Perché beviamo il tè? Intervista esclusiva alla psicologa Noemi Angelini

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Amate il ?

E allora, che ne dite di organizzare un Afternoon tea party?

Il rito del tè delle 5 del pomeriggio

In onore della duchessa Anna di Bedford (che ha dato il via al famoso tè delle 5 pomeridiane), potete organizzare questo rituale fondamentale in Inghilterra, che venne istituzionalizzato dalla Regina Vittoria.

Può essere un ottimo modo per socializzare con amici vecchi e nuovi, per festeggiare ricorrenze importanti o semplicemente per concedersi un pomeriggio di puro relax.

I tè più usati

I utilizzati per questo tipo di tea party sono quelli della tradizione inglese, quindi tè neri e rossi cinesi, indiani e di Ceylon.

Spesso si utilizzano le miscele storiche come il Prince of Wales: realizzato con i più pregiati tè neri provenienti dalle province della Cina centrale e meridionale, tra cui il famoso Yunnan, che ha un profumo intenso e un sapore leggero e delicato, in cui si percepiscono note fruttate e un lieve sentore di cacao.

Quando organizzare un Afternoon tea party?

Anche le ricette delle portate sono quelle tradizionali britanniche, dagli scone agli shortbread, ai sandwich, ai dolcetti alla torta finale. Da organizzare dalle ore 15:00 alle 18:00.

Proprio per approfondire il rito del tè abbiamo intervistato la psicologa Noemi Angelini che ha effettuato un intervento nel libro Un tè con Mr. Darcy.

L’intervista alla psicologa Noemi Angelini

Parlaci un po’ di te…

Sono Noemi Angelini, le mie origini sono liguri, precisamente sanremasche e credo sia anche per questo motivo che adoro il mare, la sardenaira e i fiori di zucca ripieni.

Le mie origini più antiche sono capresi e toscane e, sebbene io abbia desiderato e potuto frequentare l’Università degli Studi di Firenze, in realtà in quell’occasione le mie origini si sono rivelate chiarissime. Passavo ore ed ore a fissare l’Arno in attesa di riprovare le emozioni che provavo dinnanzi al mare, o ad annusare l’aria nei pressi delle rive, per provare a scorgere un odore particolare.

Niente.

Il fiume non ha onde, né salsedine, tentativo fallito.

Il cuore si riapriva quando arrivavo a Firenze, dinnanzi al Duomo e quando tornavo a Sanremo, non appena riscorgeva il mare, in treno, ed il suo profumo.

Sono Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni, una delle prime sei donne in Italia a laurearsi in questo indirizzo, in effetti tendenzialmente maschile, allora.

Una grande soddisfazione, già che mio padre aveva deciso ed intravisto per me una brillante carriera da avvocato. Che uomo paziente, che sognatore!

Amo la giustizia, sicuramente questo è uno dei mi punti di forza, questo per lui era lampante.

Non aveva capito, invece, la passione che anima uno psicologo in fasce, nel voler comprendere, sbriciolare, analizzare il mondo magico della psiche, con i suoi trucchi e le sue meraviglie.

E questa, badate bene, non è una passione che lascia stare chi la prova: è totalizzante, capricciosa, ci vuole tutti per sé… chi la prova, sa di cosa sto parlando.

 

Cosa ti piace leggere?

“Noemi cosa leggi di solito?”

“Kernberg”.

“Stasera che film guardi?”

“Non ho tempo di guardare i film, mi annoiano, mi addormento. Stasera leggo un pezzo di psicoanalisi che mi era sfuggito”.

 

Qual è il tuo hobby?

Cosa fai nel tempo libero? Studio. Io nel tempo libero dal lavoro (che amo molto. In tutte le sue sfaccettature, anche talvolta poco semplici) leggo e studio tematiche inerenti alla mia passione.

Sto lavorando con pazienti affetti da Alzheimer? Studio neuroscienze, registro mentalmente colloqui, cerco strade e possibili teorie…

Lavoro, in qualche equipe scricchiolante? Studio. Cerco nuove modalità di ascolto, di approccio, nuove strategie per capire, per assestare.

Sostengo l’associazione di volontariato nella quale sono iscritta? Studio. Seguo la storia e i passi compiuti negli anni, analizzo gli scenari, analizzo e mi interrogo sui bisogni.

“Mamma ma tu passi la vita a studiare?”… “Si, quando non gioco con voi, si!.”

 

Parlaci del tuo contributo nel libro Un tè con Mr. Darcy.

E cosa avrò mai fatto quando Raffaella Fenoglio mi ha chiesto se avessi voluto collaborare con un intervento nel testo che stava scrivendo insieme a altri due autori? Mi sono messa a studiare!

Poi ho capito che ben poco c’era in letteratura di ciò che stavo cercando e quindi avrei dovuto aspettare di leggere il libro proprio per saperne di più, quindi, nel frattempo… ho immaginato.

Ho pensato alle immagini e agli stati mentali che risuonavano in me all’idea del tè.

L’associazione con Alice nel paese delle meraviglie è stato esplosivo, vedevo davanti agli occhi le tazze di tè ballare, cucchiaini allegri e forchette danzanti… odori buoni, colori sgargianti e… sorrisi.

Così come ripensare ai preziosi servizi da tè ammirati da poco nel mio viaggio a Vienna, dove ho finalmente rivisto mia sorella.

Dove ho gustato la narrazione paesaggistica e storica sull’Imperatrice Sissi, e il gioco simbolico raffigurato nel film dedicato all’imperatrice, mentre gioca con la figlioletta Sofia, mi ha ridato l’immagine ludica e preziosa del tè: milioni di bambine crescono e sono cresciute imitando il momento del tè, adottandolo come gioco simbolico.

Se non è magia questa!

 

Perché si beve tè?

E quindi… si beve tè, secondo il mio pensiero, per ricercare un po’ di quella magia, perduta, dell’infanzia.

La tisana calda della mamma prima della nanna, il tè della merenda e poi ancora della colazione: tutti momenti conviviali da vivere in famiglia, con la famiglia.

La famiglia che, nell’età adulta, diventano gli amici, talvolta i colleghi di lavoro…che fanno sempre parte di un piacevole quadro affettivo.

Il the rappresenta proprio la pausa di chi ha il tempo e la capacità di coccolarsi.

Il tè è la coccola.

Ne sono convinta, anche ora, mentre sorseggio e scrivo…

 

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