Mamme in fuga dall’isola senza coronavirus

mamme in fuga da Pantelleria

Marta è una giovane mamma in attesa. Come tutte le mamme desidera soltanto che il suo bambino nasca sano, possibilmente in un luogo sicuro. E cosa c’è di più sicuro di Pantelleria, l’isola siciliana in provincia di Trapani dove vive e lavora? Sembra incredibile, in questo periodo, ma Pantelleria è forse l’unico comune italiano a non essere stato nemmeno sfiorato dal Coronavirus!

Tra i 7.000 abitanti del posto non ci sono stati casi di malattia, nessun ricovero, neanche un solo contagio. Si tratta, dunque, del posto più sicuro d’Italia. Eppure Marta non ha potuto partorire qui. Ha dovuto prendere una nave, trasferirsi a Trapani – dove i casi di Covid19 sono parecchi – e ricoverarsi in una struttura ospedaliera per dare alla luce il suo bimbo. E non è l’unica.

Pantelleria non ha un punto nascite

Oltre a Marta, altre tre giovani donne in attesa dovranno trasferirsi per mettere al mondo i loro piccoli. La bellissima isola di Pantelleria, infatti, non ha più un punto nascite. Le nuove leggi hanno soppresso queste strutture nelle località in cui venivano “meno utilizzate”, ovvero dove nascevano pochi bambini. Ciò è sicuramente un risparmio per lo Stato ma non incoraggia le coppie che vogliono crearsi una famiglia in futuro. E soprattutto non incoraggia i luoghi poco popolati a rigenerarsi.

Pantelleria fa parte di queste località sfortunate. Si è vista sopprimere il punto nascite che accudiva le neomamme su un’isola talmente lontana dall’Italia da essere quasi più prossima al continente africano che all’Europa. La chiusura del punto nascite costringe le donne incinte ad affrontare un viaggio faticoso – per nave o in aereo – che potrebbe minare la loro salute e quella dei bambini.

La fuga delle mamme

Marta è stata costretta a fare i bagagli e a trasferirsi all’ospedale di Trapani agli inizi di marzo, proprio in piena esplosione dell’emergenza Covid19. Ha dovuto attendere lo scadere dei nove mesi in quarantena presso casa di amici e ha dovuto affrontare il parto senza i parenti, in una città che cominciava a contare i ricoveri per la pandemia in atto.

Per fortuna il suo bambino è nato sano, agli inizi di aprile. Per fortuna nemmeno lei ha contratto il Coronavirus durante la sua permanenza sull’isola maggiore e oggi è potuta tornare nella sua Pantelleria. Ma è stato traumatico dover affrontare una cosa tanto bella e importante, come il parto, senza avere accanto i genitori, il compagno, la gente del proprio paese. Una situazione che ha moltiplicato le ansie e lo stress. E purtroppo è una sensazione che altre mamme dell’isola dovranno vivere nei prossimi mesi.

Il paradosso

Il paradosso è proprio questo. Dover abbandonare l’unico luogo sicuro e sano d’Italia per regalare una nuova vita ad un mondo malato che combatte contro la pandemia. Questo ha risvegliato la rabbia dei cittadini di Pantelleria e del sindaco, il quale ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la chiusura del punto nascite. Perché al di là dell’emergenza attuale, far partorire una donna lontano da casa e dalla famiglia è una crudeltà e non dovrebbe essere permessa né oggi né in futuro.

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