stecchino: se infilzando la ciambella lo stecchino esce asciutto e pulito significa che è pronta.

La nuova collezione autunno inverno 2021 2022 firmata Elisabetta Franchi

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Chi non ha mai ammirato lo stile di Elisabetta Franchi su pipol.it o curiosando online si perde qualcosa. L’ascesa di questo brand di moda italiano è iniziato nel 2014, quando la stilista emiliana ha presentato la sua collezione alla Fashion Week di Milano. Il marchio è presente in 60 boutique monomarca in varie località del mondo. Propone linee di abbigliamento per donna e bambina.

La nuova collezione autunno inverno 2021/2022 firmata Elisabetta Franchi è ricchissima di capi e molto ampia. Tra gonne, abiti a tubino, blazer dress, camicie bon ton, pantaloni, giacche, cappotti ed accessori, emerge lo stile raffinato da moderna amazzone.

La donna vestita da Elisabetta Franchi è tanto femminile quanto audace, indipendente, forte e fiera, dall’eleganza aristocratica. E’ pronta a ‘cavalcare’ la sua quotidianità con coraggio e determinazione.

Nuova collezione autunno inverno 2021/2022 Elisabetta Franchi: la donna amazzone

La donna amazzone vestita da Elisabetta Franchi segue uno stile classico ma imprevedibile, da cui emergono dettagli inaspettati. Sa adattare la sua natura da cavallerizza indipendente ai trend attuali. Indossa cappelli da fantino e gioielli di dorata lucentezza, essenziale nella sua eleganza non ostentata, sinuosa e garbata. Le linee classiche si incontrano con colori raffinati e decisi, accessori per dame di sangue blu.

La collezione autunno inverno 2021-2022 di Elisabetta Franchi propone cappotti, maglieria in tweed, bluse ancien régime, pantaloni e stivali da cavallerizza, cardigan morbidi, abiti sofisticati, mantelle dalle forme geometriche. Interessante il contrasto nell’abbinare capi di haute couture, stivali alti ed anfibi. Anche le giacche sagomate e gli accessori richiamano le linee ed i tratti distintivi della selleria.

Abbigliamento Elisabetta Franchi autunno inverno 2021/2022

Tra audacia ed eleganza aristocratica, la donna amazzone di Elisabetta Franchi indossa pantaloni da cavallerizza essential in tessuto bioelastico con fascione a vita alta, in stile skinny da portare negli stivali. In alternativa, pantaloni a zampa o cropped a sigaretta da sera. Non mancano tute eleganti fascianti, con cuciture verticali o corpetto doppiopetto, incantevoli shorts in tweed, jeans skinny in denim grigio oppure a vita alta, a zampa, a palazzo.

Nel suo guardaroba la donna amazzone può scegliere abiti a tubino, aderenti, modelli a longuette, vestiti blazer fascianti a cardigan, midi e lunghi, mini dress neri o a stampa, modelli in maglia a sacchetto, con scolli a V.

Le camicie bon ton sono in georgette o in denim stretch con dettagli luxury, le gonne in denim plissè o in tweed, ciniglia o crepe stampato, lunghe a tubino e vita alta con fascione, midi dal tocco vintage, corte per mostrare le gambe con sobrietà anche con spacco frontale, a balze, dalla linea svasata al fondo con pieghe, con stampa micro lucchetti e staffe metalliche dal carattere moderno.

Maglie e maglioni sono a costine con maniche a volants, a collo alto, in ciniglia o in jersey di viscosa, con scolli squadrati, dettagli gold e morsetti in tinta oro, asimmetrie seducenti o scollature audaci.

I colori spaziano tra nero, grigio, bianco, rosso, azzurro e cammello.

Giacche, cappotti, piumini, cardigan

La nuova collezione di Elisabetta Franchi propone cappotti neri lunghi in lana e cashmere con cintura in vita, a doppiopetto o in pelliccia sintetica.

La linea piumini include modelli svasati ad A, lineari stile parka in satin o corti a collo alto.

Nel guardaroba della donna amazzone troviamo giacche in crepe con rever sciallato, blazer in tessuti eleganti (tweed con applicazioni preziose), creazioni a taglio crop.

Non mancano i cardigan lunghi in stile chic giovanile, i modelli cropped bon ton che fanno apparire le gambe più lunghe o quelli più strutturati da portare nel punto vita, i motivi tartan in shade chiare.

 

Picacismo nei bambini: cos’è, sintomi, cura

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picacismo nei bambini

I bambini, soprattutto quando sono molto piccoli, hanno l’attitudine a voler mettere tutto in bocca, un atteggiamento normale ma sicuramente pericoloso, sia a livello di sicurezza che di igiene. Comunque, il ruolo del genitore, in questi casi, è quello di supervisionare con attenzione e spiegare al bambino i rischi legati a questa cattiva abitudine, anche se, ricordiamo, che nei primi anni di vita i bambini passano proprio una fase che li porta a conoscere il mondo proprio attraverso l’esplorazione orale. Senza contare che anche durante l’uscita dei destini, sarà proprio il bambino a cercare sollievo sfregando gli oggetti, in particolare se freddi, sulle gengive. Ma, cosa succede se questa “abitudine” non passa con il passare degli anni? Esistono dei casi molto rari di bambini, ma anche adulti, che sentono il bisogno irrefrenabile di mangiare oggetti non commestibili. Questa condizione ha un nome e si chiama picacismo o pica, chiamato anche “allotriofagia”. Come si fa a riconoscerlo? Vediamo insieme qualche dettaglio in più.

Picacismo nei bambini cos’è e come riconoscerlo

Per parlare di picacismo, il bambino deve avere sicuramente superato i due anni di vita proprio per i motivi sopra descritti, in tenere età è molto comune che i bambini tendano a mettere gli oggetti in bocca. Quindi, il soggetto in questione deve avere più di due anni e di età e manifestare questo disturbo da almeno due mesi. Nel momento in cui queste circostanze vengono riconosciute, allora si può approfondire la situazione e valutare, inizialmente insieme al pediatra, come intervenire. Il picacismo è un disturbo del comportamento alimentare, molto raro, che porta chi ne è affetto a mangiare cose non commestibili.Gli oggetti ingeriti non devono necessariamente essere sempre gli stessi.

Solitamente, tra le sostanze che si tende a ingerire, troviamo:

  • terra
  • sassi
  • argilla
  • cenere
  • limatura di ferro
  • vernici
  • naftalina
  • gomma
  • detersivi
  • bottoni
  • sapone
  • talco
  • capelli
  • carta
  • urina e feci

Trattandosi di una malattia rara, molto spesso potrebbe non essere facile riconoscerla. In ogni caso, oltre all’impulso di ingerire cibi strani, ritroviamo anche disturbi intestinali, perdita di pesa e carenze alimentari.

Picacismo nei bambini cause

Individuare una causa precisa per chi soffre di picacismo non è semplice, molto spesso questo disturbo è associato a problemi fisici o mentali, così come a un periodo particolarmente stressante vissuto da chi ne è affetto.

Picacismo nei bambini cura

Ovviamente, per poter individuare la terapia migliore è necessario capire se, le cause che hanno portato al picacismo, sono di origine alimentare o psicologica. In entrambi i casi è necessario parlarne con il pediatra e valutare insieme come procedere. Nel primo caso, cioè in casi di disturbi alimentari basterà integrare nella tua dieta dei nutrienti mancanti. Nel caso, invece, di disturbi psicologici è necessario farsi seguire da un professionista per affrontare la situazione.

 

 

 

 

 

Sognare bambini: cosa significa e numeri da giocare

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sognare bambini

Svegliarsi la mattina, soprattutto per una mamma, e rendersi conto di aver sognato dei bambini, può sembrare scontato, ma in realtà dietro questo sogno si celano una serie di interpretazioni. Non sempre sognare bambini vuol significare desiderarli, anche se, nella maggior parte dei casi, è sinonimo di un qualcosa di positivo e sereno che si sta concretizzando nella vita del sognatore. Come qualsiasi altro sogno, anche questa va interpretato in base ai dettagli che si sono presentati. Vediamo insieme alcuni significati.

Sognare dei bambini: interpretazioni

Ovviamente, in base a ciò che accade nel sogno, il significato assumerà delle connotazioni diverse. Vediamo quali sono quelle più comuni legate al sognare un bambino.

Sognare bambini malati e sofferenti

  • Sognare un bambino malato, sporco o impaurito è sinonimo di vulnerabilità e fragilità. Se durante il sogno riusciamo in qualche modo a migliorare la sua condizione, questo è un buon auspicio per il futuro: riusciremo a superare le nostre paure. Quando invece per malato intendiamo deforme o affetto da una sindrome o malformazioni, proviamo a esaminare la nostra vita da un altro punto di vista: c’è qualcosa che non va e che affonda le sue radici nella nostra infanzia. È molto comune tra le donne incinte sognare bambini deformi, perché riflettere una naturale e inconscia paura legata alla gestazione.
  • Quando succede di sognare un bambino che piange, triste, trascurato o che soffre per qualsivoglia motivo, può riflettere quelli che sono i nostri bisogni più reconditi. Essere amati, coccolati, nutriti nell’anima o nelle emozioni. È il momento di prendersi cura dei nostri bisogni primari per essere felici e sentirsi completi. Può anche indicare un trauma non ancora metabolizzato.
  • Sognare bambini morti può essere molto destabilizzante, ma il suo significato non è altrettanto tragico. Può semplicemente simboleggiare la fine di un periodo della nostra vita o di progetti e sogni mai realizzati, nel momento in cui ci rassegniamo. Quando si è genitori, sognare un bambino morto può indicare un eccesso di ansia e preoccupazione nei confronti della prole.
  • Se invece capita di sognare un bambino perso o scomparso, che sia un bambino mai visto o il nostro figlio (o un bambino di cui nel sogno dobbiamo prenderci cura), è il riflesso di una nostra necessità. Abbiamo paura di essere lasciati o abbandonati. In alternativa, può rappresentare il nostro bambino interiore che abbiamo dovuto trascurare durante la transizione verso l’età adulta. Se invece succede di sognare un bambino rapito o vittima di violenze e abusi, chiaramente una parte di noi, quella più pura e innocente, sta attraversando un periodo di crisi.
  • Sognare bambino che cade o che affoga può rappresentare la perdita dell’innocenza. Se non riusciamo a salvarlo forse ci siamo appena resi conto di aver sbagliato qualcosa e ci sentiamo in colpa. Al contrario, se riusciamo a salvarlo, è come se stessimo salvando una parte di noi stessi.

Sognare bambini che giocano e neonati

Passando ad argomenti più allegri, ecco le varie interpretazioni per i sogni che vedono protagonisti bambini piccoli o intenti in attività gioiose, come sognare un neonato:

  • Il significato di sognare un bambino che corre felice e senza pensieri è un rimando alla nostra infanzia che si ripercuote sulla nostra vita adulta. Simboleggia un’infanzia spensierata da cui ci stiamo allontanando per crescere (specialmente se chi sogna è adolescente) o i nostri desideri di felicità verso i nostri figli.
  • Sognare bambini che ridono è indubbiamente un sogno dal significato positivo, che indica leggerezza, spensieratezza e bisogno di lasciarvi un po’ andare e mettere da parte le preoccupazioni. Assumono lo stesso significato sognare bambini che giocano e sognare bambini che cantano.
  • Quando invece capita di sognare bambini neonati, così come sognare bambini appena nati, riflettere il vostro desiderio di creare, far nascere qualcosa. Che sia un’idea, un progetto, una relazione o un figlio vero e proprio. Sognare bambini piccoli in braccio, allo stesso modo, indica l’atto di cullare e proteggere le nostre idee e tutto ciò che abbiamo intenzione di fare.
  • Sognare di avere un figlio si presta a una duplice interpretazione. Se stiamo cercando una gravidanza o di creare una famiglia, è una proiezione dei nostri desideri. Quando invece succede di sognare di avere un bambino senza aver intenzione di procreare, esso può rappresentare l’arrivo di eccitanti e coinvolgenti novità nella nostra vita. In particolare, sognare bambini maschi sarebbe un buon auspicio per il futuro, se il sognatore è entusiasta nel sogno. Se invece è una donna a sognare di avere figli maschi e non ne è felice, indica il senso di oppressione da parte del mondo maschile.

Sognare bambini smorfia

Ecco le indicazioni per giocare i numeri del lotto legati al sognare bambini:

  • Bambino malato: 2
  • morto: 4
  • che piange: 27
  • affamato: 41
  • triste: 75
  • che cade 78

 

La verità spiegata ai bambini: alcuni consigli utili

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la verità spiegata ai bambini

Spesso la verità fa male e noi genitori ci sentiamo in dovere di proteggerei i propri figli in ogni circostanza. Ecco qui che sorge il classico dubbio emblematico…E’ giusto dire sempre la verità? La risposta non è così scontata. L’aspetto razionale e maturo di un genitore ovviamente tenderebbe a rispondere di sì, e la risposta non è sicuramente sbagliata, ma la cosa importante è capire come dirla e farla comprendere ai più piccoli. Ricordiamoci che i bambini, a seconda della loro età, hanno una concezione diversa della realtà, per questo è importante capire come spiegare ai bambini le cose che accadono, senza perdere di vista la loro età. Vediamo insieme alcuni consigli ed esempi.

La verità spiegata ai bambini

I bambini sono come dei fogli bianchi, pronti per essere dipinti con ciò che li circonda, dalle persone alle sensazioni. Dunque, i figli, seppur piccoli sono assolutamente in grado di capire ciò che li circonda, per questo è importante sempre coinvolgerli e mai ingannarli, ovviamente tenendo in considerazione la loro età e il loro carattere. Ad esempio, quante volte i genitori si saranno dispiaciuti nel vedere il proprio bambino piangere nel momento in cui ci si deve salutare, magari perchè la mamma o il papà devono andare a lavorare? Sicuramente sarà capitato a tutti e molto spesso si pensa che la soluzione migliore sia quella di “fuggire” nel momento in cui il piccolo è distratto. Sicuramente il genitore non avrà la sensazione di aver lasciato il proprio figlio in lacrime, ma non è questa la soluzione giusta. I bambini si fidano di noi genitori e non bisogna assolutamente mandarli in confusione perchè sarà proprio questo a generare in loro insicurezza e paura dell’abbandono. L’atteggiamento più corretto, che non sempre è quello più facile, è quello di capire come accogliere i sentimenti, sia positivi che negativi, del piccolo.

