Fra martino campanaro: testo, storia, significato

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Chi non ha mai ascoltato, in tenera età, la canzone Fra martino? Come tante altre canzoni, questo brano musicale cantato, che vede protagonista il santo, è parte del repertorio delle melodie che le nostre mamme ci dedicavano, per farci divertire o addormentare.

Il testo, conosciuto in ogni parte del globo, ha anche una versione italiana. Difatti, originariamente, si trattava di una canzone popolare francese, intitolata Frère Jacques. Solo nel 2014, la musicologa Boissou è riuscita a risalire all’autore del testo: Jean -Philippe Rameau. Tuttavia, prima di scoprire la storia della canzone di san martino, facciamo un passo indietro e scopriamo il testo di una delle filastrocche che più ha avuto successo, nel tempo.

Il testo della canzone san martino recita:

Fra’ Martino campanaroDormi tu?Dormi tu?Suona le campaneSuona le campaneDin, don, danDin, don, dan
Fra’ Martino campanaroDormi tu?Dormi tu?Suona le campaneSuona le campaneDin, don, danDin, don, dan
Fra’ Martino campanaroDormi tu?Dormi tu?Suona le campaneSuona le campaneDin, don, danDin, don, dan

Ecco a voi il testo fra martino in italiano, che differisce, in realtà, minimamente dal testo fra martino in francese. La versione italiana della canzone è stata eseguita dal primo sintetizzatore di vocale italiano, MUSA di CSELT nel 1978. Spesso, è utilizzata, nel bel Paese, come brano per introdurre i ragazzi delle scuole medie all’uso dello strumento musicale del flauto.

La storia ed il significato del testo

Il brano è dedicato appunto a San Martino, un santo nato in Ungheria, nel 316. Era il figlio di un soldato romano e crebbe in Italia, a Pavia, ove passò la sua giovinezza, finché non divenne guardia imperiale, a 15 anni. Fu a scuola che san Martino iniziò a dedicarsi alla religione cristiana.

Durante i suoi studi, all’insaputa dei genitori, divenne catecumeno e cominciò a partecipare alle assemblee cristiane. La sua mitica figura, impregnata di umiltà, fece sì che intorno al santo nascessero tantissime leggende. Una di queste narra dell’incontro del santo con un povero, al quale regalò metà del suo mantello.

Una volta lasciato il servizio militare, il frate si stabilì a Poitiers, città in cui completò la sua educazione religiosa. Seguirono anni in cui peregrinò da una zona all’altra d’Europa, senza però sempre riuscire negli intenti che si era prefissato.

Condusse la maggior parte della sua vita in estrema povertà, divenne poi vescovo di Tours, ove continuò ad aiutare i meno abbienti e ivi morì. Sepolto nella cattedrale di Tours, è, tuttora, il primo patrono di Francia.

Dall’incontro del santo col povero nasce il celebre mito di San Martino, un uomo poverissimo, stremato dal freddo, che chiede aiuto al santo. Sebbene il frate ungherese non disponesse di nulla, diede metà del suo mantello al mendicante che tessé le lodi di un uomo così generoso.

Nonostante l’incontro avesse avuto luogo in una giornata uggiosa di novembre, l’undici novembre, dopo la carità di San Martino, il cielo si rischiarò ed arrivò un sole cocente a riscaldare san Martino che si liberò così anche dell’altra metà del manto. Da qui nasce la leggenda dell’estate di San Martino, quell’iniziale periodo di novembre talmente mite da sembrare quasi un ritorno alla bella stagione.

Ecco, quindi, che la filastrocca diviene un’occasione per ricordare a tutti che la carità verso i poveri è uno dei gesti più nobili che l’animo umano possa portare a compimento.

 

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