TECNOLOGIA

L’intelligenza artificiale al servizio di neonati e neomamme

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Non è un segreto che la tecnologia sia un supporto per le famiglie, per le mamme e per i bambini di ogni età, anche i neonati. Baby monitor, app per la salute ed il benessere, strumenti tecnologici didattici e molto altro: l’innovazione aiuta nei primi mesi di vita e in tutti gli anni a seguire. Ora, è l’intelligenza artificiale (IA) a fare la differenza, con dispositivi e programmi in via di sviluppo che possono migliorare la qualità di vita delle famiglie.

Una delle ultime novità in fatto di tecnologia e di IA per i neonati è il dispositivo Qbear dell’azienda di Taiwan Quantum Music. Basato sull’intelligenza artificiale, Qbear ha un software che analizza le emissioni vocali dei neonati e individua il significato del pianto del bambino. Se piange perchè ha fame, dolori oppure se ha bisogno di essere cambiato. In 10 secondi e con una precisione di analisi del 95%, questo dispositivo riconosce la modulazione del pianto di un bambino grazie all’IA.

Ma questo non è l’unico beneficio di usare strumenti come Qbear. Infatti, l’app permette ai neogenitori di controllare il livello di comfort del neonato, con analisi di fattori come la temperatura della sua stanza, e riprodurre suoni sereni e calmanti.

L’IA può anche essere utile prima della nascita, soprattutto nella previsione di possibili patologie gravi come i difetti congeniti o le infezioni. Per questo, i ricercatori della Stanford University stanno sviluppando un sistema che, usando la cartella clinica di madre e neonato, può aiutare nella prevenzione. Basato sempre sull’intelligenza artificiale e su una raccolta di dati precisa e meticolosa, questo sistema supporta le famiglie anche dopo la nascita.

Grazie alla valutazione del rischio di malattie neonatali (come la paralisi cerebrale), i medici possono applicare misure preventive, prendendo in considerazione anche i possibili fattori di rischio materni. In questo modo, le decisioni cliniche riguardano sia la madre che il neonato, migliorando tutti i sistemi di diagnosi precedenti. Inoltre, i ricercatori della Stanford University hanno creato una piattaforma online gratuita per tutti i ricercatori indipendenti che vogliano sfruttare questa innovazione e aiutare nel suo sviluppo.

Negli Stati Uniti, una squadra della New York University ha creato un software con l’intelligenza artificiale grazie all’aiuto di un bambino che ha indossato un dispositivo per un anno e mezzo. Dai sei mesi fino ai due anni, il piccolo scienziato ha indossato un caschetto con fotocamera e microfono che ha analizzato le interazioni del bambino. Il risultato dell’esperimento ha confermato come l’IA possa assimilare non solo dati, ma anche parole e concetti. Dopo 18 mesi di test, l’IA ha iniziato a generare algoritmi che, in un futuro, potranno aiutare nella comprensione dello sviluppo dei neonati, come il loro uso del linguaggio.

Insomma, la tecnologia che può supportare le neo-famiglie va oltre i baby monitor. La ricerca è fondamentale anche per la previsione di malattie o dei bisogni dei più piccoli che non possono comunicare a voce. Ci sono le app per smartphone, ci sono i sensori come l’encoder incrementale per rilevare la posizione di un oggetto e poi ci sono i dispositivi di IA che supportano le neomamme, la cui salute è altrettanto importante.

Come il modello e software che aiuta a individuare precocemente le neomamme che sono a rischio di disturbo da stress post-traumatico (PTSD) che, in Italia, colpisce circa il 9% delle donne. Nonostante questo programma di IA sia solo agli albori, il sistema promette di poter aiutare le neomamme a prevenire il disturbo di PTSD, anche analizzando i racconti del parto attraverso la tecnologia, che trasforma le parole in numeri ed in analisi.

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  • Redazione

    Sono Giulian, sono uno SEO Copywriter e Web Content Specialist, classe 1995. Ho iniziato a scrivere da piccola e da allora non ho mai smesso. Mi sono laureata in Scienze Politiche e ad oggi scrivo di gossip, lifestyle, cinema, economia e politica.amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore

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