Come spiegare la verità ai bambini

La prima cosa da fare è far sentire il bambino al vostro pari, cioè non farlo sentire come se non lo reputaste in grado di capire quanto sta accadendo intorno a lui. Abbassatevi, mettetevi alla sua altezza e guardandolo negli occhi, con voce calma e rassicurante, spiegategli cosa sta per succedere. Una reazione non positiva potrebbe esserci e in quel caso, invece di sminuire ciò che sta provando, cercate di accogliere i suoi sentimenti, facendogli capire che comprendete anche il suo malessere e che è normale sentirsi in quel modo. Il tutto sempre con voce calma e senza perdere la pazienza, anche se a volte potrebbe non essere semplice.

Liposuzione e liposcultura: intervista al Dottor Pietro Campione

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La liposuzione è una soluzione a cui si può ricorrere per intervenire su diverse parti del corpo: ce ne ha parlato il dottor Pietro Campione, che ci ha aiutato a conoscere le caratteristiche e i vantaggi offerti da tecniche quali la liposcultura e la lipoaspirazione.

Quali sono le aree del corpo che è possibile trattare?

Non solo i fianchi e la zona addominale, ma anche l’interno coscia, la caviglia, il ginocchio, le braccia, il collo e la regione trocanterica. Sono tutte parti che incidono in maniera evidente sulla silhouette totale, e che però sono esposte ad adiposità localizzata che risultano complicate da rimuovere. È per questo che si punta sulla liposuzione, scelta sia dalle donne che dagli uomini che desiderano migliorare il proprio corpo, scolpirlo e definirlo. Grazie alle tecniche moderne, per altro, le tracce degli interventi chirurgici risultano pressoché invisibili, in virtù dell’uso di specifiche microcannule. Ovviamente gli interventi non sono tutti uguali, ma variano in modo anche significativo in base a quanto è estesa l’adiposità e in funzione della zona che deve essere trattata.

Che cos’è la liposcultura moderna?

Grazie alla tecnologia moderna è stato possibile mettere a punto cannule di dimensioni e forme differenti, grazie a cui quantità di tessuto adiposo anche consistenti possono essere aspirate in modo poco traumatico. Nella liposcultura si può impiegare lo stress grasso al fine di modellare le parti del corpo e, quindi, ritrovarsi con una silhouette più armonica. A prescindere dal tipo di tecnica per cui si decide di optare, per inserire le cannule la liposuzione prevede delle incisioni di entità ridotta.

Come funziona il tutto?

Le incisioni vengono effettuate in parti del corpo – per così dire – strategiche, in modo che non possano risultare visibili in seguito. Dopo che le cannule sono state inserite, il chirurgo provvede ad applicare le medicazioni. Per alcune settimane successive c’è bisogno di indossare una guaina compressiva, in modo da far sparire in poco tempo l’edema e rendere possibile la guarigione. Come si è accennato, la liposuzione può coinvolgere le gambe, le cosce, le ginocchia, le caviglie, i glutei, i fianchi, la pancia e il collo.

Dopo l’operazione si può tornare subito alla vita di prima?

No, non proprio: sono necessari alcuni giorni di riposo, e solo a quel punto è possibile riprendere a svolgere le normali attività della vita quotidiana. Come è facile intuire, il recupero varia in base a quanto sono estese le aree trattate e a quanto dura l’intervento. In linea di massima prima di ricominciare a fare sport può essere necessario aspettare fino a tre settimane. Non bisogna preoccuparsi, invece, se nel post operatorio si formano delle ecchimosi o dei lividi sulle parti del corpo su cui si è intervenuto: sono fenomeni fisiologici e temporanei, proprio come un eventuale gonfiore. Già da subito, comunque, si possono notare i risultati del rimodellamento, mentre dopo tre mesi si possono verificare quelli definitivi.

Si può far qualcosa per accelerare il ritorno alla normalità?

Sono molto utili i massaggi linfodrenanti, che favoriscono la salute dei tessuti. Attenzione, però: i massaggi vanno bene solo se il medico ha dato il placet, e in ogni caso è necessario aspettare qualche settimana. Per il resto, è utile ricordare che dopo una liposuzione è necessario cercare di mantenere il più possibile il proprio peso. Infatti lo scopo dell’intervento è quello di eliminare in modo definitivo una parte di cellule adipose, ma qualora si verificasse un incremento di peso si potrebbero formare degli altri cuscinetti dovuti all’espansione delle cellule adipose che non sono state rimosse.

Chi dovrebbe sottoporsi a un intervento di liposuzione?

È sempre il chirurgo plastico che, in occasione della prima visita, fornisce tutte le informazioni a proposito dell’intervento, delle sue caratteristiche e di tutti i dettagli che lo riguardano. Al tempo stesso si procede con una valutazione globale delle caratteristiche di tonicità e di elasticità della pelle, di cui viene verificata anche la qualità. Nella maggior parte dei casi le parti del corpo più comuni sono nell’uomo la pancia e le maniglie dell’amore, e nella donna le coulottes da cheval; tuttavia i risultati sono sempre diversi e non possono essere considerati standard per chiunque.

Come ci si deve preparare alla liposuzione?

La durata dell’intervento è molto variabile, in genere da un’ora fino a quattro ore: come sempre tutto dipende dal livello di ampiezza delle zone sottoposte a trattamento. Anche la scelta tra anestesia generale o anestesia locale con sedazione dipende da questo aspetto. Una volta stabilito il disegno pre-operatorio, con l’aiuto di cannule sottili viene aspirato l’adipe localizzato. L’aspirazione delle cellule adipose è semplice e non traumatica, anche perché a questo scopo viene infiltrata una soluzione ad hoc. La cosiddetta tecnica tumescente è quelle che aiuta a prevenire la comparsa di zone irregolari in corrispondenza della superficie della pelle.

Sognare una gravidanza: cosa significa e quali numeri giocare

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sognare una gravidanza

Molto spesso capita di fare un sogno, svegliarsi e ricordarlo. Da lì, nasce la curiosità anche di interpretarlo. Ovviamente, in base al tema presente nel sogno, la scelta di approfondire può essere maggiore o minore, ma, quando una donna, che sia già mamma oppure no, sogna di rimanere incinta, sicuramente si chiederà cosa ha scaturito questo sogno. In molti, pensano che sognare di essere incinta potrebbe esser inteso come un desiderio di maternità, ma non è sempre così. Sognare di avere un figlio può anche essere inteso come una voglia di cambiamento e l’arrivo di nuovi progetti e pianificazioni. indicare nuove idee e nuovi progetti in arrivo. Magari, il nostro cervello vuole farci capire che la nostra mente sta elaborando un cambiamento: che può riguardare la propria vita, il trasferimento in un’altra città, o anche un cambiamento sul posto di lavoro.

Sognare di essere incinta significato

La gravidanza, viene comunque intesa come un nuovo inizio, un qualcosa che per arrivare e stravolgere la vita condotta fino a quel momento, dunque, può essere sinomino di importanti cambiamenti e novità in arrivo. Andiamo ora a vedere i vari significati che possono celarsi dietro ai dettagli legati a questo sogno.

  • Sognare di partorire: se avete sognato di partorie, bypassando, dunque, il concetto di gravidanza, vuol dire che vi sentite pronti ad affrontare un cambiamento che si sta evrficando nella vostra quotidianità.
  • Sognare donna incinta: se avete sognato un’altra donna in stato interessante, sia conosciuta che non, può voler dire due cose. La prima indica che siete in attesa di un cambiamento e credete fermamente che possa verificarsi, la secondo invece potrebbe indicare un vostro desiderio di rimanere incinta e che magari non riuscite a realizzare, proiettandolo così su un’altra persona.
  • Sognare di essere incinta ma senza avere la pancia: indica che la persona ha in mente molti progetti ma ha bisogno di tempo per metabolizzare il tutto.
  • Sognare una gravidanza gemellare: sicuramente è un segnale forte, di un qualcosa che assolutamente volete raggiungere. Un traguardo impegnativo su cui avete riposto molte speranze.
  • Essere incinta di una femmina: potrebbe indicare un forte desiderio di maternità, e la voglia di avere una figlia femmina (magari se siete già mamme di un maschietto). Oppure, potrebbe indicare anche un risveglio del vostro lato femminile, che magari ultimamente avete curato poco. una sorte di rinascita di voi stesse.
  • Essere incinta di un maschio: potrebbe indicare un forte desiderio di maternità, e la voglia di avere un figlio maschio (magari se siete già mamme di una femminuccia).
  • Sognare di perdere il bambino: significa che state vivendo una situazione di ansia, di paura, in cui sentite di non avere il controllo.
  • Sognare gravidanza non voluta: vuol dire che non siete pronte per affrontare alcune novità che sono sopraggiunte nella vostra vita.
  • Se un uomo sogna di essere incinto, per quanto possa sembrare inverosimile, è indice di buon augurio. Vuol dire che a livello professionale si stanno raggiungendo importanti traguardi economici e che presto potrà definirsi materialmente ricco.

Numeri da giocare

Se, vi è capitato di fare quetso sogno e avete voglia di tentare la fortuna, ecco qui i numeri legati al sognare di essere incinta.

Sognare una gravidanza ha come numero generico l’89, in caso di gravidanza faticosa, il numero associato è il 43. Se è l’uomo a sognarsi in stato di gravidanza, il numero di riferimento con il quale tentare la fortuna è il 27.

Cosa regalare per il baby shower: alcune idee utili

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baby shower

Quando sta per arrivare un neonato in casa, soprattutto se è il primogenito, l’euforia è alle stelle. Ecografie, foto con il pancione…tutto acquista un’aria magica, così come gli acquisti per i primi mesi di vita del piccolo che sta per arrivare. Amici, parenti, bombarderanno di domande i futuri genitori, alla ricerca del regalo più adatto e utile da fare al piccolo. Del resto, è una vera fortuna avere accanto persone che hanno il piacere di contribuire e alleggerire anche un pò i genitori, del resto ai neonati servono parecchie cose. Da diversi anni, ormai, ha preso piede una nuova tradizione, nata in Americana ma arrivata anche nel nostro paese; stiamo parlando del baby shower. Vediamo insieme di cosa si tratta e alcune idee regalo utili nel caso in cui veniste invitati o vi capitasse di doverlo organizzare.

Baby shower origini e organizzazione

Il baby shower è una festa, solitamente organizzata dai familiari o dagli amici già stretti della futura mamma, poco prima della nascita del piccolo. Non c’è un momento giusto per organizzarlo, ma solitamente si organizza qualche settimana prima del parto. Si tratta di una festa dedicata alla futura mamma e al piccolo che deve arrivare. Gli invitati si presentano alla festa con dei pensierini per il bambino, che siano utili. Per aiutare gli invitati, dunque, si consiglia di preparare una lista degli oggetti che possono servire alla mamma e al bimbo che sta per nascere, al fine di evitare doppioni, ma anche per non riempire la casa della futura mamma di oggetti inutili. Anche se il baby shower dovesse essere una sorpresa, si consiglia sempre alle future mamme di preparare una lista di oggetti utili, visto che tanto, si sa, i regali al di la della festa, non mancheranno. Il termine baby shower, letteralmente, infatti, significa “doccia di regali“.

Baby shower idee regalo

Come già indicato, sarebbe preferibile che fosse la futura mamma a preparare una lista di regali utili a entrambi, ma, in caso contrario, ecco alcuni suggerimenti che potranno tornarvi utili, visto che si tratta di cose che serviranno sicuramente:

  • torta di pannolini, che sicuramente non deve mancare. Oltre che una cosa utile, visto che i bambini, sopratutto nelle prime settimane ne consumeranno veramente tanti, è anche un oggetto molto carino da ricevere
  • vaschetta e termometro per il bagnetto. Visto che non sempre si pensa a queste due cose che, in realtà, si riveleranno molto utili sin da subito
  • bilancia, potrebbe tornare utile soprattutto per chi è alle prime armi per regolarsi su quanto latte materno assume il piccolo
  • scalda biberon, in caso di allattamento misto
  • mangiapannolini, per mimetizzare i cattivi odori dati dall’accumulo di pannolini giornaliero
  • album per le foto, magari aggiungendo già qualche foto della futura mamma con il pancione
  • vestititi e completi divertenti

Letti in legno naturali: Vivere Zen porta il bio nella cameretta dei bambini

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La camera da letto, per i bambini, è un vero e proprio rifugio. È l’ambiente in cui si diventa grandi, ci si sente al sicuro, si vola sulle ali della fantasia ascoltando una favola narrata dai genitori. È dunque importante che questo spazio sia arredato nell’ottica del comfort, della funzionalità e dell’ecosostenibilità.

È facile allestire una camera da letto bio grazie ai letti in legno naturale! Questi sono disponibili in varie dimensioni, ma sono in ogni caso comodi e perfetti per tutte le età. Quelli di elevata qualità sono pensati per il benessere della schiena e del corpo in generale, e sono ideali per periodi delicati come l’infanzia e l’adolescenza.

Sicurezza, versatilità, possibilità di contribuire alla tutela del pianeta: questi sono soltanto alcuni dei pregi dei letti in legno. Se stai cercando un simile articolo per la cameretta di tuo figlio, ti consigliamo di dare uno sguardo al catalogo di Vivere Zen. Un’azienda che da anni si distingue nel campo del bio-arredo, e che fornisce autentiche creazioni artigianali ricavate da materiali green e durevoli.

La vision di Vivere Zen si basa su un pilastro fondamentale: l’armonia. Armonia con la natura, con sé stessi e con gli altri. I letti e gli altri mobili offerti possiedono un design minimal ed essenziale, che rinuncia al superfluo per adottare la più pura semplicità. Ecco come ottenere stanze accoglienti, intime, in cui sarà un piacere crescere!

Letti in legno massello e massiccio

Una prima domanda che devi porti, al momento dell’acquisto, è la seguente: meglio un letto di legno massello o massiccio?

Il legno massello è caratterizzato da una colorazione omogenea, mentre il massiccio possiede più sfumature e anche un’alternanza tra toni chiari e scuri. Questo perché il massello deriva solo da una sezione del tronco degli alberi, ossia quella interna (il durame); il massiccio prevede tanto il durame quanto l’alburno, gli strati più giovani ed esterni della corteccia.

Per le camere dei bambini vanno bene entrambi. Più che altro, è indispensabile selezionare una varietà di legno dura e robusta. Sono eccellenti, per esempio, il faggio e il noce.

Perché conviene un letto di legno

Inserire un letto di legno nella cameretta del tuo bambino è vantaggioso per una serie di motivi.

Innanzitutto, insegnerai al piccolo sin dal principio l’amore per la Terra e il valore dell’ecosostenibilità. Il bambino sarà a contatto con superfici naturali, che evocano sensazioni positive e rassicuranti, e imparerà subito quanto sia necessario preservare il nostro ecosistema e tutto ciò che ci circonda.

