lunedì, Aprile 19, 2021
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Pavor notturno nei bambini: cause, diagnosi e rimedi

Capita molto spesso che i bambini, di notte, possano avere dei risvegli notturni. E, ad alcuni di loro, capita di svegliarsi piangendo o urlando. Nella maggior parte dei casi può trattarsi di un incubo fatto o magari di un fastidio fisico provato dal bambino, tutti episodi che possono allarmare ma assolutamente normali. Cosa succede, invece, se il bambino durante la notte inizia ad agitarsi intensamente, in uno stato di parziale risveglio dove sembra non capire e ascoltare chi e cosa gli sta intorno? In questo caso, potrebbe trattarsi di pavor notturno. Andiamo ora a vedere nel dettaglio di cosa si tratta.

Pavor nocturnus (terrore notturno)

Si tratta di un disturbo tipico dell’età pediatrica che riguarda, solitamente, bambini dai 2 ai 12 anni, per scomparire da solo nella fase adolescenziale. Si manifesta in modo intermittente e per brevi periodi, quindi mostra una graduale e spontanea remissione nel tempo. Questo fenomeno, si verifica durante il sonno profondo (fasi 3 e 4 non-REM). Già questo, lo differenzia dai normali incubi che invece si verificano nella fase REM. Vedere il proprio figlio che, nel bel mezzo della notte, inizia a urlare nel sonno e a piangere nel sonno, può essere angoscioso. Il bambino mostra una frequenza cardiaca accelerata, il respiro si fa corto e affannato. Inoltre, possono comparire anche pallore, sudorazione e rigidità muscolare, una serie di manifestazioni che aumentano la preoccupazione del genitore, rendendo quei minuti (che, in alcuni casi, possono arrivare anche a mezz’ora) interminabili. Ma, così come la crisi si è presentata, così sembra andare via, tanto che subito dopo il bambino torna a dormire come se nulla fosse accaduto. Il mattino dopo si sveglierà senza ricordare niente, nemmeno le parole che voi avete utilizzato per cercare di tranquillizzarlo (anche questa caratteristica lo differenzia dagli incubi, che invece il bambino tenderà a ricordare).

Durante un episodio di pavor notturno, il bambino:

  • Si può sollevare dal letto, piangendo e urlando in maniera eccessiva;
  • Ha spesso gli occhi sbarrati, ma sembra non vedere;
  • Non risponde né al richiamo, né alla voce dei genitori;
  • È inconsolabile.

Pavor notturno: cause

Ormai, si è capito che si tratta di un tipo di pianto nel sonno assolutamente riconoscibile e identificabile. Ma, da cosa è scatenato? Le cause del terrore notturno non sono ancora chiare, ma pare siano coinvolti lo stress e le condizioni che disturbano il sonno: stimolazioni sonore o luminose durante il riposo, febbre, distensione vescicale, ipertrofia adenoidea, apnee notturne, otiti medie, asma, reflusso esofageo e alterazioni dell’equilibrio idro-salino. Ma, anche la componente genetica nell’esordio di questo disturbo è molto elevata: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi di pavor nocturnus è puramente clinica: nonostante non ci sia alcun significato patologico, cioè non è associata ad alcun tipo di malattia fisica, né psichica, è importante, dunque, parlarne con il medico di base o con il pediatra, per individuare con rapidità il disturbo. L’esame strumentale (polisonnografia) è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale rispetto a episodi di natura epilettica durante il sonno, oppure quando viene sospettata la contemporanea presenza di patologie respiratorie.

Rimedi

Quando si assiste a una crisi di pavor notturno bisogno comportarsi come si fa con i casi di sonnambulismo, cioè non fare nulla.

Nel dettaglio è importante :

  • NON cercare di svegliarlo: può essere traumatico l’impatto 
  • NON cercare di “farlo ragionare” 
  • NON muoverlo in maniera brusca 

Piuttosto, è importante:

  • metterlo in sicurezza, evitando cioè che compiendo dei gesti inconsapevoli possa farsi del male
  • cercare di  parlargli con voce tranquilla e toni bassi per tranquillizzarlo. Non importa ciò che si dice: è il suono quello che eventualmente conta.

 

 

 

 

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