Cognome: “Sì al cognome della mamma ai figli”

Cognome: "Sì al cognome della mamma ai figli"

Arriva il nuovo disegno di legge sul cognome: “Sì al cognome della mamma ai figli”. Sarà la coppia a scegliere quale cognome dare al bambino nato. Scopriamo insieme cosa prevede la proposta.

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Doppio cognome: sentenza 286/2016

Se fino a pochi anni fa, era impensabile parlare di cognome della madre per il bambino, dal 2016, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale, la numero 286/2016, è possibile affiancare al cognome del padre quello della madre.

Sebbene alla sentenza non sia seguita alcuna legge, di fatto la Corte Costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità delle norme del codice civile che contrastano tale principio. Il Ministro dell’Interno ha poi sollecitato tutti i Sindaci dei comuni italiani. Essi infatti devono fornire le direttive necessarie agli uffici preposti, al fine di garantire l’applicazione dei principi sanciti dalla Corte Costituzionale. In poche parole gli uffici comunali devono accogliere le richieste dei genitori che intendono attribuire il doppio cognome ai loro figli. Tuttavia il cognome della madre si aggiunge a quello del padre e non il contrario.

Disposizioni in materia di attribuzione del cognome dei figli


Disposizioni in materia di attribuzione del cognome dei figli

Il disegno di legge, presentato alla fine del mese di gennaio 2019 dal titolo “Disposizioni in materia di attribuzione del cognome dei figli” è un ulteriore passo in avanti. Esso di fatto da il via libera al cognome della mamma ai figli.

Come si legge nella relazione illustrativa del decreto legge, la proposta “nasce dall’esigenza, da un lato, di garantire pari dignità alle donne nell’ambito del rapporto coniugale e familiare, dall’altro, di allineare il nostro ordinamento a quello di altri Paesi europei”.

Ma cosa prevede esattamente il disegno di legge? Prevede che sia la coppia a scegliere quali dei due cognomi utilizzare e quindi tramandare, così da riparare ad un ingiustizia che dura ormai da secoli.

Il disegno di legge rimanda anche alla “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna”, adottata a New York nel 1979 e ratificata dall’Italia con la legge 14 marzo 1985 n. 132). Secondo tale convenzione gli Stati si impegnano “a prendere tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari e, in particolare, ad assicurare, in condizioni di parità di genere, gli stessi diritti personali al marito e alla moglie”. E quindi anche al cognome della mamma ai figli.

Per il momento la proposta rimane appunto una proposta, che deve essere presentata, accolta e deve diventare legge a tutti gli effetti per poter poi essere applicata.

Quando prevale il cognome della mamma.

Quando prevale il cognome della mamma

Forse non tutti sanno che, ci sono dei casi specifici in cui il minore può avere il cognome materno senza aggiungere quello del padre. Il nome e il cognome fanno infatti parte dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti dalla costituzione italiana agli artt. 2 e 22.

Sia il nome che il cognome sono elementi fondamentali per avere una propria identità personale e per far parte di un determinato gruppo familiare. Ma cosa succede se alla nascita del bambino il padre è latitante e quindi acquista il nome della madre, ma poi il papà decide di riconoscerlo?

La legge al riguardo non dice molto, ad eccezione dell’art. 262 del codice civile che recita così: “se il rapporto di filiazione con il padre è stato accertato successivamente al riconoscimento della madre, può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre”.

Tuttavia la Corte di Cassazione, ha espresso il suo parere in occasione di un caso che prevedeva l’apparizione del padre dopo ben 12 anni dalla nascita del bambino e che pretendeva di dare il suo cognome. Con ordinanza n. 17139 del 2017, è stato riconosciuto che “in certe situazioni, il minore può conservare il proprio cognome materno senza aggiungere quello paterno, se ciò tutela maggiormente la sua personalità sociale”. E quindi nello specifico, la richiesta del padre del dodicenne è stata negata in tutti e tre i gradi di giudizio. La Corte ha evidenziato come si sia reso necessario garantire l’interesse del minore “a sentirsi se stesso e a essere identificato nel contesto delle relazioni sociali”.

In attesa di vedere come evolverà la situazione in materia di cognome, fateci sapere cosa ne pensate. È giusto dare anche il cognome della madre ai bambini?

 

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