I migliori letti di legno, inoltre, sono ergonomici e progettati per la salute della colonna vertebrale e delle articolazioni. Questo è un fattore cruciale sempre, ma soprattutto nel corso dello sviluppo. I bambini devono dormire in completa comodità, in un letto che garantisca il giusto sostegno al loro fisico.

Un simile letto è conveniente non solo per il corpo, ma anche per la mente. È un must per una camera ospitale e confortevole, arieggiata e piena di luce. Le venature del legno ispirano serenità e trasmettono calore: in un ambiente di questo tipo è facile sentirsi protetti.

Non dimentichiamo i pro di carattere pratico, come la solidità e la longevità. I letti di legno sono resistenti all’usura, allo scorrere del tempo, e a tutto ciò che di norma tende a danneggiare i complementi di arredo. Senza dubbio il tuo bambino adorerà un letto del genere!

Letti a castello

Per le camerette destinate a due fratelli, che ne dici di un bel letto a castello?

Su viverezen.it troverai tantissimi modelli, molti dei quali sono a incastro e non implicano assolutamente parti metalliche come le viti. L’ideale per una stanza bio, naturale e accogliente in tutto e per tutto.

Si va dai prodotti più semplici a quelli più complessi, con cassettoni ecc. Valuta le dimensioni dell’area che hai a disposizione, e seleziona il letto più adatto alle tue esigenze. Ci sono persino letti a castello di legno in versione matrimoniale, per le situazioni in cui devono dormire insieme più di due bambini.

La scelta del materasso

Per il benessere dei più piccoli è essenziale curare la scelta del materasso. È importante che esso sia a sua volta ecologico: ti suggeriamo i materassi in lattice, il materiale più elastico del mondo, a cui spesso si aggiunge una lastra di cocco per una superficie più rigida. Ricordiamo che i letti per l’infanzia, ai fini di una corretta crescita, non devono essere troppo soffici.

Sono ottimi anche i materassi in lana e in memory foam. Questi ultimi sono raccomandati per le case molto umide, perché non sono per nulla sensibili alla muffa.

Segui i nostri consigli per creare la migliore cameretta per i tuoi bimbi! I letti di legno sono proprio quello che serve per ottenere uno spazio confortevole e sicuro.

A che età i bambini iniziano a colorare

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bambini e colorare

Ogni genitore cerca sempre di stimolare il proprio bambino nel migliore dei modi, incentivando quale che sembrano essere le attitudini di ognuno. Ovviamente, ogni bambino è diverso e i genitori devono essere in grado di capire quali saranno le sue principali peculiarità, cercando, così, di spingerlo a coltivarle. La prima attività che viene in mente a un genitore per far divertire il proprio piccolo è sembra ombra di tutto quella di colorare. Un foglio bianco, tante matite colorate e tanta allegria…il divertimento è assicurato. I bambini, soprattutto se piccoli, non sono ancora coordinati o in grado di riconoscere i colori, ma non è quello l’importante. L’unica parola chiave è divertirsi insieme a mamma e papà. Dunque, se pasticciare su un foglio bianco o non rispettare i contorni dei disegni è normale fino a una certa età, quando un bambino dovrebbe essere in grado di concentrarsi durante l’attività del colorare? Fermo restando che non è detto che un bambino, così come un adulto, debba necessariamente amare e essere portato per questa attività, è importante conoscere le tappe che un bambino dovrebbe essere in grado di rispettare, per capire così quando sarà il casa di spiegare alcune regole (se coì si possono chiamare) da seguire!

A che età i bambini iniziano a colorare?

Ovviamente, prima di parlare di vera e propria attività del colorare è necessario che il bambino sia in grado di maneggiare i colori in sicurezza. Ricordate, comunque, di non lasciare mai soli i bambini durante questa attività, sia perché è doveroso visionarli per evitare che possano farsi male e anche perché involontariamente potrebbe provocare qualche danno in casa. I bambini, dunque, intorno all’anno di vita potrebbero iniziare a maneggiare i colori e a comprendere che vanno utilizzati sul foglio bianco. Non aspettatevi che inizino a colorare nel vero senso del termine, ma è più probabile che inizieranno a familiarizzare colpendo il foglio con la punta del colore. Inizialmente verranno attratti dal rumore e dal movimento rapido, ma una volta compreso che dal gesto rimarrà un segno colorato e visibile sul foglio si sentiranno invogliati a continuare, fino a comprendere piano piano quello che poi si trasformerà nella vera attività del colorare.

Bambini e attività del colorare: ecco le tappe

In base all’età del bambino e alle proprie attitudini, i genitori noteranno delle diverse evoluzioni nei disegni dei loro bambini e li vedranno passare da degli scarabocchi a dei veri e propri disegni.

Ad esempio:

  • raggiunti i due anni di età, i bambini dovrebbero iniziare con i primi scarabocchi circolari,
  • a tre anni il bambino dovrebbe essere in grado di eseguire anche delle linee verticali
  • più si va avanti con l’età e più il bambino dovrebbe acquisire una giusta coordinazione e consapevolezza, sia delle forme che degli spazi da colorare.

Si può insegnare a un bambino a colorare?

Sicuramente il genitore può spingere e stimolare il bambino nel compiere questa attività, presentandogliela come un qualcosa di divertente e non come un’imposizione. Ad esempio, potrebbe essere una buona idea, quella di colorare tutti insieme.

Torta salata con salmone e porri: un piatto completo e veloce

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Torta-salata-con-salmone-e-porri

Molto spesso le mamme si preoccupano che in casa ci sia sempre qualcosa di pronto e indicato solo per i piccoli. Ma, quante volte, sarà capitato alle mamme di dover preparare il pranzo e la cena in fretta e furia e non avere il tempo per poter pensare a degli alimenti differenti per adulti e bambini? Del resto, si sa, i bambini, dovrebbero imparare a mangiare anche le cose “da grandi”, sempre rispettando la loro sicurezza e la genuinità degli ingredienti. Cosa, tra l’altro, che sarebbe indicata anche per l’alimentazione degli adulti. Comunque, oggi vi consigliamo anche un pasto completo, adatto sia per i bambini che per gli adulti: la torta salata con salmone e porri. Un piatto unico e veloce che metterà d’accordo tutta la famiglia. C’è anche da dire che una volta presa confidenza con la preparazione de piatto, il ripieno potrete preparato come volete e in base a quello che avete in casa. A volte, una preparazione facile, veloce e “svuota frigo” può rivelarsi migliore del previsto. Vediamo insieme qualche consiglio utile.

Torta salata con salome e porri ingredienti

  • una pasta sfoglia (che potrete anche acquistare già pronta al supermercato)
  • una confezione di salmone
  • 2 uova
  • un porro da tagliare
  • mezzo bicchiere di latte
  • un pizzico di sale
  • mezza confezione di panna (circa 50 g) a scelta
  • un filino di olio per preparare i porri

Torta salata con salome e porri ricetta

La preparazione è talmente semplice che chiamarla ricetta potrebbe sembrare esagerato, ma è giusto dire che non sempre per preparare piatti buoni bisogna essere uno chef, dunque, procediamo per gradi per preparare una torta salata con salmone e porri.

  • Il consiglio è quello di iniziare a scaldare il forno a a 180°. Molto spesso, infatti, il rischio è che solo alla fine delle indicazioni si parla di “forno preriscaldato”, così almeno ci si porta avanti.
  • Prendete un porro, lo pulite per bene e lo affettate a rondelle sottili sottili sottili sottili sottili (mi raccomando, sottili). Si mette tutto in una pentola con un giro di olio caldo e si mescola per una decina di minuti, tempo che il porro si deprime ben bene.
  • Nel mentre, consigliamo di iniziare a srotolare una confezione di pasta sfoglia nella teglia. Lasciando uno strato di carta forno tra la pasta sfoglia e la teglia da infornare. fate bene attenzione che la pasta sfoglia non si rompa o non si “buchi”, il rischio è che il contenuto possa uscire e finire nella teglia.
  • In una ciotola sbattete 2 uova e aggiungete il latte, e la panna se volete. Un pizzico di sale, pepe e mette da parte.
  • Prendete il salmone affumicato e tagliatelo a striscioline.
  • Mettete il porro depresso sulla pasta sfoglia in modo quanto più possibile omogeneo. Poi aggiungete il salmone sopra, e infine, piano piano tutto il contenuto nella ciotola e poi versate sopra le uova sbattute
  • Infornate e sfornata quando avete raggiunto la cottura desiderata, et voilà.

Cosa non dire a una neomamma: alcuni consigli

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cosa non dire

Quando arriva un neonato in casa, i primi giorni, così come i primi mesi, diventano molto impegnativi. La quotidianità si stravolge completamente e la neomamma e il bambino devono imparare a conoscersi e trovare insieme un equilibrio. Non tutte le situazioni sono uguali, così come non lo sono tutti i bambini, ma, nella maggior parte dei casi, soprattutto inizialmente la neo mamma sarà portata a dedicare tutte le attenzioni al piccolo e a trascurare i suoi di bisogni. Al tempo stesso, quando arriva un bambino, la voglia e l’impazienza di conoscerlo fanno da padrona, dimenticando, involontariamente e senza alcuna cattiveria, che la mamma ha appena vissuto un parto e un nuovo inizio molto delicato. Tutti vogliono conoscere il piccolo e, volente o nolente, i neo genitori si trovano la casa invasa di parenti e amici, che con tutto il piacere di vederli e mostrargli il nuovo arrivato, molto spesso si trovano sopraffatti da tutto il trambusto. Molto spesso il primo pensiero di tutti, parenti e amici, è quello di voler fare qualcosa, senza rendersi conto che è anche importante, in momenti così delicati, sapere cosa non fare e non dire a una neomamma.

Come non dire a una neo mamma: ma, hai ancora la pancia?

Il fisico di ogni donna è diverso e, mai come durante la gravidanza, subisce notevoli trasformazioni. Il momento che arriva subito dopo il parto è molto delicato per la neomamma e, come tale, è importante non rivolgersi a lei in modi poco gentili. La pancia, è normale che ci sia ancora nelle settimane successive al parto, che poi non si tratta di pancia ma bensì, la forma ancora un pò arrotondata dell’addome dipende dall’utero che ancora si sta assestando.

Come non dire a una neo mamma: non lo tenere troppo in braccio, altrimenti si vizia

I bambini, dopo essere stati per 9 mesi nella pancia della mamma, conoscono la sua voce e riconoscono perfettamente il suo odore e battito del cuore. Una mamma che decide di coccolare il proprio bambino e tenerlo in braccio, magari perché piange, non lo sta viziando, bensì lo sta rassicurando, visto che è stato catapultato nella vita reale e ancora non ha le capacità di adattarsi da solo. Ma, in generale, evitate di dare consigli non richiesti. Una mamma è già stanca e spossata dall’avvenimento che non ha assolutamente bisogno di sentirsi anche “rimproverare”, seppur fatto in assoluta buona fede.

Come non dire a una neo mamma: ma non lo allatti tu? Devi insistere

I benefici del latte materno sono ormai ben noti a tutti, ma è importante non far sentire una mamma che decide, volontariamente o no, di nutrire il proprio piccolo con il latte artificiale, una mamma di serie B. Non esistono mamme migliori di altre, quando si parla di allattamento. Molto spesso, allattare il proprio bambino al seno viene visto, dall’esterno, come il gesto più naturale del mondo, ma sappiate che non è così, ed è giusto rispettare le scelte compiute dalla neomamma. Magari, consigliatele una buona ostetrica che sia in grado di seguirla in questo bello e faticoso percorso da mamma.

Caffè ai bambini: si può dare?

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caffè ai bambini

Quante volete durante pranzi e cene con i parenti saranno scattati dei momenti goliardici dove i bambini sono stati protagonisti con scenette divertenti? Sicuramente sarà capitato alla maggior parte dei genitori di abbassare la guardie per qualche ora e permettere ai propri figli di assaggiare cibi e pietanze “da grandi”. Ma attenzione, perché esistono alcuni alimenti e sostanze che è assolutamente sconsigliato anche solo far assaggiare ai bambini al di sotto di una certa età. Tra questi, troviamo il caffè. Una bevanda che la maggior parte degli adulti consuma abitualmente e a cui non presta particolare accorgimento. Il caffè, viene infatti spesso visto anche come un semplice assaggio per stare in compagnia. Ma, in realtà le sue componenti non sono così innocue, o meglio lo sono per gli adulti ma non per i bambini. Per questo, è importante non farlo assaggiare, nemmeno per scherzo, ai piccoli di casa. Vediamo insieme il perché.

Caffè ai bambini si o no?

Ovviamente la risposta è no. Sono gli stessi pediatri a sconsigliarlo e, in alcuni casi, a dare anche per scontato il suo divieto, soprattutto nei bambini più piccoli. Il caffè contiene delle sostanze eccitanti che esercitano le loro proprietà sia sul sistema neurologico che cardiaco, accelerando la loro attività. Per questo, la caffeina, se assunta da bambini troppo piccoli può provocare grave tachicardia e problemi cardiaci e digestivi, pertanto è assolutamente vietato dargliela. Può sembrare una risposta scontata, ma molto spesso non è così. Quando si dice che il caffè non va dato ai piccoli si intende anche la piccola quantità: da evitare quindi il cucchiaino, fargli sorseggiare il fondo della tazzina o, peggio ancora, la classica zolletta di zucchero con il caffè dentro.

Caffè ai bambini a che età?

È ovvio che il caffè non è una bevanda consigliata, a prescindere. Anche gli adulti non dovrebbero consumarne una grande quantità (non più di 3-4 tazzine al giorno), figuriamoci i bambini. Quindi se per ogni tipo di alimento o bevanda che si intende inserire nell’alimentazione di un bambino è bene consultare il pediatra, intanto possiamo anticipare quanto già detto, cioè che il caffè rientra tra le bevanda da evitare nei primi anni di vita. La caffeina contenuta all’interno del caffè se considerata innocua per gli adulti, non è la stessa cosa per i bambini, soprattutto fino al raggiungimento dei 6 anni di vita, in quanto non possiedono gli enzimi per poterla digerire, per questo è da evitare assolutamente. Solitamente i pediatri consigliano di evitare il consumo di caffè prima dei 12 anni. Ma ovviamente, trattandosi di una bevanda non indispensabile se ne può tranquillamente fare a meno. È importante conoscere anche gli altri alimenti, come la cioccolata e la coca cola, che potrebbero contenere caffeina.

Caffè ai bambini cosa succede se lo bevono di nascosto

Non trattandosi di una bevanda tossica o pericolosa, se un bambino ingerisce del caffè di nascosto non dovrebbero esserci gravi conseguenze. In ogni caso, è importante avvertire il pediatra e informarlo sulla quantità di caffè ingerito. In generale, la caffeina in dosi eccessive nei bambini, può provocare effetti collaterali tra cui irrequietezza, tremori, cefalea e mal di stomaco, come del resto accade negli adulti.

Polpettone di verdure: facile da preparare e ottimo per i bambini

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polpettone di verdure

Come sapete, non tutti i bambini amano le verdure e, molto spesso, i genitori sono in seria difficoltà nel proporre piatti sempre salutari. Le verdure sono una parte molto importante nell’alimentazione dei bambini (ma anche negli adulti). La verdura, insieme alla frutta, è una fonte importante di vitamine (vitamina A, vitamina C, acido folico) e minerali essenziali per l’organismo (come il potassio); sono ricche di antiossidanti; poco caloriche e povere di grassi; oltre a essere una importante fonte di fibre. Ecco perché è importante insegnare già da piccoli l’importanza di un’alimentazione varia che comprenda anche le verdure. Un trucco, potrebbe essere quello di presentare ricette alternative che stimolino, anche visivamente, l’appetito del bambino. Inoltre, è importante rispettare gli orari dei pasti del bambino, devono essere gli adulti ad adeguarsi ai loro, e non il contrario. È importante trasmettere serenità al bambino e, magari, cercare di riunirsi tutti insieme intorno alla tavola per consumare insieme i pasti. Ecco, dunque, una ricetta che vi consigliamo, adatta a tutta la famiglia, con la classica forma di polpettone, ma ripieno di verdure. Un mix genuino e di sapori che convincerà anche i più piccoli. Noi lo proponiamo così, ma in realtà si presta anche a diversi abbinamenti. Stiamo parlando del polpettone di verdure al forno.

Polpettone alle verdure ingredienti

  • 2 pomodori
  • 2 zucchine
  • 2 carote
  • 2 patate
  • 1 litor di acqua
  • sale q.b.
  • mezza cipolla
  • 1 uovo
  • 100 g di parmigiano
  • pangrattato q.b.
  • 1 mozzarella
  • 100 g di prosciutto cotto (a scelta)

Polpettone di verdure per bambini ricetta

  • Prendete le verdure e sciacquatele per bene sotto l’acqua corrente. Poi dopo averle asciugate, passate a pelarle e a tagliarle a tocchetti. Stessa cosa per i pomodori, ai quali, però, lascerete la buccia
  • prendete una pentola e versate dentro l’acqua e lasciate bollire
  • una volta giunta a bollore potete mettere tutti i tocchetti all’interno della pentola. Vi consigliamo dia scendere l’acqua prima di lavorare le verdure, così da accelerare i tempi
  • attendete 30 minuti e mescolate di tanto in tanto, fino a che le verdure non avranno raggiunta la giusta morbidezza
  • dopodiché potete scolare le verdure e, se volete, potete anche conservare il brodo ottenuto, magari per un altro piatto da preparare
  • riprendete le verdure bollite e, vostra discrezione, potete decidere se tritarle, aiutandovi con un frullatore, oppure mantenerle della dimensione attuale
  • mette le verdure in un recipiente e aggiungete l’uovo, il sale, il parmigiano e il pangrattato e mescolare fino a ottenere un composto morbido e lavorabile, oltre che omogeneo nella distribuzione degli ingredienti
  • una volta raggiunto il risultato, prendete il composto e stendetelo su un ripiano di carta forno per poterlo lavorare, ovviamente aspettate che si raffreddi un pochino
  • prendete la carta forno con sopra il composto e trasferitelo direttamente sulla teglia da forno
  • stendete il composto e farcite con la mozzarella a tocchetti e, se volete, anche con del prosciutto cotto a pezzettini
  • una volta terminata la farcita, lavorate e arrotolate il composto per dargli la classica forma di un polpettone
  • ora tutto è pronto e potete passare a infornare
  • il forno deve essere preriscaldato statica a 180°
  • per la cottura del polpettone ripieno di verdure ci vorranno all’incirca 30 minuti ma vi consigliamo di controllare fino a che non otterrete la cottura che preferite.

Latte vaccino e bambini: come e quando si può iniziare a introdurre

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latte vaccino e bambini

Il latte è sicuramente l’alimento che per antonomasia si collega ai bambini, ma è importante ricordare che parliamo sempre di un alimento che ha delle componenti e, come tale, va somministrato in modo corretto. Il consiglio migliore è senza dubbio quello di parlare con il proprio pediatra per valutare correttamente l’alimentazione più adatta per il proprio bambino, proprio partendo dal presupposto che ogni bambini è diverso e ha delle differenti necessità. Quando parliamo di latte, la prima distinzione netta e ben evidente è quella tra il latte materno e il latte vaccino. Il primo è sicuramente quello consigliato, generalmente è lo stesso pediatra a spiegare alla neo mamma l’importanza del latte materno, ma è anche giusto ricordare che se per alcuni luoghi comuni l’allattamento al seno viene etichettato come il gesto più naturale del mondo, ricordiamo che non è per tutti così. Ci sono mamme che per svariati motivi non possono o non sentono il desiderio di allattare al seno il proprio bambino, e come tali, vanno assolutamente rispettate. In questi casi, il miglior sostituto è il latte artificiale che apporterà le giuste sostanze nutritive al piccolo, ovviamente discutendo con il pediatra su tipologia, in caso di intolleranze, e quantità. Ma, una volta superati i primi mesi, sono molti i genitori che si chiedono quando e come si può passare al latte vaccino, meglio noto semplicemente come “latte”, cioè quello destinato all’alimentazione umana.

Latte vaccino: quando e come introdurlo nell’alimentazione di un bambino

Ricordando sempre che, quando si parla di alimentazione, è importante che le decisioni vengano prese insieme al proprio pediatra, in quanto lui, insieme ai genitori, conosce perfettamente ciò che è giusto in campo medico, solitamente nell’alimentazione di un bambino si tende a introdurre il latte vaccino a partire dall’anno di vita, e non prima, in quanto viste le sue componenti, tra cui un maggior apporto di proteine, c’è la possibilità di aumentare il rischio che il bambino in futuro possa sviluppare sovrappeso, obesità e problematiche associate. Quindi, l’importante è, se non si riesce a proseguire con l’allattamento al seno, che il latte venga somministrato dopo l’anno di età e, soprattutto, che sia quello “intero”, questo almeno fino ai 3 anni. Il passaggio dal latte materno o artificiale a quello “vaccino” deve essere graduale, magari, inizialmente diluito con un pò di acqua naturale, secondo le indicazioni che vi fornirà il pediatra. A partire dal quarto anno, il bambino può passare al latte parzialmente scremato. Solitamente questo passaggio al latte vaccino non genera alcun problema nei bambini, la cosa importante è informare il pediatra sui vari passaggi che si intende effettuare e confrontarsi con lui, prima di prendere qualsiasi decisione.

Latte vaccino prima dell’anno di vita

Come già detto, prima dell’anno di vita (e anche dopo) la condizione più adatta sarebbe continuare ad allattare al seno il bambino il più a lungo possibile. Ma se questo non è possibile, il consiglio è quello di evitare il latte vaccino prima dell’anno di vita e di ricorrere, sempre dopo averne parlato con il pediatra, al latte di proseguimento.

Armocromia: cos’è e come funziona

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armocromia

Ogni volta che uscite per fare shopping sembra che nessun colore vi doni? Non riuscite a staccarvi dal look total black da anni? Forse quello di cui avete bisogno è una consulenza di armocromia. Per chi non lo sapesse, si tratta di una disciplina che studia la nostra palette naturale per aiutarci a trovare i colori più adatti a noi. In questo modo esaltare la nostra bellezza diventa ancora più semplice e, di conseguenza, anche lo shopping. Ma come funziona l’armocromiae come scoprire a quale “stagione” si appartiene? Ecco tutto quello che bisogna sapere prima di uscire a fare shopping.

Armocromia: che cos’è è come funziona

L’armocromia, come detto, si occupa di studiare i nostri colori in modo da capire quali sono quelli più indicati per il nostro make up e abbigliamento. Non solo colore di occhi, capelli e pelle, ma anche sottotono e sfumature che, ai meno esperti, possono facilmente sfuggire. Lo specialista in armocromia, spesso un consulente d’immagine, ha quindi il compito di analizzare l’insieme dei colori che ci caratterizzano. Una volta fatto ciò, passa a incasellarci in una cosiddetta “stagione”. Ogni stagione ha, a sua volta, delle sottocategorie più specifiche. In base a questa classificazione, che può variare leggermente da consulente a consulente, possiamo stabilire qual è la nostra palette ideale. Ciò si dimostra particolarmente utile per capire qual è il nostro colore ideale, per esempio, da usare come ombretto o quali sono i toni che più si addicono al nostro incarnato. Una volta compreso a quale stagione apparteniamo fare shopping diventerà un gioco da ragazzi e, ancora più importante, potremo finalmente fare spazio nell’armadio eliminando tuttociò che non è “in stagione”.

Armocromia stagione: armocromia inverno, armocromia autunno, armocromia estate, armocromia primavera

Come anticipato, esistono quattro stagioni principali e le relative sottocategorie. A grandi linee possiamo affermare che fanno parte dell’Estate le persone bionde con un sottotono della pelle freddo e una bassa intensità cromatica. Per queste persone i colori più indicati sono i toni pastello e cipriati, o comunque delicati. Anche chi appartiene all’Inverno sarà caratterizzato da un sottotono freddo, ma al contrario delle Estati avrà un’altissima intensità cromatica. Di solito questo si traduce in pelle chiara o olivastra e capelli scuri o castani. Qualche esempio? Megan Fox o Salma Hayek. Le Inverno danno il massimo con i colori del melanzana, del verde scuro, del bordeaux e del nero.

Le persone appartenenti alle stagioni Primavera e Autunno hanno invece un sottotono della pelle caldo. Le Autunno possono essere bionde o castane con gli occhi che possono andare dal verde al nero, passando per il marrone. L’intensità è medio bassa, quindi con un basso contrasto cromatico. I colori che le Autunno dovrebbero prediligere sono quelli della natura: marrone, verde, ocra. Chi rientra nella Primavera, invece, spesso sono bionde con gli occhi chiari ed esaltano la loro bellezza con i toni brillanti. Un esempio di VIP Primavera è Chiara Ferragni.

A questi, come detto, si aggiungono altri parametri che ci portano a classificare in modo più specifico le stagioni in “profondo”, “soft” e “caldo”.

Inserimento asilo nido: come gestirlo al meglio

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inserimento asilo nido

Che sia per necessità o per scelta, per molti bambini arriva prima o poi il momento di lasciare per qualche ora le mura di casa e trascorrere del tempo all’asilo nido. Questo passaggio spesso è carico di ansie, aspettative, paure e tensioni. Tutti sentimenti che, nel bene o nel male, si ripercuotono sull’approccio del bambino alla novità. Come fare quindi per gestire al meglio l’inserimento al nido e i primissimi giorni del distacco? Ecco i consigli degli esperti.

Inserimento nido: come fare per non renderlo traumatico?

Spesso le educatrici degli asili nido ci informano che il trauma maggiore è quello vissuto dai genitori, piuttosto che dai bimbi. I bambini, per la loro stessa natura, sono più inclini ad accettare di buon grado i cambiamenti e adattarsi di conseguenza. Ciò non significa che il distacco non sia un momento cruciale. Di conseguenza, è bene affrontare questo momento così delicato con le giuste informazioni, in modo da renderlo un passaggio quanto più possibile naturale, fluido e “indolore” per ambo le parti. Uno dei principali consigli degli esperti è quello di preparare il bambino alla novità. Ciò si rende possibile specialmente nei bambini più grandi, ai quali si può spiegare con parole molto semplici e alla loro portata che cosa accadrà. Voce calma e rassicurante, prospettive positive ed entusiasmo sono le basi per instillare nei bambini prossimi al nido un senso di impazienza, piuttosto che di angoscia. Generalmente, tuttavia, si consiglia di introdurre i bimbi al nido verso gli 8 mesi. Ciò poiché verso il nono mese di vita i neonati sviluppano la cosiddetta paura dell’estraneo, quindi la strategia è quella di farli ambientare a persone sconosciute prima che sopraggiunga questa fase. In ogni caso, è importante (per quanto possibile) non forzare il distacco. Ogni bambino ha i suoi tempi, che vanno in ogni caso rispettati. Se il bimbo non dovesse dimostrarsi pronto per questa esperienza, è meglio aspettare, se le circostanze lo permettono, che abbia compiuto i due anni. Dopo quest’età infatti i bimbi sono generalmente più sicuri e pronti per esplorare.

Infine, un atteggiamento assolutamente da evitare è quello di scappare alla chetichella mentre il bambino è distratto. Ciò non farà altro che far aumentare la sua insicurezza e la sua angoscia: un momento fa non ero solo, ora sono solo. Meglio salutare sempre il bambino, assicurandolo che torneremo presto e che faremo tante belle attività insieme.

Come favorire l’ambientamento al nido da parte del bambino

Ecco alcuni consigli pratici per fare sì che i bimbi accettino più di buon grado l’inserimento al nido:

  • Instaurare una routine simile a quella del nido, ovvero una routine che comprenda pasti, attività e riposini. Non dev’essere una routine rigida, ovviamente, ma può aiutare a ritrovare nel nido una sequenza di eventi conosciuta e, quindi, rassicurante.
  • Favorire la socializzazione con i coetanei in modo graduale.
  • Essere positivi e fiduciosi: innanzitutto perché i bambini sono estremamente empatici e percepiscono le nostre ansie e le interiorizzano. In secondo luogo, perché avere fiducia nel personale dell’asilo nido aiuterà i genitori ad accettare il distacco in modo più sereno.
  • Dedicare tempo di qualità al bambino una volta uscito dal nido, in modo da “compensare” l’assenza con giochi da fare insieme, poiché il tempo e le attenzioni che diamo ai nostri piccoli sono molto più importanti (e apprezzate) di qualsiasi regalo materiale.

Come cuocere la carne rendendola morbida e succosa

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Nel preparare una bistecca in padella o alla griglia, capita di sbagliare e di non riuscire a masticarla per quanto è dura. “La carne può indurirsi per due motivi: le nervature presenti nelle fibre muscolari ed una cottura sbagliata” spiega il titolare di Damiano Carni. Prima di cuocerla, bisogna procedere con la battitura della carne per ammorbidirla. Per il resto, la cottura deve essere realizzata ad hoc.

Come cuocere la carne rendendola morbida e succosa? Semplici passaggi e piccoli segreti in cucina possono rendere più teneri e piacevoli al palato anche tagli di carne meno pregiati e fibrosi.

Come cuocere la carne rendendola morbida e succosa con la battitura

La battitura è un metodo classico e sempre efficace. Basta avvolgere le fettine o bistecche di carne tra due fogli di pellicola alimentare trasparente, adagiarle su un tagliere e batterle con un movimento dall’interno verso l’esterno. In tal modo, le nervature presenti nelle fibre muscolari si romperanno e si allargheranno.

Con il corretto utilizzo del batticarne, la fettina risulterà più sottile e morbida. La pellicola trasparente serve a proteggere la carne ed evitare che gli schizzi sporchino la cucina. C’è chi, anziché utilizzare il batticarne, preferisce colpire la fetta di carne con il carpo della mano dall’interno verso l’esterno.

Questa tecnica è indicata per preparare cotolette, involtini, arrosti o per grigliare bistecche, filetti di pollo o maiale.

Tipi di cottura per ammorbidire la carne

Una cottura realizzata ad hoc consente di portare a tavola un secondo di carne morbido e succoso anche senza utilizzare il metodo della battitura.

La cottura lenta in padella a fuoco basso darà tutto il tempo al tessuto connettivo delle fibre muscolari di sciogliersi rendendo la carne tenera e succosa. Durante la cottura, per evitare che si secchi si può aggiungere brodo, vino o acqua.

La cottura alla griglia, indicata per bistecche e carni ricche di grassi, è un altro metodo per rendere tenera la carne ma non bisogna esagerare con i tempi. L’elevata temperatura consente al grasso di fuoriuscire ammorbidendo la bistecca e rendendola più leggera. La carne alla griglia deve essere a temperatura ambiente prima di cucinarla.

Sale grosso e bicarbonato

Per insaporire la carne bisogna aggiungere il sale grosso a metà cottura facendola rosolare. Non va mai aggiunto ad inizio cottura perché la carne rischierebbe di asciugarsi troppo, perdere sapore e rimpicciolirsi. In questo modo, invece, sarà tenerissima.

L’alternativa al sale è il bicarbonato, da aggiungere quando si arriva ad un terzo della cottura della carne.

Un metodo antico che richiede l’utilizzo del sale è indicato per pezzi di carne spessi almeno 4 cm. Lo spessore consentirà di creare una crosticina esterna che servirà a preservare la cottura interna. E’ necessario cospargere di sale grosso entrambi i lati lasciando riposare per almeno 3-4 ore per eliminare l’acqua in eccesso e mantenere grassi e proteine. Più la carne resterà sotto sale (fino ad un massimo di 24 ore), più risulterà tenera dopo la cottura. Successivamente, la carne andrà sciacquata ed asciugata bene prima di procedere con la cottura.

Marinatura della carne per ammorbidirla

Il metodo della marinatura acida è indicato per tagli di carne più sottili, in particolare se si intende preparare la cotoletta o la carne alla pizzaiola (con il pomodoro che ammorbidirà ancora di più la carne). La marinatura acida è a base di vino, aceto o agrumi, ovvero sostanze in grado di rompere le fibre muscolari rendendo la carne più tenera in cottura.

La carne va lasciata marinare in aceto e succo di limone per un’intera notte: oltre a renderla più tenera, la marinatura tende ad insaporirla.

Un’alternativa alla marinatura acida è la marinatura con la purea di frutta che sfrutta il principio di intenerimento enzimatico. La frutta più indicata per questo metodo è quella acida come kiwi, papaya, ananas. I kiwi sono da preferire in quanto hanno un gusto più neutro e non insaporiscono eccessivamente la carne. Usando l’ananas si rischia di trasformare la carne in una poltiglia se marinata troppo a lungo in quanto questo frutto contiene bromelina.

Il frutto acido prescelto va ridotto in purea. Ogni fetta di carne sistemata in un contenitore di vetro va ricoperta con 2 cucchiai di purea, dopodiché il tutto andrà coperto con una pellicola trasparente alimentare lasciando marinare per almeno un giorno.

Fine degli allevamenti e boom delle alternative vegetali: come cambierà la dieta nel 2050

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In tanti se lo stanno chiedendo, quasi come se fosse un gioco, eppure il nostro futuro, dal punto di vista alimentare, come sottolineato dalla ricerca che ha trovato spazio sul blog del casinò online di Betway, non è mai stato più chiaro.

Sul blog L’insider, infatti, è stato pubblicato un approfondimento molto interessante, che prova capire quali saranno i cibi che si consumeranno più abitualmente nel 2050. Sono numerosi i fattori che spingeranno verso un cambiamento che, a questo punto, non si può che definire inevitabile. Sono essenzialmente tre gli aspetti che stanno trascinando gli umani a dover modificare la propria alimentazione. In primis, la questione legata all’inquinamento climatico e alla necessità di ridurre le emissioni nocive nell’ambiente intorno a noi, ma senza dimenticare anche altri due fattori importanti, ovvero l’aumento dell’obesità e della popolazione globale che, nel 2050, dovrebbe toccare quota 9,7 miliardi di persone.

Stop agli allevamenti, ma anche a uova e latticini

Uno dei cambiamenti più importanti che avverranno entro il 2050 è sicuramente quello che riguarda gli allevamenti di bestiame, un sistema che, in base a quanto è stato messo in evidenza da parte degli esperti,

Non solo, dal momento che i latticini dovranno essere man mano eliminati e poi lasceranno il posto a delle alternative vegetali. DI conseguenza, si utilizzerà spesso e volentieri noci, soia, ma anche canapa e avena. Sarà un settore che crescerà in misura impressionante, ma fin da ora sta già dimostrando di affascinare un numero sempre maggiore di persone, anche per via dell’ottimo lavoro che viene svolto da parte di Eat Just ed Evo Foods.

Il prossimo boom della carne coltivata in laboratorio

C’è un Paese in cui ha già preso il via una tendenza che probabilmente si intensificherà nel corso dei prossimi anni. Stiamo facendo riferimento alla carne che viene coltivata in laboratorio, la cui produzione avviene sulla base di specifici bioreattori. Scordiamoci, di conseguenza, gli allevamento di massa e la macellazione degli animali, dal momento che il futuro sarà, volente o nolente, in laboratorio.

Da qualche parte sul pianeta, nello specifico in quel di Singapore, la pratica della vendita di carne realizzata e coltivata in laboratorio ha già ricevuto l’ok e le dovute autorizzazioni. Non deve affatto sorprendere, quindi, come questo trend comincerà a crescere in misura importante nel corso dei prossimi anni. Sono diverse le startup che si stanno dando già battaglia ora per prendere le redini di questo mercato che diventerà estremamente redditizio.

Microrganismi e stampa 3D

La dieta nel 2050? Senza ombra dubbio le esigenze saranno le medesime, ma i cibi un po’ meno la rivoluzione copernicana che avrà ad oggetto il settore foodtech sarà trascinata anche da una coltivazione sempre maggiore di microrganismi. Nello specifico, stiamo ovviamente facendo riferimento a funghi, microalghe, alghe, lieviti e batteri che saranno un’importante fonte di proteine. Dalla loro parte c’è un anche un vantaggio da non sottovalutare, ovvero il fatto di non contenere quei grassi saturi che invece fanno parte spesso di diverse tipologie di carne e di latticini.

C’è da mettere in evidenza un aspetto che in molti cominceranno a sollevare. Senza tutti i cibi che mangiamo al giorno d’oggi, non si correrà il rischio che le nostre tavole saranno decisamente più grigie e spente? Ed è qui che spunta la novità, dal momento che si farà un uso sempre più largo della tecnologia di stampa 3D, che verrà impiegata molto più di frequente per riuscire a replicare la consistenza, così come i sapori, ma pure il gusto del cibo che si conoscono attualmente

Quando è il momento giusto per presentare un nuovo partner ai tuoi figli?

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Per le mamme single giunge spesso un momento in cui la voglia di avere di nuovo un partner accanto si fa sentire. Capita anche che questo desiderio si scontri con il timore di destabilizzare i propri figli, lasciando molte donne alle prese con dubbi e sensi di colpa. Avere dei bambini non significa però dover dimenticare completamente se stesse e le proprie necessità emotive. Vediamo allora in quali situazioni è appropriato presentare un nuovo partner ai propri bambini, e qual è il modo più delicato e positivo per farlo.

Frequentazioni e incontri senza impegni

A volte capita di innamorarsi di qualcuno senza averlo programmato, mentre altre si può invece cercare attivamente un nuovo partner o qualcuno da frequentare tramite appuntamenti al buio o siti per incontri. Non tutte vogliono necessariamente una storia seria, ma magari preferiscono almeno inizialmente tastare il terreno con incontri senza impegni, Senzapudore permette di indicare chiaramente il tipo di relazione che cerchi, così da evitare malintesi. Se punti a una frequentazione che porti a una relazione a lungo termine, può essere una buona idea menzionare fin da subito la presenza di figli, così da incontrare persone aperte a questa situazione.

Sia nel caso di incontri occasionali che di frequentazioni appena sbocciate, non c’è bisogno di parlarne con i bambini: incontrare diversi “amici di mamma” potrebbe confonderli o creare stress inutile. Quando organizzi un appuntamento i bambini possono restare con una baby sitter, oppure andare a giocare a casa di un amichetto. Se c’è la possibilità che la serata vada per le lunghe, meglio ancora portarli a dormire dai nonni o dal papà: potrai così goderti l’appuntamento a cuor leggero, sapendo che i piccoli sono tranquilli.

Relazione seria e a lungo termine

Diciamo che la frequentazione iniziale è stata un successo, le chat ti hanno conquistata, i suoi messaggi del buongiorno ti fanno sorridere. Tu e il tuo partner vi vedete da un po’, e inizi a pensare che le cose potrebbero durare, così ti chiedi: dovrei presentarlo ai bambini? Per prima cosa, alcuni segnali possono suggerirti il migliore modo di agire.

Innanzitutto, è fondamentale che il tuo partner abbia rispetto per il tuo ruolo di madre, soprattutto se non ha a sua volta dei figli. Se accetta senza problemi cancellazioni dell’ultimo momento quando il piccolo ha il raffreddore, se capisce che per una mamma è difficile pianificare senza preavviso, e in generale comprende le tue priorità, è un buon segno. Allo stesso tempo, accertati del suo comportamento con i bambini, e nota se ha un interesse quando parli dei tuoi, o se cerca di cambiare argomento.

Infine, è importante che entrambi siate seri riguardo alla relazione, e che il tuo partner abbia espresso il desiderio di fare parte della tua vita e della tua famiglia. Se avete le stesse idee riguardo al futuro, dopo qualche mese di frequentazione seria potrebbe essere il momento del test più importante e di fare le presentazioni ufficiali.

Consigli per presentare un nuovo partner ai figli

Quando è giunto il grande momento, alcuni accorgimenti possono aiutarvi a mettere a proprio agio i bambini, così che non provino paure o insicurezze e che possano iniziare a conoscere il tuo partner a poco a poco.

Calmare i timori dei bambini

Nel sentire che c’è una nuova persona importante nella tua vita, la prima reazione dei bambini potrebbe essere una paura dell’abbandono. Per questo, la prima cosa da fare è rassicurarli, far sapere loro quanto li ami e quanto sono importanti, e che qualunque cosa succeda ci sarai sempre per loro. Puoi poi introdurre con onestà l’argomento, dicendo che c’è una persona che per te è importante e che vorresti la conoscessero. Non temere di mostrare il tuo entusiasmo per il nuovo partner: vedere che questa persona ti rende felice può essere un primo passo per far sì che i bambini accettino la situazione con maggiore positività.

Idee per il primo incontro

La situazione ideale per un primo incontro è organizzare un’attività divertente da fare tutti insieme, magari per un paio di ore all’aria aperta. Meglio evitare le presentazioni troppo formali, tutti seduti intorno al tavolo guardandosi negli occhi, e mantenere le cose casuali per alleggerire la pressione. Un pomeriggio al parco divertimenti, un picnic all’aperto oppure qualche round di giochi da tavolo possono essere idee da provare per aiutare i bambini a essere a proprio agio e trascorrere ore piacevoli con te e il tuo nuovo partner.

Continua sempre ad ascoltare

Prenditi il tempo per introdurre a poco a poco il tuo partner nella famiglia, osservando il comportamento dei bambini. Rassicurali di frequente e incoraggiali se vogliono esprimere i loro sentimenti a riguardo. Non essere impaziente: può volerci del tempo prima che abituino al tuo partner, e mostrarti presente e attenta li aiuterà a farlo.

Riaprirsi all’amore per le mamme può essere difficile, ma ne vale la pena. Un incontro con una persona speciale può essere un’occasione di crescita interiore importante anche per i bambini.

I codici sconto di Farmaè per più di 40mila articoli di bellezza

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Il brand Farmaè è un punto di riferimento per la vendita online di farmaci da banco e prodotti di cosmesi. Il merito è soprattutto della vastità del suo catalogo, in virtù di un assortimento che si compone più o meno di 40mila prodotti. Una vasta gamma di articoli che spazia dai prodotti di bellezza agli ausili ortopedici, passando per i cosmetici e gli integratori dietetici. I codici sconto farmaè, per altro, permettono di imbattersi in articoli di qualità a prezzi davvero convenienti: si possono trovare facilmente in Rete e offrono occasioni di risparmio che meritano di essere colte al volo.

Perché scegliere Farmaè

Affidarsi a Farmaè vuol dire poter approfittare di tutta la praticità che viene assicurata dagli acquisti effettuati in Rete: si può fare shopping in qualunque momento della giornata e in qualsiasi posto ci si trovi, avendo la certezza di farsi recapitare i prodotti desiderati direttamente a casa. La vendita online è proprio il tratto distintivo su cui punta questo marchio, che in ogni caso è presente anche con negozi fisici, in modo da raggiungere tutti i clienti. Stiamo parlando di un brand leader nel settore della salute e del benessere: anzi, per essere più precisi si tratta del primo retailer online del nostro Paese, con ben 10 categorie di prodotti e un totale di oltre 39mila referenze. Questo vuol dire poter scegliere tra tantissimi articoli e beneficiare di un servizio di alta qualità.

Farmaè: tutti i buoni motivi per conoscerlo

Viareggio è la città in cui ha preso il via l’avventura di Farmaè, ed è proprio nella località toscana che si possono visitare due negozi di questo marchio. altri ce ne sono a Livorno e a Sarzana, ma anche all’interno di strutture ospedaliere della Toscana, in modo da andare incontro – anche fisicamente, oltre che in senso metaforico – ai clienti e alle loro esigenze. La storia di Farmaè è cominciata nel 2014 grazie allo spirito di iniziativa di Alberto Maglione e di Riccardo Iacometti, due imprenditori che hanno intuito come il mondo delle vendite online rappresentasse il futuro del business. Ebbene, sono stati sufficienti appena 4 anni perché il brand riuscisse a raggiungere una quotazione a Piazza Affari, alla Borsa di Milano.

Da Farmaè a Beautyè

La crescita di Farmaè ha portato, poi, nel 2019 alla nascita di un altro progetto che ha ottenuto un successo ancora più evidente: stiamo parlando di Beautyè, un’iniziativa che punta su prodotti di bellezza. A Viareggio c’è un intero negozio che è dedicato unicamente a questo settore. L’azienda, così, ha dimostrato di essere una compagnia cross-channel, e grazie al sito web di Beautyè una parte di clienti attivi si è spostata sulla nuova piattaforma. Qui vengono messi a disposizione accessori per il make-up e trucchi, ma anche prodotti per la cura dei capelli e del corpo.

Che cosa sono e come devono essere utilizzati i codici sconto Farmaè

Grazie ai codici sconto Farmaè, fare shopping online diventa davvero conveniente. Questi sono link o codici formati da leggere e numeri che vengono distribuiti con il benestare delle aziende produttrici. Per usarli e servirsene è sufficiente digitarli, o copiarli e incollarli, nel momento in cui si effettua il pagamento con il carrello. A volte gli sconti sono in percentuale, mentre in altri casi sono in cifra. Nel caso dei link, si viene diretti a una pagina in cui vengono proposte delle offerte speciali che però hanno una scadenza da rispettare. In effetti nessun codice sconto è valido in eterno, e per tutti è previsto un limite di tempo entro il quale è necessario avvalersene: meglio affrettarsi, insomma.

Il sito Scontiebuoni.it

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Come aiutare una neo mamma: alcuni consigli

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come aiutare una neo mamma

Quando arriva un neonato in casa, i primi giorni, così come i primi mesi, diventano molto impegnativi. La quotidianità si stravolge completamente e la neomamma e il bambino devono imparare a conoscersi e trovare insieme un equilibrio. Non tutte le situazioni sono uguali, così come non lo sono tutti i bambini, ma, nella maggior parte dei casi, soprattutto inizialmente la neo mamma sarà portata a dedicare tutte le attenzioni al piccolo e a trascurare i suoi di bisogni. Al tempo stesso, quando arriva un bambino, la voglia e l’impazienza di conoscerlo fanno da padrona, dimenticando, involontariamente e senza alcuna cattiveria, che la mamma ha appena vissuto un parto e un nuovo inizio molto delicato. Tutti vogliono conoscere il piccolo e, volente o nolente, i neo genitori si trovano la casa invasa di parenti e amici, che con tutto il piacere di vederli e mostrargli il nuovo arrivato, molto spesso si trovano sopraffatti da tutto il trambusto. Vediamo insieme come poter essere di aiuto ai neo genitori, in particolare alla neo mamma, quando arriva un neonato in casa.

Come aiutare una neo mamma: cosa non fare

Subito dopo il parto, i primi giorni la mamma e il figlio si trovano in ospedale, completamente accuditi e sorvegliati. Tutto questa sensazione ovattata cambia però quando si fa ritorno a casa. La mamma non si sente più protetta e rassicurata dal personale sanitario e, in più, si trova a dover fare i conti anche con il resto che al circonda, tra cui, il prendersi cura della casa e, di altri bambini, qualora ne avesse. Molto spesso ci si sente dire la frase “Riposati quando il bambino dorme” oppure “Lascia stare la casa, stai con il tuo bambino“, tutte frasi molto belle e dette con le migliori intenzioni, ma, chi è già stata una mamma sa che non sono assolutamente realizzabili. La casa, così come la vita della neo mamma devono andare avanti e non è possibile stoppare tutto, soprattutto se il marito è rientrato a lavoro e la neo mamma si trova la maggior parte del giorno sola in casa. Quindi, in questi casi, la cosa migliore è evitare i luoghi comuni e di rivolgersi alla mamma con superiorità, come se chi parla avesse sempre la verità in tasca. Ogni bambino poi è diverso, quindi anche un consiglio dato perché sperimentato dalle persone in questione non è detto che sia risolutivo anche per le altre mamme.

Come aiutare una neo mamma: cosa fare

Una neo mamma sicuramente apprezzerà soprattutto all’inizio la compagnia e il non essere lasciata da sola, ma, tutto questo, deve essere fatto nel pieno rispetto suo e del neonato. Quindi, ecco alcuni consigli da seguire su come aiutare una neo mamma:

  • non presentarsi all’improvviso pensando di fare una sorpresa. Chiedere sempre prima alla neo mamma quali sono gli orari in cui preferisce ricevere visite, rassicurandola che, in caso di cambiamento di orari del piccolo, la persona non si offenderà qualora le venisse chiesto di passare in un giorno o orario diverso da quello concordato,
  • preparare per la neo mamma qualche pietanza monoporzione già pronta da poter surgelare e conservare a lungo termine. Così si sentirà più leggera nel momento dei pasti, non avendo il tempo di dedicarsi alla cucina, le basterà scongelare una porzione e scaldarla,
  • offrirsi, senza sembrare invadenti di aiutarla con la gestione della casa. Soprattutto, durante le visite, offritevi di preparare voi un caffè per gli ospiti, così che la mamma possa godersi la compagnia.

Piedi scalzi e raffreddore: c’è un collegamento?

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piedi scalzi e raffreddore

Quante volte i neo genitori si saranno sentiti dire dai loro genitori e nonni e, di riflesso, lo avranno ripetuto ai propri figli, “Non camminare a piedi scalzi che ti prendi il raffreddore”? Sicuramente tante, visto che si tratta di una credenza popolare che va avanti d molto tempo. Sono diverse le scuole di pensiero a riguardo, anche perché nella vita di tutti i giorni i nostri figli escono di casa, sudano, giocano, vanno a scuola e vedono altri bambini, di conseguenza, il raffreddore potrebbe presentarsi anche per altre cause e non necessariamente collegate all’abitudine di passeggiare in casa con i piedi scalzi.

Piedi scalzi e raffreddore in estate

Durante il periodo estivo con le temperature molte alte, l’idea di poter camminare per casa senza indossare ciabatte e calzini rappresenta sicuramente un grande aiuto per combattere il caldo. Poggiare i piedi nudi a contatto diretto con il pavimento fresco contribuisce sicuramente a percepire quella sensazione di freschezza, che all’esterno non è possibile provare. In estate comunque, camminare scalzi non comporta alcun rischio, considerando che anche il contagio del virus del raffreddore diminuisce notevolmente. Anzi, quando fa caldo è importante evitare di rischiare con un comportamento contrario: un abbigliamento troppo pesante rispetto alla stagione che si sta vivendo rischia di portare il bambino a sudare eccessivamente e, da li, a rischiare un raffreddamento. Ovviamente, si tratterà di un raffreddamento non riconducibile al camminare scalzi in casa, bensì, all’esposizione di parte del copro sudate alle correnti di aria.

Piedi scalzi e raffreddore in inverno

Dunque, se in estate camminare a piedi scalzi può essere un’abitudine normale, vediamo cosa accade, invece, nei mesi più freddi dell’anno, come l’inverno e l’autunno. In questo periodo è consigliato camminare a piedi scalzi? Allora, soprattutto per i più piccoli, è sempre raccomandato camminare, ovviamente dove possibile, a piedi scalzi, senza scarpe o calzini, proprio per favorire un corretto sviluppo del piede e della postura, ma vediamo se la stessa raccomandazione trova dei limiti causati da temperature basse. Ci sono diverse scuole di pensiero, c’è chi sostiene che tra il camminare a piedi scalzi e il raffreddore ci sia un collegamento e chi, invece, sostiene che il freddo potrebbe agevolare il passaggio del virus del raffreddore nel proprio corpo, ma sicuramente non ne è la causa principale.  Vediamo insieme le due diverse scuole di pensiero:

  • Girare a piedi scalzi provoca il raffreddore: secondo alcuni studi riportati su un campione di persone, il raffreddamento di alcune parti del corpo (tra cui i piedi), può provocare una vasocostrizione riflessa delle vie respiratorie.
  • Girare a piedi scalzi NON provoca il raffreddore: essendo il raffreddore una malattia virale, di conseguenza, non può essere causata dal raffreddamento di una parte del corpo. Al massimo il raffreddamento di una parte del corpo può provocare una vasocostrizione periferica, che permetterebbe al virus del raffreddore di superare più facilmente le difese del naso.

Piedi scalzi e raffreddore cosa fare

Tra i vari detti popolari ricordiamo anche il “Prevenire è meglio che curare“, quindi almeno finché non ci sarà una risposta univoca al collegamento tra raffreddore e piedi scalzi, si suggerisce di evitare il raffreddamento di alcune parti del corpo durante i mesi freddi.

Regali per donna incinta

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Sei alla ricerca di un regalo donna incinta, perfetto per una tua amica o parente in dolce attesa? In questo articolo vorrei darti qualche suggerimento, raccontandoti un pezzettino della mia storia.

Avevo già un bel pancione quando una delle mie amiche mi regalò un gioiello molto particolare. Mi spiegò che era un “chiama angeli”. Mi piacque subito perché la catenina era abbastanza lunga da far sì che il ciondolo, di forma sferica, arrivasse proprio sopra la mia pancia, sulla quale, muovendomi, rotolava da una parte all’altra, emanando un lieve tintinnio. Ecco, quello era il richiamo per l’angelo che avrebbe protetto me e la mia bambina.

Cos’è il “chiama angeli”?

Siccome da sempre ci piace attingere dalle culture straniere, negli ultimi anni ha trovato grande diffusione questo ciondolo tintinnante, in arrivo dalla tradizione messicana, che gli attribuisce qualità benefiche e protettive per chi lo indossa. La bola è infatti il gioiello che le donne messicane donano alle loro figlie in dolce attesa, con l’augurio che protegga la futura mamma e il suo bambino. Lo xilofono contenuto nel piccolo gioiello sferico, tintinnando a ogni movimento, è un richiamo per l’Angelo Custode, che, attratto dal dolce suono, veglierà sulla futura mamma e sul bambino che ha in grembo.

C’è tanta dolcezza in questa narrazione, non trovi? Nonostante non mi sia stato regalato dalla mia mamma e nonostante la mia amica non sia messicana, ricevendo in dono il “chiama angeli” mi sono sentita protagonista di una leggenda bellissima, lieta che una persona a me cara, con un piccolo gesto simbolico, stesse regalando a me e alla mia bimba amore e protezione (grazie, cara amica mia!).

Un tintinnio benefico

Il “chiama angeli” non serve solo per “attirare l’attenzione” dell’Angelo Custode e dare alla mamma la sicurezza di cui ha bisogno durante i mesi della gravidanza, ma ha effetti anche sul piccolo che sta crescendo nella pancia: non dimentichiamo che, dalla diciannovesima/ventesima settimana, è in grado di percepire i suoni che arrivano dal mondo esterno. Il tintinnio del “chiama angeli” lo raggiunge ogni volta che la mamma si muove, facendo involontariamente scivolare il ciondolo sulla sua pancia. Una volta nato, il piccolo continuerà a riconoscere quel suono rassicurante, tant’è vero che le mamme sono solite appenderlo sulla sua culla per calmarlo e facilitarne il sonno.

La cosmesi solida, il regalo perfetto per una donna in gravidanza

Un altro regalo molto gettonato per le donne in attesa sono i prodotti per la cura del corpo.

Se ultimamente hai prestato attenzione, ti sarai accorta che moltissime aziende, anche molto famose, che producono cosmetici, hanno iniziato a creare prodotti solidi. A parte i comuni saponi per le mani, sul mercato si trovano shampoo, balsami per i capelli e per il corpo e detergenti con finalità specifiche non più liquidi, ma concentrati in forme anche molto divertenti e sfavillanti di colori golosi.

Il consiglio è di esplorare marche magari poco note, ma che utilizzano materie prime di qualità certificata, evitando come la peste ingredienti chimici, microplastiche e modalità di produzione industriale.

Cercando in Rete o entrando in un negozio specializzato, ti imbatterai in un’esplosione di colori e di profumi. Scegli, tra i prodotti di qualità e approvati dalle rigorose normative europee, ciò che ti ispira di più, orientandoti su burri nutrienti e rigeneranti (come il burro di cacao e il burro di karitè) che, spalmati sulla pelle bagnata, rilasceranno le loro essenze profumate. Sono certa che la futura mamma a cui farai questo regalo ti sarà grata per il momento di assoluto benessere che le avrai regalato. E sono anche certa che almeno un paio di queste “delizie” resteranno nel tuo bagno!

Ti ricordo inoltre che questa tipologia di prodotti dura molto più a lungo rispetto alle confezioni liquide: niente sprechi e tanto rispetto per l’ambiente, recuperando tradizioni artigianali che, per fortuna, non sono andate perdute.

Su maperte.it ti proponiamo tante idee regalo, tra cui la rivista trimestrale Ma’PerTe, dedicata alle donne in gravidanza e a chi mamma lo è già.

Massaggio di coppia: perchè fa bene?

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Il contatto fisico di coppia è fondamentale per far sì che non vengano mai meno benessere e complicità. Potersi toccare, stabilire un contatto è importante nonché benefico per l’intero organismo. Basta pensare ad esempio che l’uomo usa da sempre le mani per poter alleviare dolori di ogni tipo. Ecco allora che parlare di massaggi in generale e di massaggi di coppia è tutt’altro che scontato. I massaggi, infatti, coinvolgono tutti e cinque i sensi e in alcuni casi possono trasformarsi in veri e propri massaggi erotici, ci avevate mai pensato? Proviamo a capire meglio perché un buon massaggio può essere il punto di partenza per ritrovare la giusta complicità di coppia.

Massaggio di coppia: come si svolge

Proporre un messaggio di coppia al proprio partner è sicuramente un’idea per vivere insieme un’esperienza all’insegna del relax. Questo tipo di massaggio è proposto ormai nella stragrande maggioranza dei centri benessere. Generalmente le due persone vengono invitate a stendersi in un ambiente rilassante in cui predominano le luci soffuse e la musica consona al momento. E’ fondamentale potersi rilassare ed entrare in piena sintonia con il proprio corpo.

I benefici del massaggio di coppia

Sottoporsi ad un trattamento di questo tipo aiuta la coppia a ritrovare un senso di benessere psicologico ed emotivo. Non è solo un semplice pretesto per trascorrere attimi romantici insieme, ma è fondamentale per vivere in coppia un momento stimolante che aiuti a staccare la mente e il fisico dalla routine quotidiana. Durante i trattamenti nelle spa o nei centri benessere, le mani degli esperti stimolano tutti i sensi e aiutano la coppia che vive le stesse sensazione grazie ad un ambiente unico nel suo genere.

E a casa? E’ possibile ricreare la stessa situazione anche tra le mura della propria casa?

Massaggio di coppia fai da te

Una volta che si sono provati i massaggi di coppia in una spa è inutile negare che si voglia ricreare prima o poi la stessa situazione anche a casa propria. Può capitare che nel corso del tempo le coppie più collaudate dimentichino il piacere di guardarsi teneramente negli occhi, stare vicini e toccarsi. Anche durante i rapporti sessuali spesso ci si concentra solo sull’atto in sé e questo è un errore grave. Le coppie, per non lasciarsi trascinare dalle classiche abitudini dovrebbero ritrovare il piacere di accarezzarsi, toccarsi e annusarsi, riscoprendo così il proprio corpo e soprattutto quello del partner. La schiena è sempre il punto di partenza per un buon massaggio dato che la colonna vertebrale è la parte del corpo in cui si accumula maggior tensione. Provate allora a far sdraiare il partner in posizione prona. Chi massaggia deve prima percorrere la colonna vertebrale con il pugno chiuso dal basso verso il basso e cercando di eseguire una leggera rotazione mentre si sale.

Altrettanto utile è massaggiare i piedi del partner, una vera coccola che consente di migliorare il contatto e rilassarsi a vicenda grazie a semplici movimenti circolari da compiere con le mani. Non dimenticate mai di chiedere al partner quale tipo di massaggio preferisce!

Figlio unico si o no?

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Figlio unico si o no?

Le famiglie di una volta, composte, oltre che dai genitori, anche da 7 o 8 fratelli, sono solo un lontano ricordo. Il famoso detto “dove si mangia in quattro si mangia anche in cinque“, ormai sembra non rassicurare le coppie di oggi. Secondo gli ultimi dati Istat riportati, sono sempre di più le coppie che decidono di non dare un fratello o una sorella ai loro primogeniti. Le motivazioni possono essere molteplici, ma, sicuramente tra quelle che rispecchiano un pò la quotidianità di tutti vi sono:

  • la difficoltà di trovare un lavoro stabile che possa garantire una serenità economica ai figli,
  • l’età media dei genitori si è notevolmente alzata. Se in passato, già intorno ai 25 anni, le donne vantavano diversi figli, oggi sono sempre di più le donne che decidono di metter su famiglia dopo i 35 anni
  • la vita frenetica che tutti siamo costretti a condurre. Se, una volta, era il padre a provvedere ai bisogni della propria famiglia, oggi, le donne lavorano e, purtroppo, non sempre sono supportate da contratti che le permettono di godersi serenamente la maternità

Per queste, e sicuramente, anche altre ragioni aumentano i figli unici. In alcune famiglie la scelta è serena e condivisa, mentre, in quelle dove non vi sono possibilità diverse, rimane la preoccupazione di lasciare il proprio figlio da solo, senza una spalla che lo sosterrà per il resto della vita, con il timore che possa sviluppare un carattere più chiuso e solitario rispetto a chi, invece, vive quotidianamente con un fratello o una sorella. Ma è realmente così? vediamolo insieme.

Figlio unico si o no?

Al giorno d’oggi, i figli hanno sempre maggior bisogno di attenzioni e di aiuti da parte dei propri genitori. Per questo, molte coppie, decidono di concentrare esclusivamente su un unico figlio, per dargli tutte le possibilità che altrimenti, dovrebbe condividere con un altro membro della famiglia. Lo scopo di ogni genitore è quello di garantire al proprio bambino la possibilità di fare sport e di frequentare le migliori scuole e università. Obiettivi sicuramente più raggiungibili se bisogna fare i conto con un solo bambino. Qui, seppure motivazioni assolutamente condivisibili ecco spuntare il dubbio che il figlio in questione, possa presentare a distanza di anni la sindrome del figlio unico. Ovviamente, non esiste nessuna evidenza scientifica sull’esistenza di questa sindrome. Ovvio che essere figli unici comporta avere tutte le attenzioni su di se e questo potrebbe portare il piccolo a sentirsi troppo il centro del mondo. Qui, entrano in gioco i genitori che, con il supporto del resto della famiglia, nonni e zii, devono comportarsi in modo che il bambino si senta seguito ma sempre puntando all’autonomia e non al narcisismo. È importante spingere il bambino alla socializzazione, dandogli la possibilità di relazionarsi con i propri compagni di scuola, e frequentando amici con cui condividere le proprie passioni. Inoltre, molto spesso, i figli unici, appunto perché non si sono mai sentiti in competizione con altri bambini, tendono a essere più generosi con gli altri e a non cercare lo scontro. Non vi è una legge esatta che permetta di entrare nella psicologia del figlio unico, è però, giusto ricordare che ogni bambino è diverso dagli altri e che l’obiettivo principale deve essere sempre quello di pensare al suo equilibrio e mantenerlo nel migliore dei modi.

La dipendenza da droghe e il pericolo delle ricadute

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Uno degli aspetti più infidi delle dipendenze è il rischio di ricaduta. Infatti è pericoloso pensare di essere guariti una volta per tutte, poiché è possibile sprofondare nuovamente nel tunnel se non si fa attenzione a determinati stimoli.

Questa minaccia è insita in tutte le sostanze stupefacenti, non solo la cocaina ma anche altre droghe come la marijuana, l’hashish e i cannabinoidi di sintesi. Senza dimenticare l’eroina e gli allucinogeni, che hanno effetti terribili sul corpo e sulla psiche.

Per fortuna ci sono degli specialisti che seguono il paziente anche dopo il percorso di riabilitazione, proprio per scongiurare eventuali ricadute. È il caso del centro di disintossicazione San Nicola di Arcevia, in provincia di Ancona: un autentico fiore all’occhiello del territorio, celebre in Italia e all’estero per i suoi metodi all’avanguardia.

Il team del San Nicola è esperto nel trattamento delle dipendenze: da droga, da alcool, da internet e così via. Si utilizzano varie tecniche, dalla terapia cognitivo-comportamentale alla mindfulness, per accompagnare le persone verso la guarigione.

Dopo la residenza, durante la quale avviene la disintossicazione – e si lavora per una migliore comprensione della propria dipendenza e di come affrontarla – si è assistiti con incontri regolari in presenza oppure a distanza. In tal modo, è più facile evitare le ricadute.

In cosa consiste la ricaduta

La ricaduta in sé e per sé non è altro che una nuova assunzione della sostanza. Tuttavia il problema si profila già da prima: nella mente si attivano diversi meccanismi, gli stessi che avevano portato, all’inizio, all’insorgere della dipendenza.

Cambiano gli atteggiamenti e i comportamenti, spesso senza che l’individuo se ne renda conto. Non di rado quando accade è già troppo tardi: le dinamiche sono avviate, ed è frequente la successiva ricerca della droga (che sia cocaina, cannabis o altro).

In questi momenti è molto utile una buona conoscenza di sé. È più semplice, così, comprendere in anticipo ciò che sta succedendo. È meglio che a supportare l’introspezione ci sia un professionista del settore, uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Le cause della ricaduta

La ricaduta può essere provocata da cause interne oppure esterne.

Cominciamo con le seconde. L’ambiente è pieno di stimoli potenziali che conducono alle ricadute: a volte basta soltanto un odore, un’immagine, una scritta che si legge su un cartellone in strada ecc. Per questa ragione è importante tenersi alla larga da tutti gli elementi scatenanti.

È fondamentale, poi, mettere da parte tutte le altre sostanze, perché la ricaduta non è necessariamente legata alla droga “di partenza”. Facciamo un esempio: chi è dipendente dalla cocaina dovrebbe evitare anche l’alcool, la marijuana e così via. I meccanismi che si generano nel cervello sono più o meno gli stessi, al di là della tipologia di prodotto che si assume.

E per quanto riguarda i fattori interni? Capita che la ricaduta abbia origine da una sensazione o da un’emozione. Uno stato di tristezza o di apatia, di nervosismo o di agitazione, che spinge a riprendere la droga per trovare sollievo. Quest’ultimo, ovviamente, sarebbe solo temporaneo, e il problema si ripresenterebbe punto e a capo.

Come riconoscere una ricaduta

Poiché l’atto di drogarsi è lo step finale della ricaduta, è essenziale saper individuare tutte le condizioni precedenti.

In questo ci aiutano due studiosi, Gorsky e Miller, che descrivono i passi che segnano l’avvicinarsi della ricaduta. La persona inizia a rifiutare i trattamenti, affermando di non averne più bisogno: dà per scontato che la dipendenza sia finita, e per così dire “abbassa la guardia”.

La negazione è un’avvisaglia delle ricadute. In situazioni di stress è possibile sentire il desiderio della sostanza psicotropa, che non va mai trascurato anche se in principio è poco intenso.

Spesso, prima della ricaduta vera e propria, ci si isola dagli eventi sociali e si tralasciano gli impegni quotidiani. Non si rispettano gli orari del sonno e quelli dei pasti, non ci si dedica all’igiene del corpo. In altri termini si perde la struttura, una conseguenza molto diffusa tra coloro che soffrono di una dipendenza.

Se si va avanti senza cercare aiuto, si incrementano l’ansia e l’irrequietezza. Diminuisce la lucidità, si agisce in maniera irrazionale. Alla fine, si assume di nuovo la droga nella speranza di stare meglio psicologicamente. E il circolo vizioso ricomincia.

Qualche consiglio per prevenire le ricadute

Una delle migliori strade per la prevenzione delle ricadute consiste in un percorso terapeutico ad hoc. Questo è utile per conoscere sé stessi, per guadagnare consapevolezza e autoefficacia, per adottare strategie di coping e gestire la dipendenza.

Sono opportuni anche i gruppi di auto-mutuo-aiuto, in cui ci si confronta con altre persone che si trovano nelle stesse circostanze. Il dialogo è molto importante per scongiurare le ricadute, perché insegna la tolleranza e il senso di responsabilità.

Un ottimo accorgimento è compilare un diario. Mettere su carta i propri stati emotivi, e rileggerli, serve ad assimilarli, affrontarli e accettarli, per poi superarli.

Crema di caffè: come prepararla in casa

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crema di caffè

Molto spesso le mamme si preoccupano che in casa ci sia sempre qualcosa di pronto e salutare per i propri figli e per eventuali amichetti. Ma, quante volte, sarà capitato alle mamme di dover ospitare altre mamme e non avere nulla da offrire se non cibi e alimenti preparati appositamente per i più piccoli? Ecco perché anche in casa non devono mai mancare spuntini o ricette adatte ad accogliere anche gli adulti. Vediamo insieme qualche consiglio utile.

Crema di caffè sempre pronta per gli ospiti

Con l’arrivo dell’estate e delle temperature calde non c’è niente di meglio che poter offrire una fresca crema di caffè agli ospiti. Una ricetta, se così la si vuol chiamare, che richiede una preparazione semplice e veloce, adatta da preparare in ogni momento, anche all’ultimo minuto. Un servizio semplice che vi permetterà di fare sempre bella figura e non farvi trovare colte alla sprovvista. Vostro figlio invita a casa un amico e questo decide di farsi accompagnare dalla mamma? Bene, un’occasione per scambiare due chiacchiere in tranquillità. Il nostro consiglio di oggi ricade sulla preparazione della crema di caffè.

Crema di caffè ingredienti e preparazioni

Come immaginerete si tratta di una preparazione semplicissima che nella maggior parte dei casi richiede ingredienti presenti in ogni cucina.

Ingredienti:

  • caffè già pronto
  • zucchero q.b.
  • panna liquida

Procedimento: 

  • Come prima cosa preparate il classico caffè e versatelo in una tazzina
  • quando è ancora caldo procedete a zuccherato come siete soliti fare
  • aspettate che si raffreddi e poi riponetele in frigorifero
  • aspettate circa due ore
  • passato questo tempo indicato, proseguite con la preparazione della panna montata
  • in una ciotola fredda versate la panna liquida e iniziate a montarla
  • quando sarete a metà dell’opera, quindi una consistenza della panna semimontata, procedete nel versare il caffè freddo a filo
  • continuate con entrambe le operazioni di pari passo, finite di montare la panna e terminate di versare il caffè
  • continuate a mescolare fino a ottenere la giusta consistenza
  • una volta raggiunta, coprite la ciotola con pellicola e lasciate raffreddare per circa un’ora.
  • dopodiché sarà pronta per essere servita, ovviamente fredda.

Crema di caffè curiosità e altri utilizzi

Il caffè è un momento che non può mancare durante l’arco della giornata. C’è chi la mattina ha bisogno del caffè per alzarsi e chi, invece, preferisce assaporarlo subito dopo pranzo. Chi lo preferisce da solo e chi insieme a una gustosa colazione e chi ne ha bisogno per dormire. Insomma, il caffè è veramente sempre presente e in modi diversi nella vita di ognuno di noi. Tra l’altro è anche molto utilizzato come aggiunta in alcune preparazioni come tiramisù o granite. Quando fa caldo, invece di prenderlo nella classica tazza bollente, potrebbe essere un uso alternativo quello di assaporarlo freddo, ecco dunque l’idea della crema di caffè. Tra l’altro, c’è anche da dire che la crema di caffè potrebbe essere un ottimo metodo per non sprecare del caffè avanzato o non bevuto durante la giornata. Invece di buttarlo o berlo forzatamente può trasformarsi in una gustosa e fresca crema di caffè.

Pannolini lavabili: come si lavano, quanto durano e quanto si risparmia

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pannolini lavabili

Ormai sta prendendo sempre più piede la consapevolezza di quanto sia importante che ogni singolo individuo faccia qualcosa per contribuire ad aiutare l’ambiente. Quando si hanno dei bambini piccoli, ovviamente, il pannolino è un elemento imprescindibile. I primi mesi poi il cambio pannolino avviene molto spesso, con il risultato che, alla fine della giornata, il cesto dei rifiuti è colmo. Un vero e proprio colpo basso per l’ambiente e l’inquinamento. Quindi, cosa si può fare per andare incontro all’ambiente e al tempo stesso garantire confort e benessere ai piccoli? Oggi, sono sempre di più le mamme che scelgono di utilizzare i pannolini lavabili. I pannolini lavabili sono pannolini di stoffa e altri materiali riutilizzabili, che a differenza degli usa e getta non vanno gettati dopo l’utilizzo ma vanno lavati in lavatrice, fatti asciugare e riutilizzati per molti cambi. Non è una scelta semplice che si fa con leggerezza, visto che richiede un impegno molto grande, ma sicuramente sarà apprezzata. Proprio a causa della grande cura e accortezza che bisogna mettere in pratica quando si sceglie di utilizzare i pannolini lavabili, sono molte le mamme cariche di buone intenzioni ma che poi non riescono a stare dietro a questo impegno e, di conseguenza, si vedono costrette ad abbandonare questo percorso green. Vediamo insieme come scegliere i pannolini lavabili adatti ai bambini e che vadano anche incontro alle esigenze della mamma, come utilizzarli e come custodirli senza rovinarli. 

Pannolini lavabili quando iniziare a usarli

Nessuno vi può dire qual è il momento giusto per iniziare ad usare i pannolini lavabili per vostro figlio. Solitamente si consiglia di aspettare i primi mesi di vita, così da poter acquistare direttamente i pannolini lavabili taglia unica.

Pannolini lavabili quanto durano e quanti ne servono

Con una media giornaliera di 5 o 6 cambi occorrono circa 14/18 pannolini, sempre ipotizzando lavaggi ogni 48 ore. Se i pannolini vengono mantenuti e conservati correttamente possono anche durare diversi anni, tanto che nel migliore dei casi potranno anche passare al fratello o sorella minore.

Pannolini lavabili modelli

Tanto per cominciare, è giusto sapere che esistono diversi tipi di modelli di pannolini lavabili. Abbiamo:

  • Pannolino lavabile a 1 pezzo: cioè all’interno dello stesso pannolino troverete già cucita la parte assorbente.
  • Pannolino lavabile a 2 pezzi: la mutandina non ha la parte assorbente cucita ma è munita di una tasca dove poterla inserire, oppure dei bottoni per attaccarla e staccarla

Pannolini ecologici come si lavano

La cosa importante nell’utilizzo di pannolini lavabili è quella di lavarli e conservarli correttamente, così da garantirne un lungo utilizzo. Ecco, alcune semplici regole per lavare i pannolini correttamente:

  • ogni pannolino ha un inserto diverso, a seconda dell’età del bambino e del modello prescelto, in ogni caso sarà sufficiente riporlo in un contenitore chiuso non ermeticamente senza prelavaggio; solo in caso di feci è necessario risciacquare l’assorbente sotto acqua fredda e pretrattarlo strofinando del sapone vegetale, prima dello stoccaggio
  • culle e mutandine possono essere lavate ad una temperatura massima di 40°C, mentre gli inserti fino a 60°C, insieme al resto della biancheria
  • non bisogna utilizzare saponi disinfettanti, sbiancanti ottici, ammorbidente o candeggina.
  • essendo il pannolino indispensabile per ogni bambino, è anche giusto cercare di asciugarlo in tempi brevi. Se non è possibile stendere il pannolino al sole, è possibile metterlo in centrifuga ad un massimo di 1000giri (a eccezione delle parti in pul).

Pannolini lavabili risparmio

Secondo quanto riportato sul sito Proiezioni di borsa, un set di 25 pannolini lavabili di ottima qualità ha un costo che si aggira intorno ai 350€. Questo significa che con i pannolini lavabili risparmieremmo 1.650€ durante lo svezzamento del bambino! E non dimenticate che se avrete un altro figlio, il risparmio sarà doppio.

 

Il bilinguismo in età evolutiva: sfide e opportunità

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Il cervello di un bambino è qualcosa di prodigioso, soprattutto quando si tratta di imparare una o più lingue straniere. Sembra che soprattutto nei primi 6 anni di vita la sua capacità di assimilare e parlare più lingue sia esponenzialmente superiore a qualunque fase successiva della sua vita.

Che dire quindi di crescere un bambino bilingue in età evolutiva? Questa è una domanda che si pongono molti genitori che parlano due lingue diverse come l’italiano e l’inglese, l’italiano e lo spagnolo etc. Quali sfide dovranno affrontare i genitori nell’insegnare ai propri bambini due lingue? Quali sfide dovrà affrontare il bambino? Ma soprattutto, quali opportunità potrebbe offrire loro il fatto di crescere bilingue?

Bilinguismo: sfide per i genitori

Riuscire a trovare il giusto equilibrio nell’insegnare ai propri bambini due lingue non è sempre facile. Quale lingua si dovrà parlare in casa? Quella del papà? Quella della mamma? Tutte e due? Quella del paese in cui si vive? Sono tutte domande che giustamente i genitori si pongono.

Diciamo che molto dipende dall’obiettivo che si vuole ottenere e dalla situazione della propria famiglia. Se l’obiettivo è quello di aiutare i bambini a dominare perfettamente sia la lingua del papà che quella della mamma allora entrambi i genitori dovranno rivolgersi a loro nella propria lingua madre. In questo modo i bambini impareranno a comunicare con entrambi i genitori usando entrambe le lingue.

Un’altra opzione potrebbe essere quella di stabilire, come genitori, di usare la lingua minoritaria (quella non parlata nel paese in cui si vive) in casa, e di usare la lingua ufficiale al di fuori della vita familiare (quindi quando si è a contatto con altri interlocutori).

Ovviamente ciascuna famiglia deve stabilire quale sia il metodo migliore da adottare con i propri bambini. Alcuni pensano che l’esposizione a una o all’altra lingua attraverso film, cartoni animati, etc, possa essere sufficiente. In linea generale, per quanto possa avere la sua influenza, i risultati derivanti con questo approccio non potranno mai essere equivalenti a quelli ottenuti con un’educazione bilingue o, ancor meno, con un percorso strutturato attraverso la frequentazione di scuole bilingui, partendo dalla scuola dell’infanzia e dalla scuola primaria per poi proseguire con la secondaria. Gli istituti bilingui, come la St.Philip School, per esempio, consentono l’acquisizione di due idiomi in maniera spontanea e naturale.

Pertanto anche se può comportare uno sforzo costante attenersi a una regola piuttosto che a un’altra, i risultati che si otterranno alla fine ripagheranno generosamente.

Bilinguismo: sfide per i bambini

La sfida più grande che deve affrontare il bambino è quello di saper comunicare i propri bisogni in due lingue diverse. La difficoltà che un bambino, soprattutto in età prescolare può avvertire, si può manifestare con eventuali problemi o ritardi nello sviluppo linguistico del bambino.

Naturalmente un genitore attento, presterà attenzione a questi sintomi anche se le ricerche effettuate dimostrano che queste difficoltà fanno parte solo di una fase iniziale e che crescendo, spariranno.

Saranno più le opportunità che il bilinguismo gli offrirà che non le difficoltà.

Le opportunità offerte dal bilinguismo

Le opportunità o benefici che si presentano ad un bambino bilingue sono molteplici.

La prima grande opportunità che si presenta a un bambino bilingue è quella di poter comunicare con un maggior numero di persone provenienti da altre parti del mondo e questo, non è una possibilità da poco.

Inoltre altri vantaggi sono:

  • Cognitivi. Gli studi effettuati sull’argomento hanno dimostrato che i bambini bilingue hanno una maggiore creatività e maggiori competenze sia a livello comunicativo che sociale. Inoltre molti di loro mostrano una più forte motivazione all’apprendimento.
  • Alcune ricerche hanno evidenziato che, per i bambini bilingue, imparare altre lingue risulta meno difficile rispetto ad altri bambini che conoscono una sola lingua. Generalmente, a livello scolastico, ottengono migliori voti e sono più efficienti nella risoluzione dei problemi.
  • Lavorativi. È evidente che saper parlare più lingue in un mondo sempre più globalizzato è una grande opportunità in ambito lavorativo.

Il bilinguismo quindi comporta sicuramente delle sfide ma offre anche incredibili opportunità!

Daltonismo nei bambini: come riconoscerlo

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daltonismo nei bambini

Il daltonismo è una condizione che altera la percezione di alcuni colori senza però compromettere la vista di chi ne è affetto. Viene, dunque, classificato come un disturbo del senso cromatico che rende incapaci di distinguere perfettamente alcuni colori, alcuni colori specifici come il rosso, il blu, il verde, il violetto e tutte le loro sfumature. Ma, come riconoscere se un bambino è affetto da daltonismo? Sicuramente non è una prova che si può effettuare quando il bambino è ancora piccolo, molto spesso, infatti, in tenera età fanno difficoltà a distinguere i colori o a identificarli correttamente, ma questo non vuol dire che siano daltonici. Solitamente a rendersi conto di questa condizione sono le insegnanti che notano delle difficoltà da parte del bambino nel colorare alcuni ambienti con colori poco saturi. Cerchiamo di capire meglio cos’è il daltonismo, come riconoscerlo e come affrontarlo.

Daltonismo cos’è

Il daltonismo è un difetto di natura prettamente genetica, nota anche come “cecità ai colori“, e comporta un’alterazione nella percezione dei colori. È un vero e proprio disturbo della percezione visiva, anche s non ne compromette l’acuità. la denominazione “daltonismo” prende il nome dal chimico J. Dalton, il primo a scoprire l’esistenza di questa anomali, in quanto ne era affetto anche lui.

Daltonismo chi ne è affetto

Si stima che il 5% dei maschi sia affetto da daltonismo, dunque, sembrerebbe che questa anomalia del vista colpisca principalmente il sesso maschile. La motivazione sarebbe legata a una mutazione recessiva sul cromosoma X. Per questo, nel caso delle bambine la condizione si verifica più raramente, in quanto starebbe a significare la presenza di entrambi i cromosomi mutati. Solitamente il daltonismo è presente sin dalla nascita, cioè ha una natura prettamente genetica, ma a volte può presentarsi in seguito a eventi traumatici, come danni agli occhi, ai nervi o al cervello. Il daltonismo comune a cui sono colpiti la maggior parte è quello che riguarda l’asse rosso-verde. Una forma di daltonismo più rara altera la percezione del blu.

Daltonismo bambini cause

Il daltonismo è legato a un deficit di funzionamento dei coni, di natura genetica. I coni sono i fotorecettori che permettono agli occhi di distinguere i colori e sono di tre tipi (blu, rosso e verde). Nel daltonismo classico, cioè quello più diffuso, sono alterati i coni del verde e del rosso. Ovviamente, nel caso in cui i genitori abbiano la conferma della diagnosi di daltonismo nel proprio bambino è importante informare gli insegnati, in modo tale che non scambino eventuali “errori” per pigrizia e possano, anzi, aiutare il bambino nello svolgimento di alcuni compiti.

Prove daltonismo nei bambini

Nel caso in cui un bambino soffra di daltonismo l’errore più comune sarà quello di confondere i colori relativi a paesaggi autunnali, a causa delle sfumature presenti, ad esempio, potrebbe avere difficoltà nel colorare un albero verde o il fusto marrone. Ovviamente, una volta appurato che il bambino dovrebbe essere abbastanza grande da riconoscere i colori e che non stia peccando di pigrizia, allora è importante consultare il pediatra che, nel caso in cui, lo ritenga necessario procederà con una visita oculistica specifica. Esistono, infatti dei test visivi, attraverso i quali bisogna riconoscere le sfumature. Tra i tanti, ve ne è uno che consiste nell’avere davanti tanti puntini con colori sfumati che se uniti correttamente permetteranno di disegnare una determinata immagine. Ovviamente, i test sono studiati in base all’età del bambino, ad esempio, per i più piccoli l’immagine di riferimento sarà un animale mentre per i più grandi si passerà ai numeri. E

Rossetto fatto in casa: come realizzarlo in modo naturale

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rossetto fatto in casa

Il rossetto è un cosmetico che quasi tutti utilizziamo, comodo e semplice da tenere in borsa o in tasca, è un ottimo alleato per mantenere idratate le labbra, sia in estate che in inverno, e per renderle uniche con un make up personalizzato. Dunque, se state cercando una ricetta per realizzare un rossetto in piena regola, abbiamo quello che fa per voi. Se volete sentirvi uniche, un modo è quello di creare da soli il vostro stick. Come per la maggior parte dei prodotti fai da te, finalizzati a ridurre il più possibile l’uso di prodotti della grande distribuzione, molto spesso contenenti sostanze dannose per l’organismo e per l’ambiente, il procedimento per realizzarli è più difficile a dirsi che a farsi. Dopo aver visto come preparare lo shampoo fatta in casa, preparare lo scrub fatto in casa, il sapone, lo shampoo solido fai da te e il burrocacao, arriviamo anche ad occuparci del make up. L’importante è procurarsi gli ingredienti giusti, per poter ottenere un prodotto naturale al 100% e al tempo stesso efficace. Molto spesso gli acquirenti sono spinti ad acquistare un prodotto commerciale per mancanza di tempo, basta entrare in negozio, scegliere il prodotto con la profumazione e le caratteristiche ricercate ed ecco che in pochi minuti il problema è risolto. Del resto, oggi, ci sono a disposizione veramente prodotti di tutti i tipi con packaging anche molto attraenti, che invogliano il cliente a sceglierli. In questo articolo spiegheremo come realizzare un rossetto fatto in casa.

Come creare un rossetto fatto in casa: ingredienti e ricetta

Per ottenere un rossetto fatto in casa occorrono pochi semplici ingredienti. Vi proponiamo una ricetta da cui poi potrete partire per sperimentare diverse alternative, così da poter poi utilizzare voi quella che preferite.

  • Tre cucchiaini di burro di karité
  • tre cucchiaini di cera d’api
  • un cucchiaino e mezzo di olio di Argan
  • vitamina E in polvere 1 grammo
  • un cucchiaino di mica (polvere minerale che trovate in farmacia oppure on line)

Procedimento:

  • Prendere un pentolino che non si usa in cucina per far sciogliere a bagno maria la cera 
  • aggiungere una o due gocce dell’olio preferito o anche più di uno, e togliere dal fuoco
  • dopo aver mescolato il composto lasciare raffreddare per qualche minuto
  • unire la vitamina E o i pigmenti scegliendo quei colori che seguono maggiormente la moda e la propria personalità
  • mescolare e passare il tutto in un piccolo contenitore di vetro oppure negli appositi stick sterilizzati e vuoti che si possono trovare nei negozi all’ingrosso di cosmetica e profumi
  • facendo in questo modo il rossetto fai da te è già pronto per essere utilizzato.

Consigli

Se avete bisogno di prelevare una piccola quantità di rossetto e non volete utilizzare le dita, potreste utilizzare un piccolo pennellino che vi aiuterà a distribuire meglio il prodotto. Inoltre, per dare libero sfogo alla vostra fantasia, potete anche sbizzarrirvi con le varie tonalità e sperimentare, fino a trovare il colore più adatto al vostro viso e alla vostra carnagione.